Significato e testo di Fila Indiana, Angelina Mango ricorda il periodo della scomparsa del padre

Angelina Mango ha pubblicato Fila indiana, nuova canzone che aveva proposto solo live e che probabilmente è dedicata al periodo in cui perse il padre, Pino Mango.

0 CONDIVISIONI

Angelina Mango è tornata con una nuova canzone, Fila indiana, un inedito che ha suonato per la prima volta durante l’esordio del suo tour nei club, al Duel Beat di Napoli. La canzone fu accolta con emozione dal pubblico ed è stata pubblicata l’1 dicembre, oltre a essere stata inserita nella seconda serata della serie teen drama Rai “Noi Siamo Leggenda”, racconto di formazione che segue le storie di un gruppo di adolescenti di Roma, con enormi problemi e immensi poteri e che ha tra i protagonisti Giacomo Giorgio, Claudia Pandolfi, Valentina Romani, Antonia Liskova, Nicolas Maupas e Lino Guanciale. La canzone arriva dopo i successi di “Ci pensiamo domani” e “Che t”o dico a fa”, in attesa dell’uscita dell’album che potrebbe arrivare in corrispondenza della tanto chiacchierata presenza al Festival di Sanremo.

[embedded content]

Testo di “Fila indiana”

Ehi, la terra è terra, pure senza radici
Pure se non mi tiene attaccata a terra
E mi sporca i vestiti
Mo che te ne vai, ricordati della terra
La fila per l’ostia, tutti a bocca aperta
La casa che ti caccia di casa presto
Tanto agosto è capo ‘e vierno e piedi dentro la fossa
Sì, lo so, sì, lo so che il sangue è sangue
Ma ci sono vampiri
E ci sono famiglie che perdono sangue
E famiglie felici
Alberi che crescono senza radici
E tarantelle lontane, scivolano giù al mare, più giù
Io ho imparato a bussare, lo giuro

Cercano il veleno nella spazzatura
Fuori dalla porta della nostra casa
Trovano soltanto quattrocento mozziconi
Di ospiti impegnati ad abbracciare mamma
Ne conosco pochi, forse nemmeno mi importa
Ma sorrido e chiedo: “Volete un bicchiere di acqua?”
Stringono i miei zigomi più forte negli spazi tra le nocche
Le vecchie signore in fila indiana

Leggi anche

Perché non riusciamo a toglierci dalla testa Ci pensiamo domani di Angelina Mango

Ah
Le vecchie signore in fila indiana
Ah, fila indiana, fila indiana

Ho deciso di far pace con te pure se mi hai lasciato sola
Ho deciso di far pace con te pure se mi hai fatto paura
Io non ho più fantasmi sotto le lenzuola
Io conto più fantasmi tra i banchi di scuola
Ho la tavola imbandita, quei bastardi di Natale
Io ero l’essere speciale, ma non hanno avuto cura di me
L’amore è avere cura di me
L’amore era chiamare ogni mattina, una parola per me
Bastava una parola per me
Invece avete solo sete, non mi conoscete
E siete in fila, io sono il vostro prete
Io so cosa vuol dire amare da morire
Ho bisogno di uscire
Non riesco a respirare, devo andare via

Ah, ah
Le vecchie signore in fila indiana
Ah, ah
Fila indiana, fila indiana, ah, ah, ah

Cercano veleno nella spazzatura
Fuori dalla porta della nostra casa
Trovano soltanto quattrocento mozziconi
Di ospiti impegnati ad abbracciare mamma
Ne conosco pochi, forse nemmeno mi importa
Ma sorrido e chiedo: “Volete un bicchiere di acqua?”
Stringono i miei zigomi più forte negli spazzi delle nocche
Le vecchie signore in fila indiana

Ah, ah
Le vecchie signore in fila indiana
Fila indiana, ah
Ah, fila indiana, fila indiana, ah, ah, ah

Il significato di Fila indiana

È difficile non leggere questo testo con una nota autobiografica, un brano in cui Angelina Mango ripercorre la scomparsa del padre, Pino Mango, uno dei cantanti italiani più amati, autore di canzoni come Mediterraneo, Oro, Bella d’estate, Lei verrà. Angelina usa la metafora dell’albero senza radici, come una figlia che perde il padre, e racconta, metaforicamente, quello che è avvenuto in quei giorni, di vecchie signore in fila indiana per dare le condoglianze, che le pizzicano gli zigomi e di persone che, invece, “cercano veleno nella spazzatura, fuori dalla porta della nostra casa e trovano soltanto quattrocento mozziconi di ospiti impegnati ad abbracciare mamma”, probabilmente tutti quelli che hanno voluto ricordare il padre, abbracciando la madre, Laura Valente. Sembra una canzone che chiude un cerchio, in cui la protagonista dice: “Ho deciso di far pace con te pure se mi hai lasciato sola. Ho deciso di far pace con te pure se mi hai fatto paura. Io non ho più fantasmi sotto le lenzuola, io conto più fantasmi tra i banchi di scuola” recriminando anche la solitudine in cui è stata lasciata dopo: “Io ero l’essere speciale, ma non hanno avuto cura di me, l’amore è avere cura di me, l’amore era chiamare ogni mattina, una parola per me. Bastava una parola per me Invece avete solo sete, non mi conoscete”. Non mancano, come in Che t’o dico a fà, espressioni in napoletano, come il detto “agosto è capo ‘e vierno”, che si usa per dire che agosto è l’inizio dell’inverno, il mese in cui si gettano le basi per prepararsi a quella stagione, ma anche l’uso del termine “tarantelle”, ovvero problemi.

0 CONDIVISIONI

Fonte : Fanpage