Notte Fantasma: quando il potere non ha padroni #AD

La Città Eterna è una madre degenere per i suoi figli dimenticati, li lascia vagare soli per le vie silenziose di una periferia apparentemente abbandonata al sonno, ma in realtà bramosa di carne fresca e cuori da divorare. La capitale italiana, quella costruita sulle forti contraddizioni dei sobborghi, lontana dal centro storico illuminato di vita e cultura, diventa per la cinepresa di Fulvio Risuleo una cornice sensoriale che ammanta di fascino la lotta di autorità combattuta tra un poliziotto in borghese ed un ragazzino nemmeno maggiorenne.

Il potere è un’entità mistica, non può essere racchiuso in un distintivo e non è automaticamente collegato all’età: lo scopriranno a loro spese i protagonisti di Notte Fantasma, la pellicola prodotta da Elsinore Film e Wildside (la trovate tra i film in sala di Novembre 2022 grazie a Vision Distribution, mentre qui potete recuperare le recensione di Notte Fantasma), che inscenano una danza agghiacciante che volteggia intorno ai concetti di dominio e debolezza, in un continuo scambio di ruoli che finisce con l’appiattire ogni possibile differenza.

Io sono la legge

Quando parte la musica, appena oltre quel dannato parchetto dove Tarek compra un pezzo di fumo per i suoi amici, le gerarchie sono impossibili da travisare: il poliziotto in borghese ha beccato in fallo il giovane figlio di immigrati e lo obbliga a seguirlo in commissariato, è la legge a governare sul crimine. L’accenno di fuga del ragazzo è spento sul nascere, ed insieme alla forte drammatizzazione di una sequenza al rallentatore – con tanto di colonna sonora gravosa e d’impatto, che finisce col dare un senso di comicità insieme alla corporatura del protagonista impaurito – serve proprio a sottolineare l’evidenza di un’autorità da non mettere mai in discussione, pena il precipitare delle cose.

I giochi di potere diventano molto in fretta particolarmente pericolosi per Tarek, perché bastano due rapide domande per capire come non sia soltanto la sua posizione ad essere in bilico, ma anche quella dei genitori: il ragazzo è italiano a tutti gli effetti ma, essendo minorenne, l’arresto si ripercuote sul permesso di soggiorno della madre e del padre, che per colpa del figlio rischiano l’espulsione.

La possibilità della tragedia basta ad ammutolire Tarek, ormai completamente asservito ad un poliziotto che non sembra disposto a concedergli alcuno sconto, ed è sulla base di questi ruoli che parte il viaggio in commissariato tra le strade di una periferia sonnacchiosa e ammaliante (anche il setting ha una grande rilevanza per il racconto, l’abbiamo infatti analizzato nello speciale dedicato a Notte Fantasma e il viaggio nel buio di Roma).

Paura del vuoto

Non è dietro un distintivo incorporeo che si nasconde il personaggio interpretato da Edoardo Pesce, ed infatti dal poliziotto balugina di tanto in tanto un filo di umanità. Sono piccoli gesti, come l’offrire qualcosa da mangiare durante il tragitto, oppure la propensione alla curiosità che lo porta a fare mille domande al ragazzo, ma rientrano nel gioco di ruoli che sembrano ormai scolpiti nella pietra: non è un rapporto di semplice confidenza, si avvicina ad una sorta di dinamica padre-figlio, più aperta rispetto a quella tra il tutore della legge ed il criminale, ma comunque basata su un potere unilaterale a cui non serve ribellarsi.

Il ritmo della danza è destinato a cambiare proprio a causa di questi spiragli di generosità, perché – insieme alle immediate risposte di crudeltà immotivata – lasciano trasparire la debolezza di un uomo come tanti altri, ben lontano dalla figura di scultorea autorità dentro la quale vorrebbe sparire. In seguito alle preoccupazioni di una collega sullo stato mentale del poliziotto in borghese, l’agente risponde con ferocia cercando di ristabilire il suo dominio non solo su Tarek, ma sul mondo intero: la situazione precipita sul piano degli eventi e costringe il ragazzo ad affrontare la realtà di un custode tremendamente umano, per assurdo più volubile e ferito rispetto al minorenne in manette.

Il giovane approfitta delle debolezze palesate ed attua quel rovesciamento di ruoli che sembrava improponibile fino a qualche minuto prima, ma è ormai evidente come sia il poliziotto ad essere soggetto alla presenza di Tarek, e non il contrario.

Il passaggio di autorità è reso sul piano materiale dal volante dell’auto che finisce (solo per qualche minuto) tra le mani del “criminale in custodia”, mentre le successive svolte di trama si dimostrano indispensabili per andare ad appiattire le differenze tra i due protagonisti, consentendogli in questo modo di andare a scandagliare il passato dell’agente alla ricerca dell’origine della sua sofferenza. Questo terrificante balletto di potere, fatto di scambi basati su traumi e paure, si conclude così con un triste abbraccio tra due persone vulnerabili, scopertesi indifese sotto la fredda luce dell’alba su Roma.

Fonte : Everyeye