Lago scoperto per caso a Roma: ora rischia di scomparire

E così successe: il Forum cominciò a coinvolgere gli abitanti nella tutela della zona. “Una delle nostre prime azioni è stata nel 2013, quando abbiamo reso pubblico il progetto di esproprio del 2004 che dopo dieci anni era destinato ad esaurirsi. A quel punto si riavvio il percorso di pubblicizzazione dell’area – dice Baldacci -. Si innescò una nuova battaglia che portò nel 2014 a quella che è definita come la breccia di Portonaccio, quindi l’apertura del varco per accedere ad un’area che il privato usava per fini privati, magari per location di film o video musicali”.

Infatti anche un’area privata che rimane all’interno di una zona protetta è soggetta a limiti di sfruttamento e autorizzazioni per l’impiego. “Ancora oggi il lago non è stato ancora riconosciuto dal Demanio come area pubblica, eppure è fatto da acqua di falda: è per definizione un’area pubblica”, prosegue Baldacci. Così nasce la mobilitazione che porta alla richiesta di riconoscere alla Regione il lago Bullicante e l’area circostante come Monumento naturale.

La politica deve dialogare con i manifestanti per il clima, non processarli per direttissima

Gli attivisti di Ultima generazione e di altri gruppi subiscono conseguenze pesanti per azioni simboliche. Per molti serve un salto di maturità, ma i partiti sembrano non prestare attenzione e gli allarmi sono puntualmente ignorati

Un patrimonio storico e naturale riconosciuto

La strana alchimia tra acqua naturale e ruderi dell’ex fabbrica, simili per costituzione alle rupi che si affacciano sulle coste laziali del Tirreno, hanno concorso allo sviluppo spontaneo di fauna e flora: oggi l’habitat intorno al lago Bullicante è un’oasi naturale urbana. La presenza di alberi come il Pino d’Aleppo, di terreni ricchi di graminacee, di vegetazione spontanea cresciuta nonostante numerose azioni di disturbo: si contano più di 350 specie botaniche sorte autonomamente. A livello faunistico esistono “89 specie di uccelli di cui 9 protette dalle Convenzioni internazionali, 29 specie di Odonati (libellule) pari a 1/4 di quelle note in tutta Italia, e 4 di Chirotteri tra cui Pipistrellus pygmaeus che assieme ad altre specie tutelate quali Falco pellegrino, Civetta e Allocco avvistati all’ex Snia prediligono proprio i ruderi come ambiente di nidificazione e rifugio”, come descrive una relazione tecnica di dicembre scorso fornita come considerazione alla possibilità di sfruttamento edilizio dell’area. E ancora merli, martin pescatori, aironi rossi, fagiani sono stati avvistati sui ruderi dell’Ex Snia Viscosa. 

Un articolo della rivista Geologia dell’Ambiente, riferito all’area del lago e firmato da 11 esperti nel 2021, indica che l’area sia entrata nelle direttrici di spostamento di alcune specie di uccelli e che oggi sia un luogo di sosta lungo le rotte delle migrazioni. Insomma, secondo gli scienziati nel complesso questa zona svolge una serie di funzioni ecosistemiche come assorbire CO2, mitigare l’inquinamento e contenere le temperature urbane. Anche indirettamente, visto che ad agosto del 2020 i canadair hanno usato l’acqua del Bullicante per spegnere un incendio. In trent’anni, il ruolo importante riconosciuto all’habitat del lago romano è stato sottolineato da scienziati come il Nobel Giorgio Parisi, da istituti tecnici come l’Ispra, da associazioni ambientaliste come Italianostra o il Wwf. Tanto che da tempo l’area del lago è oggi meta di visite didattiche e di ricerche scientifiche

