Magliano Romano non sarà Malagrotta bis: il Tar boccia l’ok della regione alla discarica

Il sito che ospita gli inerti non può essere trasformato in un impianto per lo smaltimento dei rifiuti urbani. La quinta sezione del Tar ha bocciato la compatibilità ambientale che era stata rilasciata dalla regione Lazio. Mancano infatti le necessarie valutazioni ambientali, ad esempio sull’impatto che la discarica avrebbe sulla sottostante falda acquifera. 

Vinto l’ennesimo ricorso

Contro la trasformazione del sito in una discarica in grado di raccogliere 890mila metri cubi di rifiuti si era costituita l’ “Associazione Ecologica Monti Sibillini”. “E’ l’ottava volta che il Tar si pronuncia su quella vicenda, dando ragione ai cittadini” ha commentato il consigliere regionale di Europa Verde Marco Cacciatore, che si è dichiarato “soddisfatto e solidale con la cittadinanza per il risultato appena conquistato”. 

L’attenzione dell’Europa

Sulla vicenda, sempre su input dell’associazione ricorrente, si era interessato anche il parlamento europeo. A Bruxelles era arrivata infatti la petizione con cui i cittadini, contrari alla riclassificazione della cava, chiedevano di bloccarne l’autorizzazione. La commissione lo scorso luglio, analizzata la richiesta dell’Associazione Ecologica Monti Sibillini, si era pronunciata per proseguire gli accertamenti, chiedendo maggiori informazioni all’Italia. Un iter che avrebbe potuto portare anche all’apertura di una procedura d’infrazione.

Il ricorso al Tar

E’ però arrivato prima il Tar a bloccare il procedimento che avrebbe portato, nella cittadina di 1500 abitanti situata 35 km a nord di Roma, la creazione di una nuova discarica: una sorta di nuova Malagrotta, in grado di raccogliere i rifiuti della Capitale. I cittadini che avevano sottoscritto la petizione indirizzata a Bruxelles, avevano evidenziato la presenza di una serie di siti sensibili, come una scuola, a meno di un chilometro dal sito della cava. Inoltre nelle immediate vicinanze, avevano obiettato i cittadini, rientra anche il territorio amministrato dal parco regionale di Veio. E la regione, ha spiegato la quinta sezione del Tar, ha omesso di tener conto delle misure di salvaguardia conseguenti all’adozione del Piano di assetto del Parco regionale di Veio, nel quale ricadono parte degli interventi progettati”. Non ultimo i cittadini avevano segnalato l’assenza di alcune procedure necessarie a garantire la compatibilità ambientale della disarica.

Le obiezioni dei giudici

Il Tar, nel valutare l’iter amministrativo seguito dalla regione, ha censurato l’omissione della “consultazione del pubblico prevista per il procedimento di impatto ambientale”. Ed anche l’assenza del VINCA, “un procedimento di carattere preventivo al quale è necessario sottoporre qualsiasi piano, programma, progetto, intervento o attività che possa avere incidenze significative su un sito, anche solo proposto, della rete Natura 2000”.

Tra le omissioni, il Tar ha evidenziato che “inspiegabilmente non risulta attualizzata la valutazione dell’effettivo impatto del nuovo progetto sulla falda acquifera” che era stata già richiesta, in altri pronunciamenti, dal tribunale amministrativo. Infine, in violazione del testo unico per l’ambiente, è stata rilevata l’assenza del “giudizio di compatibilità ambientale del progetto quanto agli aspetti geologici, idrogeologici e della stabilità del sito”.

La reazione del sindaco

“Ennesimo schiaffone all’amministrazione regionale che colleziona l’ottava censura da parte del Tar del Lazio per aver nuovamente completamente ignorato le evidenti criticità idrogeologiche ed ambientali della discarica di Magliano Romano” ha commentato il sindaco di Magliano Romano Francesco Mancini. Il primo cittadino del piccolo comune, ha inoltre auspicato che “ora la regione Lazio rispetti l’ennesima sentenza e – ha aggiunto – mettendo definitivamente la parola fine a questa follia”. 

Lo stop impartito dal Tar alla trasformazione della cava in una discarica di rifiuti solidi, potrebbe avere, in prospettiva, delle significative ripercussioni sulla Capitale che continua a far leva proprio sulla provincia per la gestione dei rifiuti prodotti dai romani. 
 

Fonte : Roma Today