Dinosauri: cosa sarebbe successo se non si fossero mai estinti?

E se i dinosauri non si fossero mai estinti? È una domanda decisamente bizzarra – che forse ci aspetteremmo più da chi scrive libri di fantascienza, piuttosto che da chi fa ricerca. Eppure, se si decidesse di procedere con questo esperimento mentale, le riflessioni che ne deriverebbero sull’evoluzione, anche quella umana, sarebbero decisamente interessanti. È quanto ha fatto il paleontologo Nicholas Longrich, senior lecturer di paleontologia e biologia evoluzionistica all’Università di Bath, nel Regno Unito, in un articolo pubblicato su The Conversation in cui, come nei migliori racconti fantascientifici, ha provato a immaginare cosa sarebbe successo se l’asteroide Chicxulub non avesse mai impattato la Terra, provocando l’estinzione dei rettili preistorici.

Cambiare la storia

Facciamo un – bel – passo indietro: numerose prove geologiche ci dicono che 66 milioni di anni fa Chicxulub, un asteroide di grandi dimensioni (circa 10 chilometri di diametro) colpì la Terra al largo delle acque di quella che adesso è la penisola dello Yucatan, in Messico. L’evento fu drammatico: l’impatto generò un’esplosione della stessa forza di dieci miliardi di bombe atomiche e un cratere di circa 180 chilometri di diametro. Seguirono terremoti devastanti, incendi e tsunami, anche a migliaia di chilometri dal sito di impatto; parte dell’enorme massa di detriti derivante dall’esplosione si riversò nell’atmosfera, oscurando il cielo e alterando gravemente il clima terrestre. Quello che accadde, infatti, fu qualcosa di simile a un inverno nucleare, durato per mesi o anni, in cui la temperatura del nostro pianeta precipitò repentinamente, sancendo l’estinzione di oltre il 75% delle specie che esistevano sulla Terra in quel momento; le piante smisero di fare la fotosintesi, determinando la loro morte e con essa quella degli animali che se ne nutrivano, fino ad arrivare ai grandi carnivori, anch’essi rimasti senza cibo. Dopo quell’evento la vita sulla Terra non è stata più la stessa: tutti i dinosauri non aviani, che a quel tempo dominavano il nostro pianeta, si estinsero; questo a vantaggio dei mammiferi sopravvissuti, compresi i piccoli proto-primati che, dopo milioni di anni, si sarebbero evoluti nel genere Homo, fino ad arrivare a noi.

Adesso comincia l’esperimento mentale: Longrich, infatti, immagina che, in quello sfortunato giorno di 66 milioni di anni fa, Chicxulub manchi la Terra: ciò vuol dire nessun impatto, nessuna esplosione, nessun inverno né, tanto meno, estinzione di massa. Forse i dinosauri sarebbero ancora sul nostro pianeta, magari con le fattezze e le caratteristiche che hanno permesso al genere umano di diventare – come sottolinea il ricercatore – la specie dominante sulla Terra. In realtà, Longrich non è il primo a fare una simile ipotesi: negli anni Ottanta, il paleontologo Dale Russell, alla luce di studi effettuati dieci anni prima sui Stenonychosaurus, una famiglia di dinosauri teropodi originata nel Giurassico superiore che si è evoluta e diffusa durante tutto il Cretaceo fino all’estinzione di massa causata da Chicxulub, immaginò che alcuni di essi, se non si fossero estinti, avrebbero potuto dare origine a specie che avrebbero dominato il pianeta ancora adesso. Russell aveva soprannominato l’ipotetico discendente “dinosauroide” e lo aveva immaginato con un grande cervello, molto più sviluppato di quello dei suoi antenati, i pollici opponibili e con la camminata eretta. I modelli a grandezza naturale di dinosauroide realizzati sulla base delle suggestioni di Russell, in effetti, hanno fattezze vagamente antropomorfe e sembrano usciti da un film di fantascienza, piuttosto che da un libro di paleontologia.

Non impossibile, ma improbabile”

Secondo Longrich, l’ipotesi di Russell sull’esistenza di specie di dinosauri tanto diverse da quelle presenti al momento della loro estinzione “non è impossibile, ma è improbabile”, proprio a causa di come funziona l’evoluzione. Il punto di partenza del processo evolutivo di un animale, infatti, determina anche le strade che esso può prendere in futuro, sottolinea il ricercatore. Per esempio, a partire dal Giurassico fino alla loro fine nel Cretaceo, sia i dinosauri sauropodi (erbivori come i brontosauri) sia i dinosauri carnivori come il Tirannosaurus rex si sono evoluti in esemplari di enorme peso e dimensioni (parliamo di decine di metri di altezza e decine di tonnellate di peso), grazie ad alcune caratteristiche intrinseche che ne hanno favorito l’evoluzione in questo senso. Le dimensioni del cervello, tuttavia, non sono aumentate di pari passo con quelle del corpo: sebbene i dinosauri del Cretaceo avessero sviluppato cervelli più grandi di quelli delle specie che li avevano preceduti, il confronto con i mammiferi non regge: il cervello del Tirannosaurus rex, infatti, pesava solo 400 grammi, contro i 1,3 chilogrammi del cervello umano medio. Insomma, conclude Longrich, sulla base di quanto sappiamo della loro storia evolutiva, è probabile che, senza l’estinzione di massa causata dall’asteroide, i dinosauri avrebbero continuato a esistere come nel Cretaceo. Ma non per questo avrebbero ceduto il passo ai mammiferi.

L’evoluzione umana non era inevitabile

D’altro canto, non è detto che l’estinzione dei dinosauri avrebbe portato inevitabilmente e in qualsiasi condizione all’evoluzione degli esseri umani e del mondo come lo conosciamo adesso. Longrich riporta l’esempio di alcune specie di primati che, 35 milioni di anni fa (quando i dinosauri erano estinti da un pezzo), raggiunsero il Sud America, evolvendosi però in altre specie di scimmie, e di quando, 55, 50 e 20 milioni di anni fa altri primati arrivarono in Nord America, estinguendosi poco dopo. Invece, 7 milioni di anni fa, in Africa, l’evoluzione ha preso tutta un’altra piega: alcune specie di scimmie si sono evolute in primati terrestri, con cervelli molto sviluppati e in grado di usare strumenti, che poi hanno portato allo sviluppo del genere Homo. Il resto, è il caso di dirlo, è storia, ma, quando si tratta di evoluzione, non bisogna dare niente per scontato. “Anche senza i dinosauri, la nostra evoluzione aveva bisogno della giusta combinazione di opportunità e fortuna”, conclude il paleontologo.

Fonte : Wired