Com’è andata quota 100, fin qui?

Spoiler: non benissimo. Ma in compenso l’Italia ha risparmiato dei soldi che ora una parte del governo vorrebbe spendere diversamente

Foto di Michele Spatari/NurPhoto via Getty Images

Come ogni anno in questo periodo, il governo deve fare i conti con la scrittura del Documento programmatico di bilancio, una delle molteplici e progressivamente più dettagliate tappe di avvicinamento alla manovra per l’anno 2020. Il documento dovrà pervenire alla Commissione Europea entro la mezzanotte di martedì 15 ottobre e dovrà tassativamente contenere previsioni macroeconomiche, obiettivo di bilancio e una lista delle entrate e delle uscite previste, con relativa quantificazione dei costi.

L’appuntamento si è come di consueto trasformato in un momento di riflessione sull’opportunità e l’efficacia di alcune misure particolarmente costose e tra queste la più divisiva si è rivelata essere quota 100, un provvedimento fortemente voluto dalla Lega di Matteo Salvini e presentato come uno dei successi dello scorso esecutivo sia da Giuseppe Conte che da Luigi Di Maio.

Cos’è quota 100

La misura comunemente presentata come quota 100 è una riforma pensionistica che agevola l’accesso alla prestazione previdenziale, allargandone le maglie fino a includere i lavoratori la cui età, sommata agli anni di lavoro dia il risultato di 100 (ma con dei paletti minimi, 62 anni di età e almeno 38 di contributi).

Accedere a questa scorciatoia tuttavia ha un costo, che varia a seconda delle situazioni, ma che si ripercuote in ogni caso sull’assegno pensionistico. Per questo motivo non tutti gli aventi diritto hanno sfruttato la possibilità e adesso c’è chi sostiene che il costo del provvedimento non ne giustifichi più l’esistenza.

I risultati di quota 100

Per giudicare l’efficacia del provvedimento, bisogna partire dal suo costo: il primo governo Conte nella scorsa manovra ha previsto poco più di 20 miliardi di euro spalmati su tre anni, calcolando che almeno un milione di persone avrebbe beneficiato della misura.

I dati presentati dall’Inps e aggiornati allo scorso 6 settembre sono però decisamente meno incoraggianti: le domande presentate sono appena 176mila a fronte delle 290mila previste, il 60% in meno, con un trend che rallenta ogni mese. Secondo il presidente dell’ente previdenziale Pasquale Tridico, il risparmio per le casse dello stato sarà di 1,5 miliardi nel 2019 e di almeno ulteriori 2 miliardi nel 2020. Un discreto tesoretto sul quale si sono concentrate le brame dei partiti di governo, tra tutti quelle di Italia Viva, il nuovo soggetto politico fondato da Matteo Renzi che propone la cancellazione della misura.

L’ipotesi al momento è stata accolta tiepidamente dal segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti, mentre ha incontrato la ferma opposizione di Leu e del Movimento 5 Stelle. L’orientamento, confermato dal titolare della linea di governo Giuseppe Conte, è per ora quello di confermare l’introduzione salviniana, utilizzando i risparmi per lo sblocco dell’indicizzazione delle pensioni comprese tra i 1500 e i 2000 euro mensili.

Fonte : Wired