James Bond: passato, presente e futuro dei film che compiono 60 anni

In No Time To Die il protagonista trova invece benissimo il tempo di morire e le reazioni che la svolta narrativa sono ulteriore termometro del modo in cui il pubblico è ancora fedelissimo a questo tipo di rappresentazione (ma anche a una sua dimensione piuttosto retriva): in particolare Twitter è stato inondato di proteste per un personaggio “che non doveva morire”, al grido di “avete rovinato un mito”, tutti forse immemori del fatto che i personaggi di finzione possono tranquillamente resuscitare. Altre polemiche sono infuriate perché – altra svolta narrativa piuttosto geniale dell’ultimo film, tra l’altro in una sceneggiatura rivista dalla Phoebe Waller-Bridge di Fleabag – il tanto blasonato titolo di 007, una volta andato in pensione Bond, viene assegnato a un’altra agente: ebbene sì, un’agente con l’apostrofo, quindi donna, per di più nera, la Nomi interpretata da Lashana Lynch. Apriti cielo: già prima delle critiche alla Sirenetta afroamericana, la 007 che sovverte tra l’altro il cliché maschilista-coloniale ha fatto invelenire gli animi. A dimostrazione che a livello di successo finanziario James Bond gode di ottima salute, dal punto di vista della contemporaneità del suo orizzonte valoriale forse un po’ meno.

Il futuro

Non c’è dubbio però che James Bond saprà risorgere un’ennesima volta dalle proprie ceneri. I produttori attuali, in primis Barbara Broccoli (figlia dell’Albert di cui sopra), ha assicurato che 007 tornerà, probabilmente tra un paio d’anni. Non è chiaro quale espediente sarà utilizzato per riportarlo in attività, ma il punto cruciale in questo momento è capire quale attore lo interpreterà (non sarà un’attrice, questo è abbastanza assodato, tanto per tranquillizzare gli inveleniti di Twitter). Il totonomi imperversa, e per fortuna la rosa è limitata dal fatto che per interpretare bisogna essere nati nel Regno Unito o perlomeno nel Commonwealth (ma quindi anche India? Pakistan? Bahamas? Sierra Leone? Chissà): si parla con fasi alterne di attendibilità di Tom Hardy, Tom Hiddleston, Tom Holland e anche attori che non si chiamino Tom, tipo Regé-Jean Page, mentre invece Idris Elba è ritenuto già troppo maturo (un Bond deve rimanere in carica almeno dodici anni). Scartata invece la gen Z, dato che non si vuole puntare a fare James Bond Jr. (pur mirabile cartone animato apprezzato da chiunque sia cresciuto negli anni Novanta).

Il nodo totonomi dovrà essere sciolto a breve se davvero si punta, come si dice, a uscire nelle sale col nuovo “Bond 26” entro il 2025. Ma a caratterizzare il futuro della saga, in ogni caso, il cinema non basterà. In un mondo dell’intrattenimento sempre più complesso e multicanale, anche 007 sfonda la quarta parete della sala e dilaga ovunque: in una mossa molto coerente con le dinamiche delle media company di oggi, Amazon si è comprata lo storico studios cinematografico Mgm, e quindi anche i diritti dei film di James Bond. Questo per poter inserire i titoli di Connery & co. in catalogo, e infatti dal 5 ottobre su Prime Video ci sono tutti e 25, più uno speciale documentario The Sound of 007. Ma soprattutto per potere creare una specie di cinematic universe: già ordinata è la serie 007’s Road to a Million, una specie di competizione reality in giro per il mondo, ma l’acquisizione di Mgm punta a realizzare altre serie e spin-off.

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Ma non finisce qui: per dimostrare di essere davvero rilevante, oltre a mutare nuovamente pelle e a reincarnarsi in un maschio non-tossico, non-violento e possibilmente non pro-Brexit, James Bond dovrà riuscire nell’ancor più difficile sfida di contare qualcosa anche sui social, soprattutto quelli presidiati dalla generazione Z. Su TikTok sta già circolando il trend denominato “Bond chord“, quell’accordo così immediatamente riconoscibile che accompagna ogni freddura o ogni momento eclatante della nostra spia preferita. Sopravvissuto alla fine del colonialismo, alla Guerra fredda, al #MeToo e – speriamo – alla minaccia nucleare di Putin, James Bond dovrà dimostrare che Diamonds are forever, ma anche gli agenti segreti sessantenni un po’ boomer non sono da meno.

Fonte : Wired