Il batterio della scarlattina spaventa Londra: morti 4 bambini nell’ultimo mese

Solo nell’ultimo mese quattro bambini hanno perso la vita nel Regno Unito dopo aver contratto lo streptococco di gruppo A e ora le autorità sono preoccupate che il batterio si stia diffondendo nelle scuole. Muhammad Ibrahim Ali, di quattro anni, è l’ultima vittima dell’epidemia batterica che causa, tra gli altri sintomi, la scarlattina.

I medici hanno avvertito che i livelli “insolitamente alti” di circolazione dello streptococco si sono verificati da quando le scuole hanno riaperto a settembre. Esperti citati dalla stampa inglese hanno ipotizzato che il lockdown imposto dal Covid negli ultimi anni potrebbe essere alla radice dell’aumento dei casi e della maggiore letalità, con i bambini chiusi in casa che avrebbero minore immunità nei confronti del batterio. I sintomi sono generalmente lievi e includono febbre alta, dolori muscolari, vomito e mal di gola. L’infezione può anche causare la scarlattina.

Il batterio, secondo il report dell’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito, ha colpito 851 persone solo negli ultimi sette giorni rispetto alla media settimanale registrata negli anni precedenti di 186 casi. Dall’inizio dell’anno sono morti sei bambini, quattro dei quali solo nell’ultimo mese.

“La scarlattina è solitamente una malattia lieve, ma è altamente contagiosa”, hanno avvertito le autorità. “Pertanto, fate attenzione ai sintomi nel vostro bambino se includono mal di gola, mal di testa e febbre, insieme a un’eruzione cutanea fine, rosata o rossa con una sensazione di ‘carta vetrata’”, si legge nell’allerta diramata dalle autorità.

“In occasioni molto rare – si legge ancora – i batteri possono entrare nel flusso sanguigno e causare una malattia chiamata streptococco di gruppo A invasivo”, che sta colpendo “in particolare i bambini sotto i 10 anni”. Le autorità sanitarie hanno quindi avvertito che ci sono stati 2,3 casi ogni 100mila bambini di età compresa tra 1 e 4 anni rispetto a una media di 0,5 nelle stagioni pre-pandemia (dal 2017 al 2019) e 1,1 casi ogni 100mila bambini dai 5 ai 9 anni rispetto alla media pre-pandemia di 0,3 nello stesso periodo dell’anno. Numeri che fanno pensare a un collegamento tra i lunghi periodi trascorsi a casa e la minore resistenza dei bambini al batterio. 

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“È importante che i genitori stiano attenti ai sintomi e si rivolgano a un medico il più rapidamente possibile in modo che il loro bambino possa essere curato e si impedisca che l’infezione diventi grave”, è stato l’appello del dottor Colin Brown, vicedirettore dell’Agenzia per la sicurezza sanitaria.

Fonte : Today