Al Wired Next Fest Veronica Yoko Plebani: “Ci sono due grandi tipi di narrazione per le persone con disabilità: pietistica ed eroica. Questo crea un pregiudizio sbagliato”

“Se non mi rivolgessero sguardo di pietà ma uno sguardo neutro sarebbe una rivoluzione per me, così come non dover chiedere aiuto a 15 anni sarebbe stato molto liberatorio per un’adolescente” inizia a raccontare al Wired Next Fest di Milano l’atleta paralimpica Veronica Yoko Plebani, colpita da una meningite batterica fulminante all’età di 15 anni. 

A parlare di accessibilità e di inclusione, sul palco del Wired Next Fest insieme a lei c’era della Marco Maria Pedrazzo, head of design del dipartimento per la Trasformazione digitale: “Lavoro all’interno di un dipartimento dello stato e sono a capo di un progetto che si chiama Designers Italia e si occupa della sensibilizzazione sulla cultura della progettazione digitale in ambito pubblico– spiega-. Se nel privato posso scegliere, invece nel pubblico i nostri prodotti devono essere per tutti. Noi cerchiamo di sensibilizzare e distribuire kit per trovare delle soluzioni”.

L’atleta ha parlato anche della frustrazione di non essere sempre nella condizione di compiere azioni senza chiedere aiuto: Vorrei fare tutto da sola- spiega-, però ci sono delle cose che mi infastidiscono tantissimo. Per esempio, i cassonetti della spazzatura sono la cosa peggiore del mondo, ed è una questione di di dignità umana.  Anche il bancomat per me è complicatissimo: faccio fatica a prendere i soldi. Una volta ho esitato a prendere i soldi e la macchina me li ha strappati. Va bene le rampe, va bene gli ascensori, ma ci sono tantissime altre cose che andrebbero valutate” denuncia.

Il 15% della popolazione mondiale ha una disabilità– continua Yoko Plebani, che da quando è piccola si diletta nel nuoto, nello snowboard, nella canoa, nel ciclismo e nel triathlon, Ed è proprio grazie a quest’ultima disciplina che, dopo 750 metri di nuoto, 20 km in sella a una bici e cinque di corsa ha festeggiato con il tricolore alle spalle la sua prima medaglia ottenuta ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020e noi allontaniamo queste persone se non diamo spazio e non diamo potere. Continuo a sostenere che è impossibile essere raccontati da qualcuno che non ha la disabilità. Raccontare della disabilità è raccontare di una caratteristica”. 

Se nella vita di tutti i giorni si inizia a pensare all’inclusione, Nel digitale non è concepibile preoccuparsi per renderlo accessibile a tutti. Le modifiche sono meglio anche per chi non è disabile- ricorda Pedrazzo.

“Ci sono due grandi tipi di narrazione per le persone con disabilità: pietistica ed eroica. Questo crea un pregiudizio sbagliato, essere disabile è qualcosa che io affronto ogni giorno e che pesa su quello che faccio ogni giorno. Dallo straordinario all’ordinario” conclude Yoko Plebani. 

Pedrazzo chiude l’incontro con la “metafora della casa”: “Non si deve costruire una casa apposta per la disabilità, ma deve essere accogliente per tutti: i risultati si assomigliano, ma li viviamo diversamente sulla nostra pelle”.

Fonte : Wired