Sulla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Campidoglio-9Quest’anno il 25 novembre arriva nel mezzo di una settimana in cui Roma è stata protagonista della cronaca nera. Il 17 novembre infatti a Prati tre donne sono state uccise nell’arco di poche ore. Accoltellate mentre esercitavano la loro professione, cioè la prostituzione. Una volta appreso il contesto, il racconto delle circostanze di questi delitti si è fatto morboso e si è subito concentrato sul mondo che gira intorno alla compravendita del sesso nella capitale. E ci sono voluti giorni prima di chiamare le vittime per nome e non più escort, e di definire questi omicidi dei veri e propri femminicidi. Apparentemente un aspetto secondario, quello della narrazione della violenza di genere nei media è parte del problema.  

Secondo la Convenzione di Istanbul per violenza sulle donne si intende “una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata”.

Rientrano nella violenza di genere, quindi, anche, la prostituzione indotta o forzata, la schiavitù sessuale e la tratta. È bene ribadirlo perché una delle questioni fondamentali di questo fenomeno è la mancanza di riconoscimento sia della violenza stessa che dell’importante ruolo svolto dai media nella sua rappresentazione. Tra gli obiettivi del Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2021-2023 ci sono l’informazione e la sensibilizzazione, monitorando e indirizzando nei media “una comunicazione corretta e attenta a non fornire un’immagine alterata della violenza contro le donne”. Anche i media, quindi, dovrebbero essere degli alleati nel contrastare questo fenomeno, evitando di promuovere pregiudizi e immagini stereotipate che ledono la dignità delle donne. Impegno disatteso da certe narrazioni legate ai tre efferati femminicidi di questi ultimi giorni, fatte di fiction e interviste a uomini che hanno raccontato di frequentazioni e loro incontri con le prostitute. Pubblicazioni che hanno normalizzato queste loro abitudini, senza mai approfondire il tema centrale dello sfruttamento delle donne, che in molti casi è alla base della prostituzione, di cui questi uomini si fanno complici. 

Come è riportato nei Dossier di Roma Today sono più di 1700 le professioniste del sesso a pagamento che operano nella Capitale, il 18% di loro lavora nel quartiere Prati, il 14% ai Parioli e il 13% a San Giovanni. Viviamo nella “capitale delle escort”, certificato anche dal sito Escort Advisor che pubblica non solo i loro annunci, ma soprattutto i voti e le recensioni alle loro prestazioni sessuali lasciate dai loro clienti (esattamente come farebbero per un ristorante su Tripadvisor). 

Ma chi sono questi clienti? Se la prostituzione in città è un mercato così florido vuol dire che esiste una domanda che lo giustifica. E quindi, di nuovo, chi sono questi clienti che alimentano questa mercificazione del corpo delle donne? Sono i nostri padri, i nostri fratelli, i nostri figli, i nostri fidanzati, i nostri mariti, i nostri amanti, i nostri amici, i nostri parenti, i nostri colleghi, tutti gli uomini con cui noi donne condividiamo la nostra quotidianità e spesso anche dibattiti e battaglie per la parità di genere, che però di fronte ad una prostituta lo dimenticano… In quel contesto la donna per loro diventa solo uno strumento di piacere e tutto quello che la porta lì e la obbliga quel giorno a concedere il proprio corpo non li interessa. E tanto meno si lasciano insinuare dal dubbio che forse stanno avallando una violenza. 

A Roma da circa vent’anni esiste il servizio comunale “Roxanne” che offre prevenzione e consulenza alle donne vittime di tratta e a tutti i soggetti presenti su strada. E grazie al lavoro dell’amministrazione Raggi sono stati aperti 9 Centri Antiviolenza (CAV), che sono passati da 2 del 2018 a 11 del 2021. Sono dei luoghi di accoglienza e di supporto, collegati anche al numero 1522, con operatrici qualificate in cui ogni donna vittima di violenza può trovare gratuitamente un aiuto e un sostegno.   

Le istituzioni tutte stanno portando avanti il loro impegno nel contrastare la violenza maschile sulle donne. Ma la strada è ancora lunga e in salita. Se da una parte la società si struttura nel combattere questo fenomeno, proteggendo e aiutando le vittime, dall’altra c’è una resistenza al cambiamento, reiterata anche nell’immaginario riprodotto dai media, che incide sulle relazioni tra uomini e donne. Notizia di oggi è che, dei 104 femminicidi registrati in Italia nel 2022 dal IX Rapporto Eures, 8 sono avvenuti in città e sono circa 100 le prostitute assassinate a Roma e dintorni negli ultimi 40 anni. Nessuna buona politica potrà mai bastare se non ci sarà la disponibilità degli uomini a mettere in discussione se stessi e certi loro comportamenti. E non saranno leggi, pattuglie di polizia, telecamere in strada e multe a modificare le cose, finché non ci sarà la consapevolezza generale che la violenza riguarda tutti e che ognuno di noi, con i propri mezzi, può contribuire a sensibilizzare l’altro sulla percezione e sulla diffusione del fenomeno. 

Oggi il mio pensiero va a Marta Castano Torres, Yang Yun Sia e Li Yan Song, vittime della cecità e dell’egoismo della nostra società. 

Fonte : Roma Today