Mumbai, al multimiliardario Adani anche la ‘riqualificazione’ dello slum di Dharavi

L’oligarca amico di Modi – uno tra gli uomini più ricchi del mondo – si è aggiudicato il mega-appalto per ridisegnare l’immenso quartiere dove vivono in abitazioni fatiscenti oltre 60mila persone. Un grande affare per il valore dei terreni. Proprio mentre lo stesso gruppo Adani in Kerala sulla vicenda del contestato porto di Vizhinja incassa il sostegno dei nazionalisti indù, che cercano di giocare la carta religiosa contro le proteste dei pescatori sostenuti dall’arcidiocesi.

Mumbai (AsiaNews) – L’oligarca amico di Modi incassa anche l’appalto per il mega-progetto di “riqualificazione” di Dharavi, lo slum di Mumbai che è una delle più grandi baraccopoli del mondo. Al gruppo Adani – lo stesso al centro dello scontro in Kerala sul porto internazionale di Vizhinja, contestato dai pescatori locali con il sostegno dell’arcidiocesi – l’incarico è stata assegnato ieri ufficialmente in una nuova gara, dopo quella del 2019 (poi annullata) in cui a vincere era stata la società di infrastrutture Seclink Technologies Corporation, con sede a Dubai.

Con un’offerta capogiro da 50 miliardi di rupie (quasi 600 milioni di euro) Adani ha prevalso sull’unico contendente rimasto in lizza. Quello di Dharavi è un progetto di cui si parla da oltre vent’anni a Mumbai per gli interessi enormi in gioco. La baraccopoli, che si estende per 2,8 kmq, si trova infatti a pochi passi dal Bandra-Kurla Complex, il distretto di appartamenti e uffici con i valori immobiliari più alti di tutta l’India. Il progetto di riqualificazione di Dharavi prevederebbe la costruzione di un gruppo di grattacieli con infrastrutture urbane. Il piano prevede anche il reinsediamento di 68mila persone, tra cui gli abitanti delle baraccopoli e coloro che avevano un’attività commerciale, ma con modalità tutte da verificare.

Sull’iter della vicenda hanno influito anche i cambi di maggioranze politiche alla guida del governo del Maharashtra. A promuovere il piano nel 1999 era stato il governo dell’alleanza BJP-Sena, che per dargli corso aveva deciso di classificare l’intera area di Dharavi come non edificata. Nel 2011 la situazione era stata poi ribaltata con un azzeramento degli incarichi e l’azzonamento in un piano regolatore. L’iter era poi ripartito nel 2018 con la costituzione della società ad hoc che ha bandito la gara dall’appalto. Ma su quella conclusa nel 2019 si era abbattuto il nodo del ritardo nel trasferimento dei terreni di proprietà delle ferrovie indiane, che aveva reso impossibile l’inizio dei lavori.

Ora, con il ritorno del Bjp nella maggioranza di governo del Maharashtra, il governo locale guidato da Eknath Shinde sostiene che i problemi con New Delhi sulle proprietà dei terreni siano stati risolti. Così si è arrivati alla nuova gara d’appalto vinta dall’immancabile gruppo di Gautam Adani, che grazie alle praterie spalancategli dall’amico Modi nel settore minerario e nelle privatizzazioni delle infrastrutture oggi figura negli elenchi esclusivi degli uomini più ricchi del mondo. 

Intanto oggi in Kerala al cantiere del contestato porto di Vizhinja i nazionalisti indù hanno convocato una manifestazione per chiedere che il gruppo Adani possa coimnciare i lavori, scavalcando le proteste dei pescatori locali preoccupati per le conseguenze della nuova infrastruttura sull’ambiente e sul loro lavoro. Evidente il tentativo di forzare la mano con una connotazione religiosa dello scontro, dopo le accuse all’arcidiocesi cattolica di Thiruvananthapuram (solidale con i pescatori) per gli scontri dello scorso fine-settimana. Mentre in rete si moltiplicano le accuse a fantomatici “agenti stranieri” che si opporrebbero allo sviluppo di un nuovo grande porto indiano. Metodi già visti tante altre volte nel lungo repertorio della propaganda contro i cristiani della destra nazionalista indù. 

Fonte : Asia