Direzione Pd dopo la sconfitta elettorale: di cosa parlerà Letta e quando inizierà il congresso

5 Ottobre 2022

Domani alle 10 inizierà la direzione del Pd, convocata dal segretario uscente Enrico Letta, per un’analisi della sconfitta.

0 CONDIVISIONI

Per domani il segretario del Pd Enrico Letta, che ha annunciato che lascerà la guida dei dem, ha convocato la direzione del partito. L’evento sarà anche trasmesso in diretta dalle 10 su Radio Immagina, la web radio del Partito democratico. All’ordine del giorno c’è l‘analisi del voto delle elezioni politiche e la discussione sull’avvio del percorso congressuale, un appuntamento in cui ci sarà un primo confronto del gruppo dirigente, Letta ha già detto che accompagnerà il partito fino al congresso, impostando quindi l’inizio della legislatura, che vedrà il Partito Democratico all’opposizione. Cambiare linea o cambiare nome o simbolo? Basterà sostituire i vertici del partito? Sono queste le domande che assillano in questo momento i dem. Letta nei giorni scorsi ha già messo a punto una sua proposta. La porterà in direzione e, come fanno sapere dal Nazareno, sarà una “proposta aperta, non un prendere o lasciare”. 

Per il leader dem di sicuro il Pd non è da rottamare. Da una parte in tanti ormai chiedono che il congresso arrivi il prima possibile. Non si può stare fermi mesi e mesi, è il ragionamento, mentre dai cittadini arriva un grido d’aiuto per il caro bollette per la crisi energetica. Il rischio è di allontanare ancora di più quell’elettorato deluso, che il Pd l’ha votato solo per mancanza di alternative, nel tentativo di arginare la destra, o peggio, perché l’ha sempre votato. Dall’altra parte c’è anche chi chiede di prorogare il mandato di Letta e rinviare il congresso a dopo le regionali di primavera. Non è detto quindi che già domani possa arrivare la data dell’assemblea nazionale, che segnerà l’inizio del percorso congressuale. Nel caso sarà la presidente Valentina Cuppi a indicare la data, come da regolamento.

Il nodo delle primarie

Le incognite sono tante, la questione è anche come arrivare alla nomina un nuovo segretario, se attraverso lo strumento delle primarie o no. Il vicesegretario Pd Peppe Provenzano, che proprio oggi ha detto che non ci candiderà, si è mostrato scettico sullo strumento, ritenendolo solo “un rito se, prima di chiedere alle persone di venire da noi, non siamo noi ad andare dalle persone”. Pier Luigi Bersani (Articolo Uno) ha invece chiesto di cancellarle, provocando le proteste di più di un esponente Pd: “Giù le mani dalle primarie”, ha scritto il senatore del Pd Dario Parrini. E Alessandro Alfieri: “Oggi addirittura si avanzano dubbi sulla necessità di fare le primarie, lo strumento attraverso il quale abbiamo fondato il Partito Democratico e abbiamo allargato utilmente la partecipazione a tutta la nostra comunità democratica”.

Leggi anche

Letta a Fanpage.it spiega i no a Renzi e Conte: “Non è cosa da poco allearsi con la destra o far cadere Draghi”

Il segretario Letta le ha già indicate come apice di un percorso di quattro tappe: la “chiamata” a “chi vuole partecipare a questa missione costituente”. Poi “i nodi”, per un dibattito sulle questioni da risolvere, compresi nome, simbolo, alleanze, organizzazione. Dopo il “confronto” sulle candidature. Infine appunto le “primarie”. 

Chi sono i candidati in corsa per la segreteria del Pd

È probabile che si assisterà a lamentele e interventi al veleno da parte dei non rieletti, come Alessia Morani e Monica Cirinnà. Ma non sarà comunque un processo contro Letta, ha assicurato Michele Emiliano: “Enrico Letta ha fatto una campagna elettorale eroica, come tutto il Pd, perché sapevamo di perdere ma, ciononostante, il popolo del Pd si è battuto in tutta Italia in maniera strenua. Non so se ci sono altre comunità in grado di fare una cosa del genere. E abbiamo retto. Abbiamo preso qualche voto in più, rispetto all’ultima volta, nonostante la scissione di Iv e di Calenda. Domani bisognerà fare riferimento, più che a nomi o a processi ai dirigenti che non credo siano utili, a come si organizza l’opposizione, io avevo proposto un coordinamento delle opposizioni”, ha detto il governatore pugliese, che comunque non ha chiarito se intende candidarsi alla segreteria, perché parlarne oggi “sarebbe come parlare di X Factor”.

Interverrà di sicuro Stefano Bonaccini, che invece all’indomani delle elezioni si è candidato alla segreteria: “Io mi candiderò alla segreteria del Pd se capirò che può essere utile”, ha detto nei giorni scorsi. Bonaccini, sponsorizzato da Base Riformista, area che si raccoglie attorno al ministro Lorenzo Guerini, oggi ha detto che il Pd non può essere sciolto, se non si vuole fare un regalo alle destre. Il governatore, hanno riferito i suoi all’Adnkronos, chiederà domani tempi del congresso rapidi, no allo scioglimento o al cambio di nome, rigenerazione dell’identità del partito e rinnovamento classi dirigenti con più spazio ai territori.

Un’ipotesi che potrebbe essere valutata, anche se per il momento è nulla più di un’idea, è quella di un ticket Bonaccini-Schlein, secondo quanto suggerito dal deputato Pd Angelo De Maria. Praticamente la riproposizione della formula che ha guidato la Regione Emilia-Romagna negli ultimi anni.

In corsa per la direzione Pd c’è anche l’ex ministra Paola De Micheli, che oggi ha twittato così: “Il punto di vista femminile può essere un valore aggiunto per il Pd. Mi sono candidata alla segreteria per affrontare il tema della rappresentanza nel mio partito, ma non solo. Da donna voglio avanzare soluzioni concrete e una visione di Paese nuova”.

0 CONDIVISIONI

Fonte : Fanpage