L’Ue ha trovato l’accordo per il nuovo Patto di stabilità, anche il governo Meloni ha dato l’ok

Dopo oltre un anno di trattative, quando sembrava che sarebbe stato necessario rimandare tutto al 2024, i ministri dell’Economia e della Finanza dell’Ue riuniti nell’Ecofin hanno trovato l’intesa sul nuovo Patto di stabilità e crescita. Anche l’Italia ha votato a favore del nuovo accordo.

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Alla fine l’accordo sul nuovo Patto di stabilità è arrivato, e non c’è stato bisogno di rimandare il dibattito al 2024 come aveva prospettato il ministro italiano Giancarlo Giorgetti. Tutti i i ministri dell’Economia e della Finanza, riuniti in videochiamata in un vertice dell’Ecofin straordinario, hanno trovato l’intesa dopo oltre un anno di trattative, che erano partite con una proposta della Commissione europea.

Anche l’Italia ha dato un voto favorevole: “Abbiamo partecipato all’accordo politico per il nuovo Patto di stabilità con lo spirito del compromesso inevitabile in un’Europa che richiede il consenso di 27 Paesi”, ha detto il ministro dell’Economia Giorgetti. “Ci sono alcune cose positive e altre meno. L’Italia ha ottenuto però molto e soprattutto quello che sottoscriviamo è un accordo sostenibile per il nostro Paese, volto da una parte a una realistica e graduale riduzione del debito mentre dall’altra guarda agli investimenti specialmente del Pnrr con spirito costruttivo”.

Il testo del nuovo Patto adesso dovrà superare una serie di passaggi per arrivare all’approvazione ufficiale. Quando sarà reso noto, si potrà capire chi abbia ‘vinto’ al termine delle trattative: la Germania, che aveva presentato numerose richieste per garantire più rigore e rigidità nelle regole di bilancio dei Paesi Ue, o la linea più morbida che faceva capo alla Francia, e che anche l’Italia sosteneva. Nella notte era arrivata la notizia che francesi e tedeschi, da tempo impegnati in incontri bilaterali sul tema, avessero trovato un compromesso.

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Cosa succede dopo l’approvazione del Patto

Il testo ha ricevuto il via libera dell’Ecofin, ovvero dei ministri di Economia e Finanza di tutti i Paesi Ue. Domattina, lo stesso testo sarà discusse dai diplomatici del Coreper che si occupano dei negoziati. Servirà anche la posizione del Parlamento europeo, che probabilmente si esprimerà tra la fine dell’anno e l’inizio di gennaio. Partiranno poi i negoziati tra Consiglio europeo e Parlamento europeo, che dovrebbero risolversi in poche settimane. L’obiettivo dichiarato è che il nuovo Patto di stabilità entri in vigore nella primavera del 2024, e in ogni caso prima delle elezioni europee di giugno.

Il ministro Giorgetti: “Ora ci sono regole più realistiche”

Per il momento, la presidenza spagnola dell’Ecofin ha comunicato che le nuove regole sono “realistiche, equilibrate, adatte alle sfide presenti e future“. La presidente del Consiglio europeo, la spagnola Nadia Calvino, in conferenza stampa ha detto che “l’accordo sul nuovo Patto di stabilità è una medaglia d’oro alla presidenza spagnola”, che l’intesa raggiunta è “il miglior accordo possibile” e che darà “chiarezza e fiducia anche ai cittadini”.

Il voto favorevole è stato unanime, anche l’Italia non si è opposta. Negli ultimi giorni la linea del governo Meloni era stata chiara: “No a regole che non possiamo rispettare”. La presidente Meloni, interpellata sul tema, non aveva nemmeno escluso la possibilità di utilizzare il potere di veto nel caso di un accordo insoddisfacente. Oggi invece Giorgetti ha chiarito che nel testo finale “ci sono regole più realistiche di quelle attualmente in vigore. Le nuove regole naturalmente dovranno sottostare alla prova degli eventi dei prossimi anni che diranno se il sistema funziona realmente come ci aspettiamo. Consideriamo positivo il recepimento delle nostre iniziali richieste di estensione automatica del piano connessa agli investimenti del Pnrr, l’aver considerato un fattore rilevante la difesa, lo scomputo della spesa per interessi dal deficit strutturale fino al 2027″.

Il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, ha riconosciuto che si tratta di un “compromesso tra posizioni diverse” e che rispetto alla proposta iniziale è stata “aggiunta una certa complessità“, ma che i punti fondamentali restano gli stessi: “Uno spostamento verso una pianificazione fiscale più a medio termine; una maggiore titolarità da parte degli Stati membri dei piani fiscali, all’interno di un quadro comune; e la possibilità di perseguire un aggiustamento fiscale più graduale per riflettere gli impegni verso investimenti e riforme”.

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Fonte : Fanpage