Al Wired Next Fest, Paolo Gerbaudo: Viviamo momento di riflusso dopo iperpopulismo

“Le elezioni del 2018 sono state iperpopuliste, adesso assistiamo a momento di riflusso in molti paesi, si torna un po’ alle classiche contrapposizioni”: cosi Paolo Gerbaudo, sociologo e teorico politico alla Scuola Normale Superiore e al King’s College di Londra, sintetizza al Wired Next Fest la dinamica delle ultime due tornate elettorali. Se quattro anni fa, tra Lega e Movimento 5 Stelle, il populismo aveva dominato, in questa fase si torna forse più all’antico, come dimostra la vittoria elettorale di Fratelli di Italia. “Meloni è destra classica, non populismo propriamente detto”, afferma il sociologo.

La scorsa tornata è stata dominata anche dall’astensionismo. Ma come si sono comportati i giovani? Nicola Neri, amministratore delegato Ipsos Italia, protagonista del panel con Gerbaudo a Wired Next Fest 2022, lo spiega: “I giovani si sono comportati un po’ meglio della media nazionale. In Italia non veniamo da storia di alta partecipazioni, oggi siamo al 37 per cento di astensione che è decisamente alto. C’è astensionismo volontario e involontario; c’è quello che nasce dalla nostra demografia, ad esempio la difficoltà a muoversi degli anziani ma abbiamo anche gente che lavora lontano dalla residenza, quindi un astensionismo momentaneo che nasce da diversi fattori, gente che si sente poco rappresentata”.

Nel quadro delle contrapposizioni generazionali, la Gen Z ha partecipato più dei millennial. Tuttavia, non bisogna esaltarsi, in quanto è vero che l’astensione dei giovanissimi è più basso della media generale ma resta comunque alto.

Tuttavia, l’idea che i giovani fossero apatici e distanti è sconfessata. “Da un lato vediamo interesse di ritorno alla politica, in uno studio condotto con una collega dell’ateneo Federico II ho confrontato i dati con lo scenario 2004; abbiamo un aumento significativo del numero di persone che seguono con grande frequenza le notizie, quindi hanno accesso all’informazione; una crescita importante della discussione di notizie, eventi; parlare di politica è un comportamento che è stato reso più frequente grazie ai social media. Vediamo un aumento delle forme di partecipazione a bassa intensità ma se ci muoviamo verso media e alta intensità vediamo un’asimmetria, non c’è aumento corrispettivo”

I giovani grazie ai social hanno ritrovato interesse alla politica ma anche in questo caso meglio non generalizzare sulle piattaforme: “I social sono diversi per il pubblico che hanno, oltre che per le features. Facebook è per anziani, Twitter più giovane, educato, urbano. La seconda generazione Telegram ha acquisito un ruolo più importante. Abbiamo dati che che ci confermano che la Gen Z ha però particolare interesse all’autenticità e quindi potrebbe nutrire più sospetto verso le organizzazioni” .

Non basta pretendere che i giovani vadano al seggio. Bisogna anche coinvolgerli. In che modo? “ I giovani hanno entusiasmo importante, bisogna nutrirlo attraverso un dialogo che sia meno centrato su presentismo, sull’io o sul noi, più orientato a un’idea di società da costruire, bisogna allungare l’orizzonte temporale sennò quando la Gen z esce dal mondo dello studio e si scontra con le prime difficoltà della vita, a quel punto diventa disillusa come quello dei millennial” conclude Neri.

Fonte : Wired