Lou Recensione: merita davvero l’action con Allison Janney su Netflix?

Dopo l’Oscar per I, Tonya la sua migliore attrice non protagonista Allison Janney si era fatta sentire poco. Non che la donna avesse interrotto la propria carriera. È comparsa infatti nel thriller Ma, si era affiancata a Hugh Jackman per il film televisivo della HBO Bad Education ed era stata una delle donne protagoniste di Bombshell – La voce dello scandalo sul caso di molestie e abusi nella redazione di Fox News. Qualche altra apparizione tra cinema e serialità c’è stata, ma è solamente con Lou nel catalogo dei film di settembre 2022 di Netflix che l’interprete torna a far parlare di sé, vestendo i panni di una protagonista che dà il proprio nome alla pellicola e reggendo quasi completamente il risultato della storia sulle proprie spalle – per darvi un’idea iniziale vi lasciamo il trailer ufficiale di Lou.

Traumi famigliari in un action Netflix

In verità Lou rientra perfettamente nel tipo di prodotto cotto e mangiato che sa attirare discretamente il pubblico della piattaforma, diventando al momento della sua uscita primo tra i contenuti filmici più visti della settimana e confermando che con i thriller e gli action la finestra streaming riesce sempre a coinvolgere il proprio pubblico. Il raggiungimento di una posizione che non rispecchia però completamente l’effettiva qualità dell’opera diretta da Anna Foerster e sceneggiata da Maggie Cohn e Jack Stanley, di cui è evidente l’attrattiva eppure non pienamente soddisfacente la riuscita.

L’operazione Netflix racconta della proprietaria di una piccola casa in mezzo ai boschi (Janney) che si ritroverà ad aiutare la sua affittuaria nel momento in cui il padre squilibrato di sua figlia rapirà la bambina. Una caccia all’uomo perversa e improntata sulla sopravvivenza, quella che cercheranno di mantenere le due donne mentre si spostano velocemente per una vegetazione ostile e fitta, in cui dovranno confrontarsi con le intemperie della natura e la brutalità degli uomini. Un intreccio che svelerà l’identità rimasta per anni segreta di Lou e che condizionerà le mosse di ogni personaggio del film.

Una grande attrice per un film non all’altezza

Nella ricerca di un’anima innocente rimasta vittima delle crudeltà dei grandi, in Lou i rapporti umani sono il reale motore di un racconto che mostra come siano i traumi che infliggiamo agli altri a condurre i destini delle persone.

Come sia impensabile rimane impuniti quando si procura un dolore troppo grande a qualcun altro, che su quella sofferenza baserà il resto del carattere e delle decisioni che prenderà nella propria esistenza, già marcia e incattivita prima ancora di cominciarla. Ma dove c’è peccato si cerca anche uno spiraglio per la redenzione, quella che seppur con violenza e poca empatia i personaggi di Lou tentano di raggiungere, aggrappandosi alla possibilità di rimediare ai propri sbagli augurandosi che non sia troppo tardi. Pur affondando le radici in tale tipologia di narrazione, il problema della pellicola è però un’assenza di effettiva personalità che finisce per allineare il tono e le svolte della storia, appiattendone la compattezza. Nell’inseguimento delle tracce di un padre mentalmente instabile dietro a cui si mettono due donne diversissime, che dovranno imparare a collaborare insieme, c’è ben poco a cui aggrapparsi per un film che vorrebbe generare interesse e adrenalina, lasciandosi tutto purtroppo alle spalle.

È solamente Allison Janney che, effettivamente, con Lou riesce a ripresentarsi al grande pubblico con energia e muscolarità, prodigandosi con dedizione per un ruolo che la vede impegnata fisicamente e che restituisce la forza e le capacità di una stratega tra trucchetti e combattimento. Una protagonista d’impatto anche nell’aspetto, col suo cappello da cowboy e una presenza scenica che riempie l’immagine cercando di compensare tutte le assenze che la circondano. Ma non basta per un action prevedibile e poco scioccante, rispetto a quanto in realtà cerchi di esserlo.

Fonte : Everyeye