È l’ora delle startup dell’ambiente, i prossimi colossi del tech verranno da lì

Non è un azzardo ipotizzare che una parte dei nuovi colossi tecnologici saranno startup che si occupano di ambiente. In ogni sua declinazione. Energia, recupero dei materiali, nuove soluzioni per la logistica o metodi per processare i pagamenti elettronici abbattendo le emissioni. Tutti settori che negli ultimi tre anni hanno registrato una crescita senza precedenti degli investimenti.

Aumentano gli investimenti nel settore

Lo scorso anno le startup che si occupano di ambiente hanno raccolto 87,5 miliardi di dollari. Un incremento del 210% rispetto al 2020, quando gli investimenti si erano fermati a 28,4 miliardi, secondo un report di Pwc. I dati del 2022 confermano un trend di crescita che potrebbe toccare quello dello scorso anno. Dati parziali. Ma che raccontano un settore in grado di resistere alle turbolenze del mercato degli investimenti del 2022, afflitto da inflazione e tensioni internazionali. Anzi. Proprio quello che sta avvenendo ai confini dell’Europa sembra una delle ragioni che hanno indotto gli investitori a puntare su società che offrono soluzioni tecnologiche in grado di affrancare il Vecchio Continente dalla dipendenza energetica nei confronti della Russia.

Crisi climatica e necessità di ridurre i costi sono fattori chiave per il prossimo futuro. Il mondo dell’industria, e quello della politica, guardano l’innovazione come possibile cornucopia di soluzioni per far fronte alle sfide del nostro tempo. Durante la Italian Tech Week Patrick Collison, cofondatore di Stripe, ha dedicato diversi passaggi al ruolo dell’innovazione in questi settori: «La nostra risposta alla crisi energetica finora è stata conservativa. Abbiamo ridotto i consumi, cambiato il nostro stile di vita, che è un bene. Ma sul lungo periodo dobbiamo cercare di capire come risolvere questo problema senza fare eccessive rinunce. E la soluzione non può che arrivare dall’innovazione tecnologica».

IT Week 2022, Collison (Stripe): “Le idee contano ma è importante che non appartengano a una sola persona”

Startup, è il vostro momento, sembrava suggerire Collison. Investitori, fate il vostro ruolo, il messaggio in filigrana.
E qualcosa si sta muovendo.

78 unicorni creati, 6000 gli investitori

Negli ultimi 7 anni sono nati 78 unicorni che si occupano di soluzioni “green”. Anche qui, “green” è inteso in senso ampio: 43 sono le nuove aziende da un miliardo di euro nate nel settore della mobilità e dei trasporti; 13 nell’agricoltura, alimentazione e tutela del territorio; 10 nell’industria, nella meccatronica, nella logistica; 10 nella produzione di beni, 9 nel settore energetico. Facile che quest’ultimo possa diventare il volano dell’intero comparto nel prossimo futuro. D’altro canto anche il mondo del capitale comincia a muoversi. Il report di Pwc individua 6.000 investitori nel settore, nel mondo. Insieme hanno finanziato oltre 3.000 startup tra il 2013 e il 2021, per un totale di 9.000 round di investimento. Per ora i maggiori hub mondiali sono l’immancabile Silicon Valley, con San Francisco che detta i tempi di gioco. Seguita però da almeno due hub europei: Londra e Berlino.

Il ruolo di Cdp Venture Capital

E l’Italia? Anche nei confini nazionali il settore comincia a muovere i primi passi. Dai dati del registro delle imprese si possono individuare circa 720 startup italiane che si occupano di temi legati all’ambiente. Un numero che non contempla del tutto la galassia degli spinoff universitari e i progetti del mondo della ricerca. Solo dalle università, secondo un report dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), potrebbero emergere tecnologie in grado di abbattere il costo dell’energia del 70%.
Serve la ricerca. E servono gli investimenti.

Se sulla prima l’Italia ha eccellenze riconosciute nel mondo, sugli investimenti c’è ancora terreno da recuperare. Una spinta è pronta a darla Cdp con Cdp Venture Capital, il veicolo di investimento in capitale di rischio delle startup creato dal gruppo e Invitalia. Cdp Venture Capital il 4 ottobre ha presentato a Milano le prime startup nate dai centri di ricerca di sostenibilità ambientale e selezionate per gli investimenti di Tech4Planet, un polo nazionale di trasferimento tecnologico dedicato ai temi dell’ambiente nato in collaborazione con i politecnici di Milano, Torino e Bari. È uno dei due poli verticali, altri tre seguiranno nei prossimi mesi, lanciati dal fondo di Technogy Transfer di Cdp Venture Capital che ha una dotazione di 275 milioni.

Claudia Pingue, Responsabile Fondo Technology Transfer di Cdp Venture Capital e Giuliana Mattiazzo, Vice Rettrice del Politecnico di Torino.

Sessantacinque quelli mossi sull’iniziativa. In parte saranno destinati a investimenti diretti in startup nate dalla ricerca. In parte al finanziamento dei fondi di venture capital specializzati in deep tech green. Risorse che potranno creare una leva stimata a 130 milioni in 4 anni. Un primo tassello della strategia di Cdp Venture Capital che al momento gestisce asset per 5 miliardi di euro. Una manna per l’innovazione italiana. E un invito alle startup. È il momento di innovare. Per il mercato. E per il futuro del pianeta.

Fonte : Repubblica