Edgar Allan Poe, i migliori film ispirati alle sue opere

In occasione dell’anniversario della scomparsa del grande scrittore americano (avvenuta il  7 ottobre del 1849)  un  viaggio alla scoperta di come il geniale autore  abbia influenzato il grande schermo, tra corvi, morti rosse, gatti neri, scarabei, cuori rivelatori, barili di amontillado, pozzi e pendoli.

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“Poe è il più indegno, il più depravato degli esseri…è un bruto, un maiale del genio, un pazzo agitato dai tre spiriti della falsità, della furia, e dell’immoralità…un demone delirante che corre e urla nelle tenebre, mostruoso bastardo del diavolo”

Con questi improperi, intorno alla metà dell’Ottocento, il gazzettiere del Living Age liquidava l’inventore del romanzo poliziesco, l’indagatore dell’incubo, l’aedo della letteratura horror. Nato a Boston, 19 gennaio del  1809 da una madre attrice e un padre ubriacone, rimasto orfano all’età di due anni, espulso con disonore dall’accademia di West Point, Edgar Allan Poe morì il mattino del 7 ottobre del 1849. Non più di 10 persone seguirono la sua bara inumata nel cimitero presbiteriano di Baltimora.

Certo, chissà quanti follower avrebbe ora su twitter “quello scellerato di marca, quel mendicante, quel vagabondo“, come lo definì il cronista della rivista di Edimburgo nel 1858 (e in questo senso la serie “The Following” si è rivelata assai profetica). Sì, perché, oltre ad aver rivoluzionato il romanzo nero, Poe ha influenzato il cinema almeno quanto la morte rossa ha contagiato la contrada del Principe Prospero. D’altronde, Edgar scriveva: “Tutto ciò che vediamo o sembriamo non è altro che un sogno in un sogno.” E cosa sono il grande e il piccolo schermo se non una fabbrica di sogni? E spesso di incubi. 

Edgar Allan Poe: da Epstein a Corman

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Sin dall’epoca dei Silent Movie, le fantasmagorie di Poe si sono trasformate in celluloide. Basti pensare a La caduta della casa Husher (1928), capolavoro del muto, diretto da Jean Epstein e sceneggiato da  Luis Buñuel. Notevole anche Il Dottor Miracolo, una delle prime trasposizioni cinematografiche di I delitti della Rue Morgue, con un istrionico Bela Lugosi.

Al cinema il mentore più prolifico di Poe è stato Roger Corman con ben sette trasposizioni. Per entrare nel mondo di Poe, il regista americano andò persino in analisi. Tant’è che a proposito della casa Husher, Corman scrive “La casa può essere vista come il corpo di una donna, reso accessibile da porte, finestre, archi. Il corridoio diventa l’organo sessuale femminile. Avanzare lungo il corridoio oscuro potrebbe significare, ad esempio, scendere nei recessi dei primi turbamenti. Sono impulsi contraddittori: un’attrazione e un desiderio irresistibili nei confronti del sesso, e la paura dell’ignoto e dell’illecito ed è proprio l’ambivalenza a creare tensione.”

 Ma la forza di quelle pellicole girate con budget risibili, tra fiori di plastica e chili di biacca, risiede nel volto affilato e immortale di Vincent Price.  Alle prese con donne fatali e letali come Morella, Ligeia, sospeso tra i Vivi e i Morti, tra il pozzo il pendolo, l’attore è la trasfigurazione dell’uomo di fronte all’ignoto, dell’essere umano soverchiato, annichilito, obnubilato da forze soprannaturali. E anche quando la paura cede il passo al riso, come in Maghi del Terrore, Price ha classa da vendere. Persino nella beffa, nello sberleffo, nel birignao, Price risulta sempre perfidamente perfetto, un dandy del sarcasmo grazie alla complicità di sodali del calibro di Boris Karloff e  Peter Lorre. Vincent Price sapeva scherzare col sorriso. Basti pensare alle collaborazioni con Tim Burton, o a “Thriller” di Michael Jackson, il videoclip che cambiò per sempre la Storia della musica in tv.

