Neanche Telegram riesce a lanciare la sua criptovaluta

A pochi giorni dall’arrivo sul mercato, la criptovaluta di Telegram è stata bloccata dalla Sec. Motivo: avrebbe aggirato le leggi federali

Telegram Open Network, un video trapelato da Telegram annuncia la nuova criptovaluta di Telegram (foto: screenshot dal video di YouTube)

Contrordine: Gram, la criptovaluta di Telegram non s’ha da fare. Almeno per ora. A bloccarla sul nascere – il debutto era previsto per fine mese – è stata la Sec americana (Securities and exchange commission). Il motivo? Avrebbe cercato di violare alcune leggi federali. La Sec ha ottenuto un ordine restrittivo temporaneo venerdì contro Telegram Group e la sua controllata al Ton Issuer, due entità con sede nelle Isole Vergini britanniche colpevoli di aver condotto una presunta offerta di token digitali non registrata negli Stati Uniti e oltremare che finora ha raccolto oltre 1,7 miliardi di dollari.

La denuncia della Sec si concentra sul fatto che le due aziende hanno iniziato a raccogliere capitali a gennaio 2018 per finanziare lo sviluppo della propria blockchain, la Telegram Open Network o Ton Blockchain, nonché l’applicazione di messaggistica mobile Telegram Messenger.

Gli imputati – scrive la Sec – hanno venduto circa 2,9 miliardi di token digitali chiamati Gram a prezzi scontati a 171 acquirenti iniziali in tutto il mondo, tra cui oltre 1 miliardo di Gram a 39 acquirenti statunitensi. Telegram ha promesso di consegnare i Gram agli acquirenti iniziali al momento del lancio della sua blockchain entro il 31 ottobre 2019, momento in cui gli acquirenti e Telegram saranno in grado di vendere miliardi di Grammi nei mercati statunitensi. La denuncia sostiene che gli imputati non sono riusciti a registrare le loro offerte e vendite di Gram, che sono titoli, in violazione delle disposizioni di registrazione del Securities Act del 1933”.

Vendite e permessi

In pratica Telegram non avrebbe registrato la vendita del token, che la Sec considera un titolo azionario. E poiché il Securities Act del 1933 richiede che tutti i titoli vengano registrati, la vendita è illegale. Stephanie Avakian, condirettore della division of enforcement della Sec, ha dichiarato: “La nostra azione di emergenza di oggi ha lo scopo di impedire a Telegram di inondare i mercati statunitensi con token digitali che riteniamo siano stati venduti illegalmente. Crediamo che Telegram non abbia fornito agli investitori informazioni relative alle operazioni commerciali, alle condizioni finanziarie, ai fattori di rischio e alla gestione di Gram e delle attività di business”.

E Telegram? Bloomberg ha riferito che la società avrebbe dichiarato agli investitori di aver discusso con la Sec negli ultimi 18 mesi per quanto riguarda la criptovaluta: “Siamo rimasti sorpresi e delusi dal fatto che la Sec abbia scelto di intentare causa in queste circostanze”. Poi un lungo no comment.

L’antefatto

Nel febbraio del 2018 Telegram ha presentato un modulo D alla Sec per informarla che aveva già raccolto 850 milioni di dollari su un obiettivo da oltre un miliardo di dollari a partire dal 29 gennaio 2018. Un modulo D è l’avviso presentato da una società per un’offerta che sarà esente da tutti i requisiti di registrazione Sec. Il criterio chiave per l’esenzione è che solo investitori accreditati, vale a dire persone che hanno un patrimonio netto di oltre 1 milione di dollari o che hanno costantemente incassato oltre 200.000 dollari all’anno o società che hanno oltre 5 milioni di dollari in beni, possono investire.

Le società non devono presentare il modulo D prima che l’offerta abbia luogo, ma entro 15 giorni dalla prima vendita di titoli nell’offerta. Questo significa che all’inizio, i Gram di Telegram sarebbero stati venduti solo a investitori accreditati. Ma c’è un ma: poiché chi possiede dei token può rivenderli, la Sec ha ritenuto che ciò costituisse una violazione dell’esenzione dalla regola secondo cui solo gli investitori accreditati possono investire nella security. Insomma, secondo la Sec vendendo ad altri e permettendogli di rivendere i Gram, Telegram avrebbe un’offerta illecita di token digitali in barba alle le disposizioni sulla registrazione del Securities Act del 1933.

Peikin ha aggiunto: “Abbiamo più volte ripetuto che non è possibile aggirare le leggi federali semplicemente etichettando il proprio prodotto come valuta o token digitale. Telegram cerca di ottenere tutti i vantaggi di un’offerta pubblica, senza tuttavia rispettare le responsabilità di divulgazione ideate per proteggere il pubblico degli investitori”. L’intervento della Sec è perentorio: Telegram deve restituire tutti i fondi raccolti e pagare una sanzione con gli interessi. Il che fa pensare che presto la parola passerà agli avvocati. Ma, comunque vada a finire, il lancio di quella che era già stata salutata come la novità criptovalutaria dell’anno almeno per ora è rimandato.

Fonte : Wired