Jusant, il videogioco per sentirsi (quasi) come Alex Honnold mentre scala El Capitan

Non ci sono obiettivi, in Jusant. Non c’è uno scopo, non ci sono nemici, non ci sono combattimenti, non viene detta una parola. Non c’è niente tranne il protagonista, alcuni animali e la montagna. Una montagna enorme, gigantesca, alta che non se ne vede la fine.

Sembra il sogno di ogni climber, e in effetti un po’ lo è: Jusant è forse l’unico videogioco che permette di sentirsi come scalatori del calibro di Ueli Steck, Tommy Caldwell o Alex Honnold, partendo proprio dalla sensazione di coesione con la montagna (che Honnold racconta nel bel documentario Free Solo). Jusant è un gioco per rilassarsi, non per blastare gli avversari, conquistare tesori o salvare mondi: questo può essere un pregio o un difetto, a seconda del tipo di gamer che si è.

Di che cosa parla Jusant

Proprio Free Solo è fra l’altro citato dagli sviluppatori di DontNod (sì, sono quelli del toccante Life Is Strange) come fonte di ispirazione per il lavoro su Jusant, che dal 31 ottobre è disponibile per Windows, PlayStation 5 e Xbox X ed S: costa 24,99 euro e noi l’abbiamo provato sulla più potente fra le due console Microsoft, visto che è compreso nel Game Pass.

In francese, la parola jusant significa calo, diminuzione, ed è abitualmente riferita al riflusso del mare, cioè al suo abbassamento: il gioco si intitola così perché la montagna di cui dicevamo all’inizio è in realtà una torre che sorge in mezzo a quello che una volta era un oceano e adesso è un deserto, dopo che l’acqua si è ritirata tutta.

Man mano che sale verso la vetta, il protagonista scopre che cos’è successo alle persone che abitavano nella torre grazie alle testimonianze che si sono lasciati dietro, ai resti trovati nelle loro case, nei loro ristoranti, nei loro negozi: non arrampica per scoprirlo, lo scopre mentre arrampica. Sembra la stessa cosa ma non è la stessa cosa: salire, scalare, arrivare più su possibile sono l’essenza dell’esperienza con Jusant. Tutto il resto è un contorno.

Un gran bel contorno, va detto: la torre è divisa in ambienti diversi, da quello iniziale che sembra il Tibet sino a quello finale che ricorda vagamente l’Irlanda, passando per una specie di incrocio fra Arches e Mesa Verde, una sorta di piccola Venezia fra le rocce, con canali e un sistema di chiuse, e altre aree tutte bellissime da vedere. Questo è uno dei pregi principali del gioco: la resa grafica è davvero notevole e regala grande coinvolgimento, tanto che guardare in basso o in alto, per vedere da dove si è partiti o dove si sta andando, è davvero soddisfacente.

Com’è giocare a Jusant

L’altro pregio indiscutibile è il sistema di controllo, che è ben pensato ed efficace senza essere complesso: il grilletto di sinistra del joypad comanda il braccio sinistro, quello di destra replica i movimenti del braccio destro, si alterna la loro pressione e la si combina con la direzione dello sguardo per decidere dove mettere le mani, a quale appiglio aggrapparsi e come proseguire la scalata.

È più facile farlo che spiegarlo e si impara presto a padroneggiare, così come si impara presto ad andare veloce (perché in certi casi è fondamentale) e anche si impara a improvvisare, magari a uscire da una situazione complessa con un po’ di immaginazione. Ed è davvero una bella sensazione.

Va detto che Jusant non è un gioco lungo (si finisce tranquillamente in un weekend) e nemmeno è un gioco difficile. Anche perché non vuole esserlo: come ha scritto qualcuno, è in effetti “come se Death Stranding e Ico avessero avuto un figlio”, nel senso che è uno di quei videogiochi in cui il punto non è la destinazione ma il viaggio. In cui comandano l’atmosfera e la sensazione di stare davvero facendo quello che si sta facendo: alcune scalate sono realmente più faticose, e arrivare in cima fa tirare un genuino sospiro di sollievo, la corda (perché ovviamente c’è una corda e ci sono i chiodi da roccia) cambia colore per avvertire che sta per finire, i passaggi più ventosi o più assolati sono più impegnativi degli altri e anche spingono a cercare alternative per tentare di aggirarli.

Jusant non è un gioco perfetto, ma è un gioco bello e che andrebbe giocato, perché è l’ennesimo, ottimo esempio del fatto che non servano budget milionari per regalare esperienze ludiche ben fatte. E nemmeno serve farle pagare 70-90 euro. Sì: è un po’ sui binari, e forse qualche bivio in più non sarebbe stato male, così come sarebbe stato bello vedere gli effetti dell’alternanza giorno/notte o di altri agenti atmosferici sulle capacità di scalata del protagonista, ma sono tutte cose che magari arriveranno in un possibile seguito. Che speriamo davvero di vedere, perché il piccolo, grande universo della torre è onestamente troppo interessante per essere lasciato andare. E anche perché vogliamo leggere altre lettere di Bianca.

Il ritirarsi delle acque ha avuto alcuni effetti curiosi, come barche arenate a centinaia di metri di altitudine

Che cosa ci è piaciuto

Che cosa non ci è piaciuto

@capoema

Fonte : Repubblica