L’Europa alla guerra dei sussidi per salvare la sua industria da Usa e Cina

Crisi energetica e carovita rischiano di far tornare di moda il protezionismo. Le mosse di Cina e Stati Uniti stanno spingendo l’Ue verso l’adozione di un maxi piano di sussidi all’industria europea per evitare la fuga delle aziende dal Vecchio Continente. A togliere il sonno al ‘made in Europe’ non è più il solo deficit commerciale tra l’Ue e la Cina, che nel 2021 ha sfiorato quota 250 miliardi di euro (quasi 700 milioni al giorno). Bruxelles è alle prese anche con una ‘guerra’ dei sussidi con gli Usa che rischia di avere effetti devastanti per l’industria europea. Di qui la necessità di reagire con un piano di aiuti dedicato alle aziende che producono nell’Ue.

Il bazooka di Biden

L’amministrazione di Joe Biden ha lanciato a metà agosto l’Inflation reduction act, che include un ‘bazooka’ di sussidi all’industria americana da 369 miliardi di dollari (circa 355 miliardi di euro) per sostenere la riconversione ‘verde’ della manifattura. L’intervento comprende crediti d’imposta per le auto elettriche prodotte in Nord America e agevola le catene di fornitura statunitensi di batterie. I requisiti per ricevere i sussidi tagliano fuori le aziende Ue, molte delle quali potrebbero cedere alla tentazione di spostare la produzione negli Usa. Secondo la lobby dell’industria francese Medef, la fuga transatlantica delle aziende Ue potrebbe essere accelerata dalle tariffe energetiche degli Stati Uniti, oggi nettamente inferiori rispetto a quelle europee. 

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La risposta di Bruxelles

L’Europa potrebbe rispondere all’Inflation reduction act di Biden con un ricorso in sede Wto (l’Organizzazione mondiale del commercio) aprendo un contenzioso legale contro i sussidi definiti “discriminatori” dall’industria europea. Ma la strada giudiziaria è lunga e piena di imprevisti, oltre che impraticabile per evitare gli effetti di breve periodo del provvedimento Usa. Di qui l’idea di rispondere ai sussidi con altri sussidi lanciando lo European Sovereignty Fund, il fondo annunciato nel discorso sullo Stato dell’Unione da Ursula von der Leyen come lo strumento per garantire che “il futuro dell’industria sia made in Europe”. Come spiegato dal commissario al Mercato interno, Thierry Breton, il fondo dovrebbe servire a “investire massicciamente” nella trasformazione del mix energetico europeo ma anche nelle capacità digitali, nella difesa comune e in altri settori strategici. 

Gli annunci non si sono ancora tradotti in una proposta legislativa da parte della Commissione. Ma non mancano i segnali che si stia andando proprio in questa direzione. Ad esempio, il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, ieri ha annunciato che l’esecutivo Ue “sta lavorando” a “nuovi strumenti europei comuni per sostenere la nostra competitività e limitare il rischio di frammentazione”.

Salvare il mercato unico

Il pericolo, oltre alla fuga delle aziende Ue, è proprio quello di una reazione scoordinata tutta interna all’Europa con i Paesi con capacità di spesa, come la Germania, che potrebbero intervenire massicciamente per agevolare le proprie aziende creando squilibri nel mercato unico. Uno scenario che si sta già concretizzando con il piano di Berlino da 200 miliardi di euro per far fronte alla crisi energetica. Di qui l’urgenza che Bruxelles intervenga per salvare l’intera industria europea, anche al costo di sacrificare alcuni principi del libero mercato.

Fonte : Today