STMicroelectronics: Catania diventa un polo per il chip europeo

STMicroelectronics: Catania diventa un polo per il chip europeo

L’azienda italo-francese specializzata in semiconduttori ha confermano un investimento da 750 milioni di euro per la creazione di un nuovo impianto all’avanguardia in Sicilia

Di Dario d’Elia

STMicroelectronics, il colosso italo-francese del settore dei semiconduttori, costruirà un nuovo impianto a Catania con un investimento di circa 750 milioni di euro. Nello specifico è prevista per il 2023 una linea dedicata alla produzione di substrati in carburo di silicio (SiC). In pratica si tratta di componenti chiave per alimentatori, inverter per eolico e solare, motori industriali, veicoli ibridi ed elettrici di nuova generazione. Un’alternativa alle soluzioni più convenzionali in silicio.

Una storia anche italiana

STMicroelectronics è nata nel 1987 dalla fusione della francese Thomson Semiconducteurs e dell’italiana SGS Microelettronica. Quest’ultima è erede di altissimo lignaggio, poiché frutto delle esperienze congiunte di Società Generale Semiconduttori, creata da Olivetti nel 1957, e ATES, inizialmente specializzata in valvole termoioniche. In sintesi si parla della storia dell’informatica italiana e di un capitolo importante per la produzione dei semiconduttori. 

Anche Federico Faggin, lo scienziato italiano che ha dato il via all’era dei personal computer, ha raccontato recentemente all’Italian Tech Week e nel suo libro Irriducibile, della sua esperienza in Fairchild Semiconductor poi confluita in STM. “Nel 1968 mi trasferii nella Silicon Valley, in California, per lavorare alla Fairchild Semiconductor, dove sviluppai la tecnologia MOS con gate di silicio che rese possibili i microprocessori, le memorie dinamiche ad accesso casuale, le memorie non volatili e i sensori d’immagine CCD: i componenti chiave della rivoluzione informatica. Nel 1970 andai a lavorare all’Intel, e qui progettai il primo microprocessore al mondo, l’Intel 4004”, ha ricordato.

Al netto delle altre acquisizioni avvenute nel tempo, lo sbarco all’Euronext Paris, la Borsa di New York e la Borsa di Milano, è lo zampino di STM nei prodotti del quotidiano a lasciare il segno nell’immaginario collettivo. Si pensi a uno dei primi sensori di immagini Cmos delle webcam e fotocamere, le tecnologie dietro alle smartcard e le wireless lan, le memorie flash e le tecnologie di elaborazione video per i televisori lcd. Persino il Telepass delle nostre auto disponeva di un trasponder realizzato da STMicroelectronics. E come dimenticare anche i processori realizzati per Motorola e che hanno fatto il successo dei primi Macintosh e dell’Amiga.

L’aiuto di Apple

Un capitolo importante riguarda anche il lungo sodalizio con Apple. Con il lancio dell’iPhone nel 2007, inizialmente STM si è distinta come fornitore di sensoristica – nello specifico l’accelerometro. Dall’iPhone 7 ha iniziato a fornire un sensore di prossimità personalizzato. E a partire dall’iPhone X il numero di componenti italo-francesi è aumentato; si pensi ad esempio ai sensori di tempo di volo (ToF) per misurare la profondità negli scatti, l’unità a infrarosso sempre della fotocamera e il circuito di gestione energetica dei pannelli Oled.

Oggi l’azienda dice di essere fatta da “48.000 creatori e produttori di tecnologie, dispositivi e soluzioni per semiconduttori”. Sono concentrati sui chip che sono nascosti nelle auto elettriche, nelle macchine industriali di grandi dimensioni, nei data center, negli hard disk, smartphone e persino lavatrici e spazzolini elettrici.

I vantaggi del SiC

I dispositivi basati sul carburo di silicio consentono “una maggiore efficienza del sistema, una commutazione più rapida, minori perdite e una migliore gestione termica”. Si possono quindi progettare unità di alimentazione più piccole e leggere caratterizzate da una maggiore densità di potenza. STM stima che con questo approccio un veicolo elettrico possa superare i 600 km di autonomia, ridurre il peso mediamente di 150/200 kg e stressare meno le batterie. Negli ambiti industriali e robotici, nonché negli alimentatori per server e nei sistemi di conversione dell’energia solare, rispetto al silicio, si possono registrare perdite di potenza inferiori, una riduzione delle dimensioni e dei pesi dei sistemi, e una riduzione del costo di possesso del 20%.

Eccellenza europea

Il nuovo impianto verrà realizzato accanto allo stabilimento catanese di STMicroelectronics, che oggi produce dispositivi in SiC ed è da tempo per l’azienda un punto di riferimento nella ricerca e sviluppo. “Sarà il primo nel suo genere in Europa per la produzione in volumi di substrati epitassiali in SiC da 150 mm, e integrerà tutti i passaggi del flusso produttivo”, sottolinea il gruppo italo-francese. 

La cosiddetta crescita epitassiale viene definita come il primo passo durante il processo realizzativo che consente sul substrato di stabilire le caratteristiche finali del dispositivo di potenza (finale) che si intende fabbricare. L’intento è di soddisfare sia la domanda delle aziende che hanno bisogno del prodotto finito, che di quelle che producono in autonomia. Senza contare la domanda interna di SiC. “Stiamo ampliando le nostre attività operative a Catania, il centro delle nostre competenze nei semiconduttori di potenza e dove abbiamo già integrato attività di ricerca, sviluppo e produzione per il SiC in stretta collaborazione con istituti di ricerca italiani, università e fornitori”, ha dichiarato Jean-Marc Chery, presidente e Ceo di STMicroelectronics.

L’investimento complessivo sarà spalmato in cinque anni e avrà anche il supporto finanziario dello Stato italiano nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Anche perché il Ministero delle Finanze è presente nell’azionariato con il 13,75% delle quote. A regime sono inoltre previsti 700 nuovi posti di lavoro. Un’ottima notizia, che fa il pari con la recente decisione di Intel di aprire un impianto produttivo in Italia: non è ancora chiaro però se in Piemonte o in Veneto.

Fonte : Repubblica