Hanoi: 630mila lavoratori colpiti dal calo dell’export

Decine di migliaia sono stati licenziati e a molti altri è stato ridotto l’orario di lavoro a causa del rallentamento dell’economia globale. Alcuni esperti affermano di non aver mai visto le fabbriche del Vietnam così in sofferenza. La situazione potrebbe peggiorare ancora a causa della campagna anticorruzione portata avanti dal governo.

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) – Decine di migliaia di lavoratori stanno perdendo il lavoro nel Paese a causa del calo delle esportazioni degli ultimi mesi e le imprese locali temono che il numero di licenziamenti possa aumentare ancora nelle prossime settimane.

Secondo la Confederazione generale del lavoro, la scarsità di ordini ha colpito più di 630mila lavoratori in 28 province e città da settembre a novembre. A riferirlo è VnExpress, che ha raccolto i dati nazionali e provinciali per dare il quadro della situazione economica. L’economia del Vietnam è in larga parte improntata all’export ed è quindi sostenuta da acquisti e investimenti esteri.

A inizio settembre la fabbrica di abbigliamento SK Vina con sede a Ho Chi Minh City, che impiegava 900 lavoratori, ha dovuto chiudere i battenti su richiesta della casa madre sudcoreana dopo che un marchio di moda ha annullato tutti i propri ordini. La società ha previsto il completo scioglimento della succursale vietnamita e un pagamento di circa 1,2 milioni di dollari di compensi agli operai. 

Sorte simile è capitata alla An Giang Samho, che a 200 km di distanza produce calzature e prodotti in pelle per i grandi marchi di abbigliamento: entro dicembre verranno licenziati 5.300 operai, pari al 53% della forza lavoro, dopo che il suo principale partner commerciale, che garantisce il 40% della produzione, ha smesso di rispondere agli ordini.

Al momento i capi della fabbrica hanno fatto sapere che daranno priorità alle lavoratrici incinta, a chi ha figli di meno di 12 anni e alle famiglie con redditi inferiori.

Sempre secondo la confederazione del lavoro del Vietnam, quasi 570mila lavoratori hanno avuto un riduzione dell’orario di lavoro, finora oltre 34mila sono stati licenziati e più di 31mila sono stati messi in aspettativa non retribuita o gli è stato sospeso il contratto. I settori più colpiti sono il legno, il tessile, le calzature, l’elettronica, l’alimentare, i servizi e il turismo.

Pham Xuan Hong, presidente della Ho Chi Minh City Textile and Apparel-Embroidery Association con oltre 30 di esperienza nel settore, ha affermato che non aveva mai visto licenziamenti di questa portata in Vietnam, aggiungendo che la situazione è più difficile ora rispetto allo scoppio della pandemia perché sarà più difficile penetrare nuovi mercati.

Il calo degli ordini arriva in un momento già difficile per l’economia del Vietnam dopo che una campagna anticorruzione condotta dal governo nei mesi scorsi ha paralizzato le transazioni, causando una carenza di beni di prima necessità e una riduzione degli investimenti. Una serie di scandali ha innescato indagini ad ampio raggio all’interno dell’amministrazione e ora i funzionari governativi sono riluttanti ad approvare contratti d’appalto. Per questa ragione negli ultimi mesi quasi il 65% degli ospedali ha registrato carenze di farmaci, per esempio, ma molti temono che la paralisi burocratica potrebbe avere un impatto negativo anche sulle industrie tessili e di elettronica, già in sofferenza.

Fonte : Asia