Una tutela parziale

Due anni fa sembrava che la mobilitazione del Forum avesse raggiunto il traguardo finale: trasformare tutta l’area in un parco naturale arricchito da un eremo di archeologia industriale, emblematico per la città. Nel giugno del 2020, infatti, la Regione Lazio ha riconosciuto l’area come Monumento naturale. Peccato che questa determinazione non comprendesse anche i tre ettari di proprietà privata: per farlo, basterebbe una firma finale. L’ultimo via libera che, nonostante le rassicurazioni in tal senso, l’ex governatore Nicola Zingaretti non ha concesso né il suo vicario Daniele Leodori. Nel frattempo, però, le ruspe sono tornate in azione nell’area privata. È successo il 15 dicembre 2022, distruggendo parte della vegetazione che già un anno prima era stata martoriata dalle scavatrici come racconta Baldacci:

Ogni scavo nelle adiacenze del lago e che interessa il suo habitat crea un danno generale all’intero equilibrio ecosistemico dell’area. La notizia di questi giorni è che l’11 novembre 2022 il dipartimento urbanistica del Comune di Roma ha rilasciato i permessi per la realizzazione di un progetto di “restauro conservativo e parziale ristrutturazione” per trasformare i 40mila metri quadri dei capannoni esistenti in un polo logistico. Un’azione che distruggerebbe l’habitat naturale ricreato intorno al lago, senza se e senza ma. Ma soprattutto senza un perché. La rilevanza socio-ambientale rivestita dallo specchio Bullicante del Prenestino è ormai chiara e condivisa da esperti e cittadini. “Questo lago è ormai un simbolo: se le città vogliono vincere la sfida dell’adattamento climatico, chi amministra il territorio deve fare delle scelte. Senza la tutela dei ruderi, inoltre, l’ecosistema del lago perde una componente fondamentale del proprio equilibrio. Così rischia di morire”, ha dichiarato a tal proposito Alessandra Valentinelli, attivista del Forum territoriale permanente del parco delle energie, in un’intervista su L’Essenziale.

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Finita l’era Zingaretti, a contendersi la presidenza saranno Alessio D’Amato, assessore alla Sanità, Francesco Rocca, presidente della Croce rossa italiana, e la giornalista Rai Donatella Bianchi. Ecco chi li sostiene

Per tutti questi motivi, arriviamo quindi a oggi, con la diffida che abbiamo mosso alla Regione per inerzia amministrativa: i documenti ci sono, non servirebbe sforzo per l’approvazione finale”, conclude Alkira.  Si tratta di una diffida formale che il Forum territoriale permanente del Parco delle Energie ha mosso verso la Regione Lazio, chiedendo di sbloccare il procedimento di ampliamento del perimetro del Monumento naturale del lago dell’ex Snia “fermo senza alcun motivo scientifico”. Alla manifestazione del 22 gennaio c’erano anche diversi candidati alla presidenza della Regione. Non Alessio D’Amato, che lo scorso autunno ha subito una contestazione degli attivisti del lago Bullicante durante un evento al Cube: i manifestanti invitavano il Pd, di cui il consigliere è candidato, a dare corso agli impegni già presi dalla giunta regionale uscente. D’Amato ha promesso che approfondirà la questione. Ovvero se e quando apporre quell’ultima firma sul decreto di ampliamento del Monumento naturale: il lieto fine tanto atteso. Che rischia di farsi ancora attendere con le elezioni regionali alle porte.

Una questione di giustizia ambientale

È un principio ormai vicino alla nostra sensibilità collettiva, oltre che giuridica: un ambiente sano è un elemento di equità e giustizia sociale. Il rispetto della ricchezza di biodiversità nei luoghi in cui si vive non dovrebbe essere più materia da contendere, almeno da un punto di vista legale: dall’anno scorso, questi principi, sono anche codificati nella Costituzione italiana. Lo testimoniano le numerose direttive europee che parlano di sostenibilità ambientale e vincolano l’azione privata al bene comune. Il problema non è l’interesse legittimo del privato all’uso di un suo terreno, ma i vincoli pubblici che dovrebbero limitarne l’azione. Durante l’ultima Cop15 sulla biodiversità si è discusso del progetto di rendere vaste zone del Pianeta aree protette, anche per tutelare i corpi idrici che le animano. 

Fonte : Wired