C’è un robot all’aeroporto di Fiumicino: si chiama Ottobot e aiuta i passeggeri

Si chiama Ottobot 2.0 ed è un po’ uno steward di terra: è in grado di muoversi in completa autonomia in ambienti affollati e labirintici, come uno scalo di dimensioni importanti come quello di Roma Fiumicino, e d’altronde ha già dato prova delle sue abilità in quello di Cincinnati, negli Stati Uniti.

Non solo: è anche in grado di consegnare cibi acquistati dai passeggeri direttamente al gate in cui sono in attesa dell’imbarco e nulla impedisce che questo robot, sviluppato dalla startup Ottonomy.IO, possa anche dare assistenza sui ritardi dei voli o su altri tipi di necessità che toccano ogni giorno milioni di passeggeri (solo al Da Vinci passano 11,6 milioni di persone l’anno).

Sono innovazioni che di solito si vedono all’estero e invece la scorsa settimana il gruppo ha annunciato il primo passo globale proprio nel principale aeroporto romano. Ottobot 2.0 dà una mano nel nuovissimo Molo A del Terminal 1, inaugurato lo scorso maggio, e non è certo un progetto isolato di Aeroporti di Roma: è uno dei tanti pezzi di una strategia a lungo termine per aumentare e potenziare con la tecnologia l’esperienza di chi, ogni giorno, vive l’aeroporto. Ovviamente, i passeggeri, ma anche gli equipaggi, i dipendenti dello scali e dei negozi, gli addetti alla sicurezza e così via. Una strategia che si incarna anche nell’ADR Innovation Hub, il primo incubatore industriale interno a uno scalo aeroportuale, che sarà inaugurato il 17 ottobre.

Ottobot 2.0: primo passo di un lungo percorso

“Abbiamo scelto l’automazione come uno dei nostri argomenti per la nostra prima call for ideas perché puntiamo veramente a migliorare l’esperienza dei passeggeri con un approccio di potenziamento continuo, che d’altronde ha guidato Fiumicino nel suo percorso di eccellenza qualitativa e innovazione dal 2016”, ha spiegato Emanuele Calà, vicepresidente per l’innovazione e la qualità in ADR. In particolare, all’interno di ADR Innovation Hub prenderà vita nei prossimi mesi un progetto specifico, battezzato Runway to the Future, in collaborazione con Plug & Play Tech Center, LVenture Group e PWC. Ottonomy è appunto una delle 10 startup selezionate dall’hub per questo percorso inaugurale: sul robottino i passeggeri possono scansionare un QR Code per acquistare cibi e bevande e farseli consegnare al gate. Con sviluppi e aggiornamenti futuri, nulla impedisce che dal delivery si passi alle informazioni, all’assistenza e a ogni altro genere di servizio aeroportuale. D’altronde la nuova generazione di dispositivi è ampiamente personalizzabile: l’architettura è modulare, vale a dire adattabile a diversi impieghi oltre il food delivery, e i software dell’azienda sono in grado di coordinare, come fossero orchestrali di un ensemble, diversi robot operativi negli stessi luoghi come appunto un grande scalo, un centro commerciale o un ospedale.

“Stiamo lavorando attivamente con molte organizzazioni globali per sviluppare i nostri robot autonomi – ha detto Ritukar Vijat, CEO di Ottonomy.IO – L’interesse per la nostra tecnologia è alto in diversi settori, dal travel al commercio fino all’hospitality. Il debutto di Ottobot 2.0 per il programma di accelerazione di ADR è un’altra pietra miliare nell’adozione dei robot autonomi e nel modo in cui si inseriscono nella nostra vita quotidiana”.

Come funziona ADR Innovation Hub

Tornando all’Innovation Hub, al vertice della cosiddetta Innovation Cabin Crew ci sono appunto Calà e Giulio Ranucci, responsabile innovation e digital, insieme a 29 professioniste e professionisti, in rappresentanza delle varie business unit di Aeroporti di Roma, in grado di guidare le startup selezionate dalle 5 challenge sempre aperte (che puntano su sostenibilità, qualità, efficienza aeroportuale, digitalizzazione dei processi aziendali e retail) verso lo sviluppo delle proprie soluzioni.

Le challenge proposte da ADR Spa si rivolgono a tutte le startup o PMI innovative nazionali o internazionali: il programma è organizzato come una POC Factory, cioè con l’obiettivo di supportare le startup nello sviluppo di un prototipo sulla base della proposta selezionata. Dura 5 mesi ed è strutturato in due fasi principali: una di avvio di un mese e una di sviluppo funzionale allo sviluppo della PCO (4 mesi). Il tutto appunto nel primo Corporate Vertical Incubator italiano del settore aeroportuale, che si trova al Terminal 1 dell’Aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino. Sul piatto ci sono 390mila euro di finanziamenti: l’accordo proposto da ADR a ciascuna delle startup selezionate equivale a un ammontare complessivo di 65mila euro, di cui 35mila per lo sviluppo di un prototipo in 5 mesi e 30mila di investimento convertibile in quote del capitale della startup.

Fonte : Repubblica