Louis Dee: “Amo Palermo e con l’album Sangò provo a costruire un altro pubblico”

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Un progetto che nasce dall’anima. È Sangò il nuovo lavoro di Louis Dee che riflette sui rapporti umani in tutte le loro sfaccettature, facendo riferimento a musica, arte e cinema. La sua spiccata sensibilità e onestà artistica stanno alla base di un lavoro che vive dell’anima di Palermo, terra da cui l’artista proviene e madre della sua musica, con cui vive un rapporto viscerale e di sangue, indelebile, profondo ed eterno.

Partiamo dalla storia dell’album: quando è nato, come lo hai costruito? Hai riflettuto sul fatto che nell’era dello skip rischi di non trovare la giusta attenzione di ascolto? In fin dei conti Sangò è sangue…il tuo sangue artistico.
Il titolo si pronuncia con una gh non pronunciata. E’ tipico palermitano che significa sangue mio e fa riferimento a uno di famiglia, a una persona cui tieni molto. Puoi sentire chiunque dire agli estranei sangò mi fai 10 euro di benzina…è affettuoso. Per il pubblico in Italia formato per lo più da ragazzini moto giovani che seguono altri sound, questo album cerca spazio nel rap e nel soul, perché quello che c’è adesso ha poco di black music. Sono cresciuto ascoltando musica e non singoli. C’è fame di fama senza considerare la passione per la musica. E’ un qualcosa che manca nell’industria discografica: più musica e meno personaggismi.
Il primo brano è Ricomincio ma ad ascoltarlo c’è poca voglia di ricominciare: che differenza c’è il mare di niente in cui ti disperi e il naufragar m’è dolce in questo mare di Giacomo Leopardi?
Era l’ultimo pezzo e solo una settimana prima della chiusura lo ho messo come primo perché introduce l’atmosfera di suono del disco. Sono attento alla cultura italiana, spero venga colta perché sto cercando, senza pretese, di creare un altro pubblico, quello che sente mancanza del profondo.
Hai pensato che botta di immagine sarebbe fare un disco pop e presentarlo sui Champs Elysee?
Vorrei girarci il video del brano omonimo. Nonostante sembra rivolto a un lui o a una lei è in realtà rivolto alla musica. Ovunque si parla di musica e io potrei fare disco pop ma non dò credito ad avere dei numeri. Per altro in Italia i numeri sono un po’ dopati.
Nel buio che ho trovato te…non andartene puoi restare qui con me: sono molti i momenti in cui, nei tuoi testi, si percepisce l’assenza e il senso della fuga, è così?
Il buio lo divido in più pezzi. È confusione. Parlo di rapporti tossici dove una persona vorrebbe staccare ma non riesce anche se capisce che qualcosa sta per finire. Con l’amore vivo la confusione, capisco se uno vuole andarsene e in generale sono molto solitario nel senso che amo la solitudine.
Ci metteresti la firma per non smettere mai di tradire ma anche di non perdere mai l’amore? Anche in Sabbie Mobili la coppia è fatta per farsi male e volersi bene.
Ci sono abitudini che non permettono alla nostra mente di voler dare una svolta nella propria vita. È capitato a tutti di trovarsi in situazioni normali dove però la passione si è affievolita. Bisogna fare l’amore finché c’è la passione: molte coppie litigano ma finché resta la passione la coppia resta in piedi.
Poi arriva un altro te che dice che se ti regala l’anima non se ne pentirà: e se lo facesse davvero? Altro che correre sulle sabbie mobili!
Quando ti concedi a una persona le dai tutto.
Ho fatto cose che non potrei dirti: confessane una!
Come in tutte le relazioni potrebbe essere un tradimento ma anche solo il pensiero o sentirsi attratto da un’altra persona. C’è sempre una parte talmente intima che non si confida.
Come è il colore del timbo?
È color sabbia, sono le Timberland come le chiamano in America. È il colore della  sabbia della mia terra.
DeeVerso sembra una favola triste: ogni lezione la hai vissuta sulla pelle, però non temevi l’Uomo Nero. Chi popolava quel buio che eri tu, che era in te?
In un ipotetico video vedo solo persone considerate dagli altri diverse. E magari hanno qualcosa in più. Essere diverso non significa essere sbagliato mentre nel 2022 spesso si pensa ancora così. Non lo vedo come un limite, da piccolo mi faceva paura una cosa ma non l’uomo nero. Mi sono abituato a cavarmela da solo per un vissuto non sempre piacevole.
Potresti aiutare l’ambiente lanciando una campagna contro il mama non mama: ci hai pensato?
Da piccolo vedevo nei cartoni la margherita che veniva spogliata con m’ama non m’ama. Caratterialmente vivo in maniera viscerale i sentimenti a tutto tondo.
Come nasce il brano Jay Z e lo vedresti vicepresidente degli Stati Uniti?
Assolutamente sì. Sono consapevole che gli americani hanno una sorta di pazzia. Siamo cresciuti col loro mito, oggi forse si è affievolito ma restano i più pazzi del mondo. Per la cultura potrebbe dare qualcosa in più, lo fa già nella vita privata, ha costruito scuole e ospedali nel mondo. Il pezzo non ha una struttura classica, io tendo a cambiare spesso il flow. Qui racconto da dove vengo e perché scrivo come fece lui nel suo primo disco.
Palermo è un ritratto, è una canzone che declina tutte le contraddizioni di una città: emotivamente è stata complessa da scrivere?
Sì anche se la mia città resta la fonte di ispirazione più importante. Scrivo da un posto che vive di limiti, dove sei fottuto alla nascita: al Sud resta tuttora tutto più difficile. Ma c’è anche chi viene a creare la sua arte al Sud. Il video del brano è di Marco Proserpio.
Pagherei per riavere quei giorni: sul finale ti scopro sensibile e nostalgico, sei pronto ad affrontare la felicità?
Prima o poi lo sarò e lo dico nel pezzo. Se è lavoro e famiglia, quello cui la nostra cultura ci ha abituati, forse no, ma ho visto persone felici con pochissima disponibilità e coltivare una sola passione nonostante mancanze materiali e sentimentali.
Alla fine possiamo dire che ora ti riconosci e ti ami un po’ più spesso?
Sto imparando. Ho un figlio di 12 anni che spesso mi ricorda me per la sua introversione. Si sfoga nello sport come io facevo nella scrittura.
Che accadrà nelle prossime settimane?
Scrivo sempre perché è una esigenza. Se non scrivo per settimane mi sento fremere dentro. Ora farò un po’ di instore dove ascolto la gente e si beve una birra, se capita. Vorrei che i miei artisti di riferimento lo avessero fatto con me da ragazzino perché spesso mi rendevo conto che l’artista e la persona non sempre si identificano. Al tour ci stiamo lavorando!

Fonte : Sky Tg24