Petrolio russo, l’Unione europea mette un tetto al prezzo

Il tetto europeo al prezzo del petrolio russo è finalmente realtà. I rappresentanti degli stati membri hanno raggiunto un accordo sul nuovo pacchetto di sanzioni comunitarie contro la Russia, l’ottavo, in risposta al proseguire dell’invasione dell’Ucraina. La misura, inizialmente osteggiata da alcuni paesi, è stata sostenuta all’unanimità martedì 4 ottobre e vieterà il commercio di petrolio in arrivo dalla Russia con un prezzo superiore a quello stabilito dai Paesi del G7.

Le resistenze di Grecia, Malta e Cipro sono state superate sia per l’escalation del conflitto dovuta all’annessione illegale delle regioni di Kherson, Zaporizhzhia, Luhansk e Donetsk da parte della Russia, sia grazie alle concessioni fatte dalla Commissione europea ai tre paesi per rispondere alle loro preoccupazioni economiche, tra cui una valutazione dell’impatto da effettuare prime dell’entrata in vigore dei massimali.

Inoltre, nel nuovo accordo la Commissione europea provvederà a bloccare e sanzionare eventuali pratiche di elusione delle sanzioni, come il cambio di bandiera delle navi, e a fornire strategie di mitigazione agli stati membri, nel caso i massimali dovessero causare perdite significative ai paesi. Si tratta si una sorta di freno di emergenza, che consentirebbe agli stati di imporre un veto al tetto massimo di prezzo, nel caso la valutazione dell’impatto fosse troppo negativa e la Commissione non riuscisse a fornire strategie di emergenza adeguate.

L’inclusione di questo strumento eviterà inoltre possibili defezioni da parte degli altri stati del G7. Infatti, la preoccupazione di alcuni era che, una volta attivate le sanzioni in un certo numero di paesi, altri potessero non implementarle. Con il freno di emergenza questo pericolo viene escluso, perché l’accordo potrebbe saltare in maniera unilaterale in caso di problemi o mancanza di unanimità.

Ora che i paesi europei hanno raggiunto l’unanimità sull’imposizione di questa nuova misura economica, devono solo decidere quale sia il prezzo effettivo o la fascia di prezzo del futuro massimale, che dovrà essere stabilito entro poche settimane tra tutti i membri del G7. Una volta stabilito il tetto, l’intero commercio di petrolio con la Russia sarà sottoposto a sanzioni.

Nel frattempo, la partita energetica continua anche sul gas in arrivo dalla Russia. L’Eni ha fatto sapere che Gazprom ha riattivato il flusso in direzione dell’Italia attraverso lo snodo Tarvisio, dopo averlo interrotto sabato primo ottobre, a causa di una disputa con l’operatore austriaco Gas connect. In base a quanto riportato dal Sole 24 ore, lo sblocco sarebbe avvenuto grazie all’intervento di Eni, che ha versato la garanzia da 20 milioni di euro prevista dalla nuova normativa austriaca, che disciplina il passaggio di gas nelle proprie infrastrutture. Garanzia che avrebbero dovuto pagare i russi, ma il cui pagamento non è mai stato effettuato, causando il blocco delle forniture italiane in Austria.

Fonte : Wired