Twitter è fondamentale per le proteste in Iran

Anche se in Iran Twitter non è il social network più usato – WhatsApp, Instagram e Telegram sono tutti più popolari – come in molti altri paesi anche qui la piattaforma è usata per condividere ultime notizie e aggiornamenti in tempo reale. Twitter fa sì che l’Iran non diventi un buco nero dell’informazione. “È uno spazio fondamentale per la libera espressione, i contatti con amici e familiari, la mobilitazione in occasione di manifestazioni e anche per far rispondere i governi delle proprie azioni“, dice Grothe. “Stiamo vedendo come Twitter viene usato dalle persone che sono sul campo“, racconta invece Alimardani.

I video e le immagini condivisi dai manifestanti sono stati utilizzati per far luce sugli abusi commessi dalle forze di polizia e dalle autorità iraniane. Un’inchiesta della Bbc ha utilizzato i dati dei social media per aiutare a identificare giovani e bambini uccisi durante le proteste nel paese. Non esiste un registro ufficiale delle persone morte durante le manifestazioni e l’Hrana stima che siano state identificate solo 3400 persone tra quelle detenute dai funzionari, a fronte di oltre 18mila arresti.

Diversi account di alto profilo sia all’interno che all’esterno dell’Iran, appartenenti a persone che si trovano sul campo, membri della diaspora iraniana e ricercatori, stanno condividendo centinaia di video che riportano quello che sta accadendo nel paese. Il collettivo di attivisti 1500tasvir, per esempio, ha visto crescere i follower del suo profilo Twitter in farsi da 55mila a settembre ai circa 382mila attuali (negli ultimi due mesi anche l’account Instagram del gruppo è cresciuto sensibilmente, passando da 450mila follower a 1,7 milioni).

Non è possibile trovare notizie normali o accurate sulla tv iraniana, perché all’interno del paese non esiste una piattaforma indipendente“, racconta Saeed Bagheri, docente di diritto internazionale presso la University of Reading. Secondo Bagheri, le persone che utilizzano Twitter in Iran sono state “davvero efficaci nel condividere notizie di prima mano sulle violazioni dei diritti umani e sulla brutalità delle repubbliche islamiche contro le proteste pacifiche“. Il 24 novembre, le Nazioni unite(Onu) hanno aperto un’indagine sulle “violenze mortali contro i manifestanti“, citando le immagini di coloro che hanno subito abusi. Una rappresentante iraniana, invece, ha dichiarato che le autorità del paese hanno adottato le “misure necessarie“.

Fonte : Wired