Cani anti-bomba, negli Stati Uniti stanno sparendo

Inoltre, programmi come il Patriotic puppy program dell’American kennel club stanno cercando di formare agli allevatori esistenti sui requisiti e i criteri necessari per concentrarsi specificamente sui cani per il rilevamento degli esplosivi. I progressi però saranno graduali e ci vorranno anni per vedere i primi frutti. “Vorrei che fossimo molto più avanti, ma la pandemia ha rallentato la ricerca e tutti i programmi – ha raccontato Otto a Wired US –. Ha limitato l’afflusso di esemplari da oltreoceano e rallentato i progressi verso delle alternative. È stata un brutto colpo“. A ottobre, il Government accountability office (Gao) degli Stati Uniti ha pubblicato un rapporto di quasi cento pagine sui cani da lavoro e sulla necessità che le agenzie federali tutelino meglio la loro salute e il loro benessere. Secondo il Gao, a febbraio il governo federale degli Stati Uniti disponeva di circa 5100 cani da lavoro, compresi gli esemplari per il rilevamento degli ordigni, distribuiti su tre agenzie federali. Altri 420 cani “servivano il governo federale in ventiquattro programmi gestiti da appaltatori all’interno di otto dipartimenti e due agenzie indipendenti“, si legge nel rapporto.

Il documento sottolinea anche il potenziale sovraccarico di lavoro nei casi in cui non ci sono abbastanza esemplari a disposizione. “I cani potrebbero aver bisogno di correre velocemente all’improvviso, o di saltare una barriera alta, così come della resistenza fisica per camminare tutto il giorno – prosegue il rapporto–. Potrebbero dover cercare tra le macerie o in condizioni ambientali difficili, come caldo o freddo estremi, spesso indossando pesanti corazze. Potrebbero anche passare la giornata a rilevare odori specifici tra migliaia di altri, un’attività che richiede grande concentrazione. Ogni funzione esige che i cani siano sottoposti a un addestramento specializzato“. Con la fine delle restrizioni imposte dalla pandemia, le istituzioni statunitensi si stanno affannando per recuperare il tempo perduto su due fronti ugualmente importanti: lo sviluppo di procedure per ottenere cani anti-bomba idonei e l’allevamento dei cuccioli. 

L’Auburn University si concentra sul primo aspetto. “Ad Auburn siamo stati fortunati perché la pandemia non ci ha costretti a interrompere del tutto la ricerca, ma abbiamo risentito di problemi legati alla programmazione, alla catena di approvvigionamento, a tutte quelle cose che rallentano il ritmo del progresso – spiega Skip Bartol, decano associato dell’Auburn University College of Veterinary Medicine –. Non c’è ancora una tabella di marcia verso una soluzione definitiva per l’approvvigionamento nazionale di cani da rilevamento, ma quello che stiamo cercando di fare è stabilire le migliori pratiche scientifiche, dalle decisioni corrette in campo genetico sull’allevamento dei cani da rilevamento fino al sviluppo dei cuccioli passando per come l’ambiente iniziale influisce sul loro potenziale per tutta la vita“.

I problemi a livello di approvvigionamento e allevamento durante la pandemia fanno sì che la popolazione di cani anti-bomba impiegati negli Stati Uniti in questo momento potrebbe invecchiare e venire sfruttata ancora di più del solito. Il risultato è che il paese dipende ancora pesantemente dall’approvvigionamento di cani per il rilevamento degli esplosivi dall’estero. Come evidenzia Otto, “è una combinazione di fattori, ma sicuramente c’è ancora una domanda per lo più insoddisfatta“.

Questo articolo è comparso originariamente su Wired US.

Fonte : Wired