Pixel 7 e Pixel 7 Pro, la prova: dalle foto alla batteria, 6 cose che ci sono piaciute

Ordinabili sia sullo Store online di Google sia su Amazon, i nuovi smartphone Pixel 7 e Pixel 7 Pro raccolgono l’eredità dei precedenti 6 e 6 Pro, sperando di fare ancora meglio. Molto meglio, nelle intenzioni dell’azienda, che ha ordinato la produzione di oltre 8 milioni di unità e si aspetta che siano i più venduti di sempre.

Dopo la presentazione dello scorso 6 ottobre, li abbiamo iniziati a usare entrambi, anche se non per un numero di giorni sufficiente per farci un’opinione completa e dunque per scrivere una recensione dettagliata. E però, possiamo dare le nostre prime impressioni d’uso e raccontare i dettagli che più abbiamo apprezzato.

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Pixel 7 e Pixel 7 Pro, le caratteristiche tecniche

Iniziamo da come sono fatti: la barra posteriore che incorpora le fotocamere, che è ormai un tratto distintivo dei Pixel, è confermata ma ora è di colore metallico invece che nera. Il più piccolo dei due ha display da 6.3” FHD+ con refresh sino a 90 Hz, mentre quello del più grande arriva a 6.7”, è QHD e usa la tecnologia Ltpo (cos’è?) per toccare a 120 Hz; entrambi sono Oled.

La capacità della batteria del primo è da 4355 mAh, mentre quella del secondo è di 5mila; il primo pesa 196 grammi (rilevati in fase di test), mentre il secondo arriva a 213. Tutti e due usano il nuovo processore Tensor G2 di Google, il Pixel 7 con 8 GB di RAM e il 7 Pro con 12, il primo arriva sino a 256 GB di memoria interna, il secondo addirittura a 512. Infine le fotocamere posteriori, che sono due per il Pixel 7 e 3 per il Pixel 7 Pro: quelle in comune sono il sensore principale da 48 MP e quello grandangolare da 12, ma il Pixel più grande ha in più un teleobiettivo con zoom ottico 5x e digitale sino a 30x.

Genova vista dall'alto con la fotocamera di un Google Pixel 7 (senza Modalità Notturna)
Genova vista dall'alto con la fotocamera di un Google Pixel 7 (con Modalità Notturna)

Come fanno le foto: prime impressioni

Fino a qualche anno fa, Google aveva mostrato con i suoi telefoni come il software fosse perfino più importante dell’hardware: i Pixel non potevano mai vantare il processore più potente, il display più evoluto, i migliori sensori per la fotocamera, eppure riuscivano a sfruttare al massimo tutti questi componenti ottimizzando il software. Nel campo delle foto, la cosa era particolarmente evidente, visto che mentre i concorrenti montavano già due o tre sensori, a Mountain View si ostinavano a usarne solo uno, da 12 MP. Non è più così, e oggi la dotazione hardware di Pixel 7 e Pixel 7 Pro è in linea con i concorrenti. Quello che rimane è il vantaggio dal punto di vista del software: pur conservando un’interfaccia molto semplice, con i nuovi Pixel 7 le foto riescono invariabilmente molto bene, in ogni condizione di luminosità. Poi si può certamente scegliere la lunga esposizione, il panning, il ritratto, e per i video la sfocatura selettiva, puntata su uno o più soggetti. Gli algoritmi di Google intervengono pesantemente, e vederlo è semplice: scattando con ingrandimento 30x con il Pixel 7 Pro, per esempio, l’immagine all’inizio è sgranata e con molto rumore, ma in una frazione di secondo viene elaborata e sotto i nostri occhi diventa perfettamente utilizzabile.

Un gatto in movimento fotografato con un Google Pixel 7 (effetto Foto Nitida in post produzione)
Il nuovo Google Pixel 7 (a sinistra) accanto a un Pixel 6

Pixel 7 e Pixel 7 Pro, le altre cose che ci sono piaciute

Gli esemplari che abbiamo avuto in prova sono un Pixel 7 color cedro (un verde tenue e tendente al giallo) e un Pixel 7 Pro grigioverde, tutti e due con 128 GB di spazio di archiviazione: questa è la prima, piccola caratteristica che ci è piaciuta, perché finalmente i Pixel si possono avere di varie tonalità anche in Italia. Ci piacerebbe che tornasse il tasto colorato dei primi Pixel, ma per ora va bene così.

Nell’uso quotidiano, sul Pixel 7 abbiamo apprezzato soprattutto 3 cose. Intanto, il fatto che il tasto del volume sia stato spostato leggermente più in basso rispetto a dove stava nel Pixel 6 (che è questo): pochi millimetri, ma lo rendono più facilmente utilizzabile. Poi, la durata della batteria: con un uso moderato, siamo riusciti ad arrivare a quasi due giorni di stand-by e 3,5 ore di schermo acceso senza problemi o ricorrere a particolari escamotage; la ricarica ci è parsa invece stranamente lunga, anche quando lo schermo del telefono la indica come veloce.

Infine, i tanti dettagli del software, perché sui telefoni di Google, Android (qui alla versione 13) è ricco di piccole attenzioni verso l’utilizzatore: per esempio, ci è piaciuto che lo sblocco con il volto non sblocchi completamente il telefono ma richieda un ulteriore tocco per consentire l’accesso alla schermata iniziale e alle app. Può sembrare scomodo, ma è utile per evitare di mettersi in tasca il telefono attivo e fare partire chiamate indesiderate, solo perché magari gli si è data un’occhiata al volo che l’ha sbloccato.

L’ultimo dettaglio, che un dettaglio non è, riguarda i prezzi: non solo i Pixel 7 sono da subito in vendita anche in Italia (con i Pixel 6 avevamo dovuto aspettare 4 mesi), ma anche costano come i precedenti. Nonostante il difficile periodo storico e i vari upgrade dal punto di vista tecnologico, non hanno subìto rincari: quello piccolo parte da 649 euro, quello grande da 899 euro.

Torino, Castello del Valentino: un semaforo fotografato in notturna con un Google Pixel 7 Pro

Belli da vedere, però…

L’unico dubbio che abbiamo avuto, nella breve presa di contatto con i nuovi Google Pixel 7 e Pixel 7 Pro, riguarda la loro durata nel tempo. Dal punto di vista dell’integrità, intendiamo: sono belli (davvero molto belli, più di quelli del 2021), ma sono anche parecchio scivolosi, sia quando stanno su un tavolo sia quando li si tiene in mano. Se dovessero cadere, che succederebbe a tutto quel vetro? Perché va bene che è Gorilla Glass Victus davanti e dietro, ma è pur sempre vetro.

Non abbiamo ancora avuto tempo e modo di scoprirlo, ma francamente speriamo di non scoprirlo mai.

Fonte : Repubblica