Ma davvero sesso e tecnologia sono così brutti come li dipinge Euphoria?

La serie tv, sotto la patina di una regia sofisticata e imperniata su tematiche attuali, nasconde un’anima bacchettona per cui la scoperta della sessualità sfocia puntualmente in un dramma

Etichettata come la serie dell’anno fin da prima dell’arrivo in Italia e poi accolta benissimo alla sua messa in onda su Sky Atlantic, Euphoria è diventata in breve il must watch del momento riscuotendo molti apprezzamenti, anche qui su Wired.it. E di ottime qualità ne ha. A partire dal fatto di sfruttare intrecci, amori e litigi adolescenziali per raccontare la fluidità del gender senza mai usare queste parole. Ogni personaggio si confronta con il proprio gender (chi è in transizione, chi non ha fatto pace con la propria identità, chi lotta contro i propri gusti sessuali, chi è intrappolato in uno stereotipo maschile e chi in uno femminile) con una varietà di possibilità, problematiche e questioni che solitamente le altre serie affrontano poco e una alla volta. Qui invece ci sono tutte, tutte insieme e davvero ben mostrate.

Eppure dietro il primo livello di grande innovazione, libertà di scrittura e onestà nel mettere in scena la vita e la sessualità degli adolescenti per come davvero è, Euphoria è una serie incredibilmente bacchettona. Bacchettona, impaurita e con una visione della tecnologia e della modernità allucinanti e retrograde. Se mostra senza remore il sesso nella sua varietà, è anche vero che lo associa sempre alla violenza, al sopruso e all’infelicità. Se mostra la vita delle persone nella sua relazione profonda con la tecnologia (come effettivamente è), è anche vero che proprio da internet e dalla tecnologia fa nascere tutti i loro problemi. Non è una serie solare e spensierata Euphoria, certo, ma sembra che tutto il male venga da queste due componenti.
Da ora in poi chi non ha visto tutta la serie potrebbe andare incontro a diversi spoiler e si ritenga dunque avvertito.

C’è Jules che affidandosi ad un’app di dating non fa che finire nelle grinfie della famiglia Jacobs. Prima con il padre (e già non le va benissimo), poi con il figlio (ancora peggio). Consapevolmente sceglie di andare ad incontrare e fare sesso con sconosciuti contattati tramite un’applicazione, una pratica diffusa e nota a moltissimi che qui è mostrata sempre nei suoi risvolti negativi e pericolosi. Ingenua e fiduciosa Jules crede agli utenti che si nascondono dietro un nick e ne subisce la conseguenze. C’è Cassie, sensibile, gentile e bisognosa d’amore che non sa dire di no ai ragazzi con cui fa sesso quando le chiedono di filmarsi, e i cui video porno amatoriali riempiono la rete. La sua reputazione sotto il tappeto, la sua relazione con McKay continuamente frenata, incrinata dal fatto che lui sa che l’ingenuità di lei ha fatto sì che i suoi amici si scambino video e foto da un locker online (“maledetti locker online!”).

E c’è Kat, sovrappeso e infelice inizialmente che ha online invece una vita di grande successo come scrittrice sotto pseudonimo, ma non la rende felice. Anzi. Proprio quel successo online invece di darle fiducia è visto come effimero e ne peggiora la quotidianità, suscita in lei i pensieri peggiori. Scoprirà la sua sessualità tuttavia, siccome non lo farà nel mondo reale ma online (dove scopre di essere apprezzata per il fisico per il quale a scuola è presa in giro), finirà anche lei in inquadrature tristi, dove è sempre sola, litigherà con le amiche e diventerà una persona peggiore.

Perchè in Euphoria, serie che parla di sesso senza mezzi termini, questo è sempre e solo un problema. Certo è una serie drammatica e le serie drammatiche devono creare problemi ai loro protagonisti, ma nella dialettica tra ciò che desiderano e potrebbe salvarli e ciò che invece gli impedisce di arrivarci (quella che per l’appunto crea il dramma), il sesso è sempre nel secondo insieme e mai nel primo. Ne è buon esempio proprio Kat, la cui scoperta del sesso (avvelenata dalla tecnologia) la trasforma in una persona consapevole del proprio corpo, che non teme di mostrarlo e usarlo, ma che per questo allontana le amiche e fatica a stringere un legame con un ragazzo che invece sembra volerle bene (ma con cui ovviamente non fa sesso, perchè quello lo riserva per gli incontri occasionali e gli uomini peggiori).

Ne è esempio anche McKay che con Cassie ha un approccio brutale perché, lo dice apertamente e a chiare parole, come molti uomini si è formato sui porno online e quindi pensa che ci si debba relazionare così alle donne, con durezza e dominazione. E ne è esempio Nate, fidanzato da tempo con Maddy tra mille difficoltà, che rifiuta il fatto di provare attrazione per gli uomini (o anche per gli uomini) e questo lo vediamo sempre e solo nella sfera sessuale, non in quella affettiva. Del resto lo stesso problema lo ha suo padre che ritiene inconfessabili i propri gusti e li deve nascondere. Anche per lui il sesso è un problema.

Il risultato di tutte queste storie e interazioni messe insieme è che ogni qualvolta in Euphoria qualcuno si spoglia finirà male, ogni qualvolta la scena diventa di sesso il dramma sta per scattare. L’equazione è quasi matematica. La maniera in cui fanno sesso i ragazzi della serie, così leggera, promiscua, senza pensarci troppo e appoggiandosi alla tecnologia, scegliendo il partner online, filmandosi o salvando le prestazioni su dvd (lo fa il padre di Nate, una cosa molto anni ‘00), è in ultima analisi ciò che li condanna, l’origine di tutta la loro infelicità e dei loro problemi. Di contro mai avviene che un amplesso porti felicità, miglioramento o sia segno d’amore. Mai la soluzione ad un problema arriva dalla tecnologia nonostante i protagonisti la usino tantissimo.

Ovviamente è più che legittimo che Euphoria proponga questa visione del mondo. Tuttavia sembra che lo stile modernissimo e davvero molto sofisticato, la narrazione spezzettata fatta di continui avanti e indietro (ordinati dalla voce fuori campo), i carrelli rubati a Scorsese di cui abusa, i colori modaioli e raffinati e tutto quello che la rende un prodotto dalla fattura eccellente, stiano oscurando il fatto che è la più bieca e paternalistica condanna dello stile di vita dei giovanid’oggi a partire da tutto ciò che li rende diversi da quelli di ieri, cioè il rapporto più libero con il sesso e più intenso con la tecnologia.

Fonte : Wired