La fase finale della guerra a Gaza e il nuovo (dis)ordine in Medio Oriente

Israele continua a portare avanti la sua offensiva nella Striscia di Gaza dove, secondo i dati di Hamas sarebbero morti quasi a 20mila palestinesi. L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, l’Unrwa, ha dichiarato che più del 60% delle infrastrutture della Striscia è stata distrutta o danneggiata, e più del 90% dei 2,3 milioni di abitanti è stato costretto a lasciare la propria casa. “Si tratta di un livello di distruzione e di sfollamento forzato sconcertante e senza precedenti”, ha dichiarato l’agenzia. E nonostante aumentino le pressioni internazionali affinché Tel Aviv tuteli maggiormente i civili, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu ha dichiarato che la guerra non si fermerà fino a quando non saranno liberati i 129 ostaggi rimanenti e Hamas non sarà annientata. Il ministro della Difesa dello Stato ebraico ha fatto però capire che sta per iniziare una nuova fase del conflitto, ma i contorni di questa nuova fase non sono ancora chiari e si teme una pesante escalation in Libano e nel Mar Rosso.

I vari fronti del conflitto (fonte Isw)-2

Fase finale nel Nord

Israele sembra essere vicina alle fasi finali della sua operazione nel nord della Striscia. Dopo una lunga campagna di bombardamenti, le forze di terra israeliane sono entrate a Gaza il 27 ottobre. L’esercito rivendica di aver ucciso tra i 6mila e i 7mila combattenti di Hamas, da quando la milizia islamica ha condotto il suo attacco a sorpresa lo scorso 7 ottobre, attacco in cui sono stati uccisi 1.140 israeliani. Come riporta il think tank Institute for the Study of War, il 18 dicembre l’Idf (l’esercito israeliano) ha riferito di aver distrutto il battaglione Beit Hanoun di Hamas, quello che controllava il Nord, e di aver preso il controllo dei suoi centri di comando, compreso il suo quartier generale sotterraneo e altre infrastrutture militanti.

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Le truppe di Tel Aviv avrebbero ora un saldo controllo della zona. Ma le Brigate al Qassem, il braccio armato di Hamas, hanno ancora almeno altre cinque unità, con due di queste che non sono impegnate in combattimento nei governatorati di Rafah e Centrale, e a cui Hamas potrebbe attingere per difendere Khan Younis, quando la battaglia si sposterà a sud. Ci potrebbero volere mesi per sconfiggerle. I combattenti palestinesi non sono solo sulla difensiva, ma anzi stanno conducendo una guerriglia contro le forze israeliane, facendo imboscate grazie alla complessa rete di tunnel sotto la striscia. Al momento i soldati israeliani uccisi sarebbero 132. Hamas sta inoltre lanciando razzi qassam nel territorio israeliano.

La mappa delle battaglie nella Striscia di Gaza (font Isw)-2

Pressioni a ridurre le morti tra i civili

Con il numero di morti tra i civili che sale ogni giorno di più, anche i principali alleati di Israele, Usa e Regno Unito, stanno cominciando a criticare, seppure al momento ancora in maniera leggera, le tattiche di guerra israeliane. Il capo della diplomazia britannica, David Cameron, ha invitato Tel Aviv ad “adottare un approccio più chirurgico, clinico e mirato” nella lotta contro Hamas e a “ridurre al minimo le vittime civili”. Il Segretario di Stato alla Difesa degli Usa, Lloyd Austin, nella sua missione in Israele di lunedì (18 dicembre), ha esortato l’alleato a proteggere i civili coinvolti e ha discusso la transizione verso combattimenti di minore intensità. “Continueremo a sollecitare la protezione dei civili durante il conflitto e ad aumentare il flusso di aiuti umanitari a Gaza”, ha dichiarato Austin.

La nuova fase

Il ministro della Difesa israeliano, Joav Gallant, ha affermato che alcune regioni della Striscia di Gaza sarebbero prossime alla transizione verso il “giorno dopo” la guerra, e che Israele lavorerà a fare in modo di far tornare la popolazione locale nelle proprie città di origine. Gallant ha affermato che questa transizione sarà possibile anche mentre altre parti della Striscia rimangono in conflitto attivo. La maggior parte dei residenti del nord di Gaza ha seguito gli ordini di Israele di evacuare verso il sud, dove l’esercito continua a dare ordini di evacuazione a seconda di dove prevede attacchi aerei o combattimenti con Hamas, rendendo quasi impossibile fermarsi in un posto sicuro. “Presto saremo in grado di distinguere tra le diverse aree di Gaza”, ha assicurato Gallant. Ma né lui, né Austin hanno fornito una tempistica per un passaggio a quelle che lo statunitense ha definito operazioni “più chirurgiche”.

Il nuovo fronte

Il conflitto si è però esteso oltre Gaza, con un inaspettato fronte nel Mar Rosso, dove le forze Houthi, allineate all’Iran, hanno attaccato navi commerciali con missili e droni. Questo ha spinto alla creazione di un’operazione navale multinazionale, guidata dagli Usa e a cui parteciperà anche l’Italia, per proteggere il commercio nell’area. Ma gli Houthi hanno detto che non si fermeranno. “La nostra posizione a sostegno della Palestina e della Striscia di Gaza rimarrà fino alla fine dell’assedio, all’ingresso di cibo e medicine, e il nostro sostegno al popolo palestinese oppresso rimarrà continuo”, ha assicurato un portavoce del gruppo, Mohammed Abdulsalam, parlando alla Reuters, e spiegando che verranno prese di mira solo le navi israeliane o quelle dirette in Israele.

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Violenze in Cisgiordania

Sempre più numerosi sono anche gli scontri in Cisgiordania. Le forze israeliane si sono scontrate con i combattenti palestinesi nove volte in tutta la West Bank solo il 18 dicembre. Le Brigate dei Martiri di al Aqsa hanno impegnato le forze di Tel Aviv in scontri con armi di piccolo calibro e hanno fatto esplodere degli ordigni esplosivi improvvisati contro i militari israeliani vicino Nablus. In parallelo aumentano le violenze perpetrate dai coloni israeliani. In tutto dal 7 ottobre più di più di 246 palestinesi, tra cui 65 bambini, sono stati uccisi in Cisgiordania secondo le Nazioni Unite. La maggior parte è stata uccisa dalle forze israeliane, ma almeno otto sono stati uccisi dai coloni. Complessivamente, Israele conta più di 700mila coloni distribuiti in 150 insediamenti autorizzati dal governo e 128 avamposti non autorizzati in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.

Il fronte libanese

Ulteriore fronte del conflitto, seppur ancora a bassa intensità, è quello del Libano. Dall’inizio della guerra, il movimento filo-iraniano Hezbollah ha lanciato vari attacchi dal sud del Libano, al confine con Israele, a sostegno del suo alleato palestinese Hamas. In risposta, Tel Aviv sta effettuando attacchi aerei nella parte meridionale della nazione. Le violenze, attualmente limitate alle zone di frontiera, hanno provocato più di 136 morti, tra cui quasi un centinaio di combattenti di Hezbollah e almeno undici da parte israeliana. Netanyahu ha avvertito i miliziani che se attaccheranno Israele il Libano “diventerà una nuova Gaza”.

La mappa degli scontri al confine cn il Libano (fonte Isw)-2

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Fonte : Today