“Nel Pd ancora cultura patriarcale. Femministe contro di noi? Abbiamo delle responsabilità”


Chiara Gribaudo è deputata del Partito democratico e componente della direzione nazionale. Dopo essere stata rieletta nel collegio di Cuneo, si preapra al congresso del partito e, direttamente a Today, dà la sua analisi della sconfitta del Pd alle elezioni politiche, che passa anche attraverso la perdita di consenso fra le donne.

Gribaudo lei è stata rieletta ma il Pd è uscito a pezzi da queste elezioni. Che cosa è successo? 
“Il risultato non è stato inaspettato. Certo abbiamo lavorato perché le elezioni andassero diversamente ma non è stato così. Sicuramente stare all’opposizione ha premiato FdI ma non mi piacciono gli alibi. Il Pd ha avuto difficoltà a entrare in connessione con il Paese profondo. Spesso ci siamo appiattiti nella contrapposizione con la destra e non abbiamo fatto emergere le nostre idee per l’Italia. Questa sconfitta però ha molti padri e soprattutto viene da lontano. Siamo percepiti come il partito che esiste solo se sta al governo. E questo certamente è un limite pericolosissimo. Adesso faremo un’opposizione nel pieno rispetto delle istituzioni ma non faremo sconti e saremo intransigenti nel difendere i diritti delle persone, messi a rischio dalla destra: donne, fragili, migranti”.

Intervista a Ricci: “Riapriamo il dialogo con il M5s. Il Pd? Andiamo oltre”

Ecco appunto. Le donne. Lei ne sa qualcosa visto che è la madre della legge sulla parità salariale, detta appunto “Legge Gribaudo” e non ha mancato di sottolineare la scarsa presenza di donne del Pd in Parlamento. Ma il Pd è un partito maschilista?
“Non lo è ma è radicata una cultura che va superata. La nostra società è permeata dal patriarcato, per questo, quando ho parlato del numero di elette, ho fatto riferimento alla cultura patriarcale che sì, è ancora presente nel nostro partito ma ovviamente non solo nel nostro. La legge sulla parità salariale va in questa direzione: guidare verso un vero cambiamento culturale che porterà alla parità tra generi”.

tweet chiara gribaudo donne pd parlamento-2

Dovete anche recuperare la fiducia con le femministe che hanno contestato Boldrini in piazza. Hanno accusato il Pd di aver tradito le istanze delle donne.
“Per le contestazioni in piazza mi è dispiaciuto per la Presidente Boldrini: la sua storia parla da sé. Tuttavia, io penso che quando si va in piazza si accettano critiche anche aspre, bisogna saper ascoltare anche chi è arrabbiato con noi e capire in cosa abbiamo sbagliato. E forse tornare a sporcarci le mani un po’ di più. Se siamo percepiti come un partito distante dalle questioni sociali reali, abbiamo certamente delle responsabilità”.

Tornando al futuro del Pd, quale è il suo giudizio sulla direzione del segretario Enrico Letta?
“Troppo facile indicare nel segretario il responsabile della sconfitta. Ci sono stati errori, forse quello più grande di aver considerato gli ipotetici alleati con la lente della responsabilità che è propria del Pd. Enrico Letta si è caricato il Pd in una fase delicatissima, è stato chiamato coram populo da tutta la dirigenza del Pd per rimettere la barra dritta della navigazione. Davvero ingeneroso adesso indicarlo come capro espiatorio. In ogni caso adesso parte la fase congressuale e come sempre, a differenza degli altri partiti, eleggeremo un nuovo segretario in maniera aperta e democratica. Noi siamo un partito vero”.

Dunque come si esce da questa impasse? Il congresso sarà un momento importante o il Pd va sciolto come ha detto qualcuno?
“Be’ De Andrè diceva che la gente dà buoni consigli quando non può più dare il cattivo esempio. Figuriamoci, tutti possono dare contributi alla discussione. Però da chi ha avuto ruoli decisivi di direzione politica nel Pd mi aspetto più generosità e meno paternalismo. Detto ciò, le formule, nuovo nome, rifondazione, rigenerazione, sono parole vuote, se non è chiaro il percorso, il motivo dello stare insieme e la nostra idea di Paese e di rappresentanza democratica. Dunque, iniziamo un percorso riflessivo serio e anche identitario, ma non facciamoci trascinare dai disfattisti dell’ultima ora. Siamo ancora la più grande infrastruttura democratica del Paese”.

Né con Letta né con i sindaci, il nuovo fronte nel Pd: “C’è aria di vendetta” 

Però partiamo male perché Letta mette in discussione anche simbolo e nome, Ricci ha detto di “andare oltre il Pd”, Bindi ha addirittura parlato di scioglimento. In poche parole, come giudica l’approccio di questi suoi compagni di viaggio?
“Non esiste una ricetta anche se vedo che ora chi ha fatto avuto ruoli apicali di direzione politica e pure di governo pare avere tutte le soluzioni. E non penso nemmeno che serva cambiare nome e simbolo. Personalmente, penso che il percorso debba essere più profondo di così. Si deve tornare alle origini della nascita della sinistra, serve solidarietà e mutualismo da mettere in pratica ed un percorso che porti una nuova classe dirigente solida alla guida del Pd”.

Fonte : Today