Da dove arriva il gas in Italia che useremo in inverno

Le forniture di gas naturale in Italia sono cambiate, mentre il gas russo al Tarvisio diminuisce, le altre fonti di approvvigionamento sono incerte e l’inverno è alle porte. Da dove arriva ora il gas in Italia? Il governo Draghi insieme ad Eni ha avviato un piano di diversificazione dei paesi fornitori di gas per emanciparsi dalle forniture della Russia: Libia, Nord Europa, ma soprattutto Algeria e Azerbaigian stanno sostituendo i volumi di gas russo che ormai costituiscono una quota minima, ma non trascurabile, delle forniture. In vista dell’inverno, Today ha preparato una serie di grafici e strumenti utili a capire cosa sta succedendo con il gas in Italia, dalle forniture al livello degli stoccaggi, fino alla mappa dei gasdotti italiani. 

Dove sono i gasdotti in Italia: la mappa

La distribuzione del gas in Italia è gestita da Snam grazie a una rete di gasdotti che copre in modo capillare il paese. Da dove arriva il gas in Italia? Il gas arriva dall’estero in 5 punti principali di ingresso sul territorio nazionale, in corrispondenza dei gasdotti di: 

  • Tarvisio, Friuli Venezia Giulia: qui arriva la totalità del gas russo, tramite il TAG (Trans Austria Gas) che porta in Italia il gas dalla Russia passando attraverso Ucraina, Slovacchia e Austria. Ha un secondo “ramo” che entra in Italia a Gorizia passando dalla Slovenia. L’impatto dei danni al Nord Stream riguarda l’Italia in parte, perché la quasi totalità delle forniture russe arriva a Tarvisio tramite il gasdotto che attraversa l’Ucraina e poi l’Austria;
  • Passo Gries, Piemonte: da qui passa il gas che arriva dai giacimenti del Mare del Nord tramite Transitgas, il gasdotto proveniente da Norvegia e Olanda;
  • Mazara del Vallo, Sicilia: qui arriva il Transmed che collega l’Algeria all’Italia tramite la Tunisia fino al punto di ingresso di Mazara del Vallo. Ad oggi l’Algeria è il primo paese per esportazioni di gas in Italia;
  • Gela, Sicilia: a Gela arriva l’altro gasdotto proveniente dall’Africa, il Greenstream, proveniente dalla Libia. Si tratta del gasdotto più lungo del Mar Mediterraneo;
  • Melendugno, Puglia: in Puglia c’è il Tap (Trans Adriatic Pipeline) che trasporta il gas dell’Azerbaijan verso il Nord Europa.

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L’andamento delle forniture: ora l’Italia da chi compra il gas?

Le forniture di gas italiane sono cambiate nel 2022. Come si vede dal grafico, nel corso degli ultimi mesi i paesi fornitori hanno stravolto il loro peso negli approvigionamenti di gas dell’Italia. Spicca il crollo dei flussi dalla Russia: non è più il paese da cui importiamo più gas.

Clicca qui per vedere il grafico con l’andamento delle forniture di gas in Italia nel 2022

Il governo Draghi ha stretto diversi accordi per sostituire il gas russo, anche in previsione di uno scenario di totale azzeramento dei flussi. I dettagli degli accordi sono stati resi pubblici, ma sull’effettiva portata degli approvigionamenti e delle tempistiche non c’è stata chiarezza sufficiente. Secondo gli accordi stretti dal governo, le nuove forniture di gas in Italia arriveranno da: 

  • Congo: dal 2023 grazie allo sviluppo di un progetto di GNL (Gas Naturale Liquefatto) dovrebbero arrivare oltre 4,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno;
  • Egitto: da qui arriveranno 3 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto, anche se nel comunicato si legge che riguarderanno “il portafoglio Gnl di Eni destinato all’Europa e all’Italia”. Non è chiara la quantità destinata all’Italia;
  • Algeria: gli accordi firmati ad aprile e maggio aumenteranno le forniture attraverso il gasdotto Transmed, che si allaccia alla rete italiana a Mazara del Vallo, a graduali “volumi crescenti” già a partire dal 2022, si legge nel comunicato. Per il 2023/24, Eni si aspetta fino a 9 miliardi di metri cubi l’anno.

In più, sarà fondamentale il ruolo del Gnl, il gas naturale liquefatto, già decisivo nell’economia delle forniture italiane grazie ai tre impianti di rigassificazione esistenti. L’Italia vuole puntare su altre due unità di rigassificazione acquistate da SNAM, da posizionare in mare di fronte a Piombino e Ravenna. La definitiva messa in funzione dell’impianto è stata però molto controversa e dibattuta dal punto di vista politico, ed è probabile che il loro apporto alle forniture possa essere ritardato.

Come sono cambiate le forniture di gas in Italia nel 2022

Gli accordi presi dal governo Draghi e le continue diminuzioni dei flussi di gas, a volte azzerati, dalla Russia hanno stravolto il portafoglio dei paesi fornitori di gas all’Italia. Ora, la Russia non è più il paese da cui arriva più gas. Secondo i dati Snam elaborati da Today, nel periodo da gennaio a settembre 2022 l’Italia ha importato il 51,3 per cento di gas in meno dalla Russia. Il paese da cui l’Italia importa più gas è diventato l’Algeria, le cui forniture sono cresciute del 13 per cento.

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Quanto gas arriva ora dalla Russia

Le forniture di gas russo all’Italia sono crollate. Come si vede dal grafico, c’è una differenza notevole tra i volumi arrivati al punto di ingresso del Tarvisio nell’ultimo anno: siamo passati dai 2,2 miliardi di metri cubi di settembre 2021 ai 454 milioni di metri cubi di settembre 2022. 

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Ora lo scenario più probabile è l’azzeramento totale dei flussi dopo che sono stati ridotti al minimo: sappiamo che la principale infrastruttura che trasporta gas dalla Russia verso l’Europa, il Nord Stream 1, è già stata chiusa fino a nuova comunicazione e che potrebbe non riaprire. L’impatto dei recenti danni al Nell’ultima settimana, coi dati aggiornati al 6 ottobre 2022, i flussi dalla Russia hanno costituito poco meno del 2 per cento delle importazioni totali, con appena 24 milioni di metri cubi. Per avere un’idea, dall’Algeria è arrivato il 44,7 per cento delle forniture con 575 milioni di metri cubi. Da sottolineare anche il ruolo del Gnl che ha rappresentato il 26, 6 per cento dei flussi degli ultimi sette giorni.

L’Italia è in grado di stoccare 12 miliardi di metri cubi di gas, oltre a 4,5 miliardi aggiuntivi che costituiscono la riserva strategica, per un totale di 16,5 miliardi di metri cubi. Gli stoccaggi sono fondamentali nel piano di approvvigionamento energetico nazionale 

Ogni anno vi si attinge ma gli stoccaggi bastano a coprire solo circa il 20 per cento del fabbisogno nazionale. A oggi, l’Italia è riuscita a riempire gli stoccaggi per oltre il 91 per cento della loro capacità, in linea con le previsioni del governo. 

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Fonte : Today