UN PO’  DI POE IN ITALIA, TRA FELLINI E ARGENTO

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Se negli States, gli incubi hanno il volto aristocratico e perverso dell’immenso Vincent Price, superbo sia nei panni del Principe Prospero, sia in quelli di Roderick Usher, in Italia è Terence Stamp a restituirci tutta l’angoscia e la follia dell’arte di Poe. In Toby Dammit, tratto dal Racconto Non scommettere la testa con il diavolo e unico episodio riuscito di Tre Passi nel delirio, Stamp è un dolente e narciso alter ego di Edgar Allan, sublime quando recita il Macbeth. Certo, la regia di Fellini contribuisce a rendere indimenticabili le immagini. Da gran bugiardo qual era, il Maestro è assolutamente infedele al testo (lesse il racconto solo a riprese ultimate), ma condivide un idem sentire nella fantasmagorica rappresentazione di un’anima dannata destinata a perdere la ghirba con Satanasso In quel surreale e untuoso contesto, tra un western cattolico e “una lupetta d’oro”, Fellini ci offre un biglietto di sola andata verso la fine, perché “a vita è solo un ombra che cammina”, per citare Shakespeare

Anche un altro maestro del cinema italiano si è cimentato con Poe. Si tratta di Dario Argento che nel film a episodi Due occhi diabolici rilegge Il gatto nero in chiave iperrealista, con citazioni da Hopper e un Harvey Keitel sadico fotoreporter. L’altro episodio del film è firmato da George A. Romero che trasforma The Facts in the Case of Mr. Valdemar in un apologo sull’avidità. 
Anche il cinema bis nostrano ha omaggiato l’autore di Il pozzo e il pendolo: da Il Tuo vizio è una stanza chiusa è solo io ne ho la chiave con una Fenech sexy e morbosa 

Essere Edgar Allan Poe: Da John Cusack a Robert Downey JR

Nel corso del tempo, a interpretare sullo schermo il tormentato scrittore si solo alternati, tra gli altri, Geoffrey Wallace in Il giardino delle torture, Klaus Kinsky  Nella stretta morsa del ragno  ,  John Cusack in The Raven., Ben Chaplin in Twixt

Ora l’attesa tutta per il biopic griffato Sylvester Stallone. Al netto della dichiarazione di Sly: “Scrivere non è divertente. È come farsi asportare la milza attraverso il naso, tirata da un camion!”,”, forse il film potrebbe risultare un felice incursione nell’incubo da parte di una star avvezza a fronteggiare paure, fantasmi, rimorsi. E Robert Downey Jr (che dovrebbe vestire i panni di Poe) ha un cuore rivelatore capace di sincronizzare i battiti con quelli del talentuoso dipsomane di Baltimora, Perché solo chi cade può risorgere. E Robert, archiviate le dipendenze e le notti consumate per sbaglio o per deboscia nei letti di sconosciuti vicini, è l’attore ideale per una resurrezione letteraria e financo cinematografica.

In fondo, tra cinema e televisione, i volti di Poe si moltiplicano come in un gioco di specchi ed arabeschi. Al tempo dei social network e dei microblogging, il corvo di The Raven si può incarnare persino una riuscita parodia alla Bart Simpson. Certo, “nevermore” resta un avverbio che squarcia le tenebre, una chiave magica che apre dimensioni puro male. Quel “mai più” sarà per l’eternità un inciso straziante. 

Perché “Se guarderai a lungo nell’abisso, anche l’abisso guarderà dentro di te“, diceva Nietzsche.

Forse la sola panacea contro questa velenosa deriva mortifera, legata a doppio filo alle opere di Poe è Charles Baudelaire.  L’autore dei Fiori del male, fratello spirituale dello scrittore americano, considerava, a ragion veduta, Edgar una vittima e non un carnefice. E invitava con queste parole a rendere omaggio al diletto genio di Boston “voi tutti che avete aspirato all’infinito pregate per Poe che vede e che sa; intercederà per voi.”

Fonte : Sky Tg24