Christian Cantamessa: “L’immaginazione? È una tv da sintonizzare”

C’era una volta… Un ragazzino che amava raccontare le storie e sognava di fare cinema. E dopo 25 anni, spostando i mattoncini della sua vita tra una carriera straordinaria nel mondo dei videogiochi e una grande capacità di scrivere e raccontare, ha realizzato i suoi sogni. “I sogni, quando li realizzi, hanno la brutta abitudine di dissolversi. E all’orizzonte compare un altro miraggio e l’asticella continua a spostarsi più in là”.

Christian Cantamessa oggi ha 45 anni, vive a Los Angeles, lavora nel mondo dei videogiochi da quando ne ha 18. Ha vinto premi ovunque. Ma se gli chiedi qual è il suo lavoro ti risponde: scrittore e regista. Con Red Dead Redemption, quello che è considerato il video gioco western per eccellenza, ha raggiunto un successo planetario. Oggi è Creative Consultant per Microsoft: sta rifacendo Perfect Dark, un vecchio gioco di spionaggio mixato con la fantascienza. Nel 2015 ha scritto e diretto il suo primo film Air. Oggi ne ha un altro pronto nel cassetto. Intanto, sta lavorando a un fumetto, a una serie tv, e insegna scrittura creativa all’università di Los Angeles.

Nato a Savona, liceo scientifico a Rapallo, è arrivato a Hollywood, passando per Milano, Edimburgo, San Diego.  “Il cinema è stata la mia passione fin da quando ero giovanissimo. Volevo arrivarci tramite il mondo dei videogiochi. In realtà il mondo dei videogiochi mi ha catturato per due decenni”. Il risultato? Due carriere parallele.

A 18 anni, un gruppo di amici gli chiede “Ci scrivi la sceneggiatura per questo gioco, magari ce lo pubblicano”. Poi si traferisce a Milano. Prima lavora alla Ubisoft, una grande software house internazionale. Poi sceglie la Rockstar Games di Edimburgo. Entra in azienda durante i mesi finali del progetto conosciuto come GTAIII (Grand Theft Auto III), una saga criminale in 3D che ha cambiato il mondo dei videogiochi, il più venduto del 2001 in Usa e in Europa. “Leggevo le anteprime di questo lavoro ed erano tutte critiche negative. Dicevano che non sarebbe stato possibile, che la tecnologia non esisteva. Io intuivo che c’era qualcosa di straordinario e mi sono detto: voglio andare a lavorare per loro. Durante il colloquio, il produttore di GTAIII mi ha fatto la classica domanda: ‘Perché vuoi lavorare per noi?’ Perché avete il coraggio di andare avanti quando tutti vi dicono che è impossibile. La sua reazione? ‘Sei assunto'”.

Cantamessa rimane a Edimburgo cinque anni. Lavora come sceneggiatore di videogames, muove i primi passi come game designer, fa la regia delle sequenze più cinematografiche dei giochi. Ma dopo cinque anni il sogno di quel ragazzino che voleva fare cinema comincia a riaffiorare. “Ho detto al produttore: vorrei trasferirmi a Londra e preparare tazze di tè nelle case di produzione cinematografiche. Prima o poi, qualcuno si accorgerà di me e leggerà quello che ho scritto…”.

Il capo ascolta, capisce, e gli fa una controproposta. “Abbiamo uno studio a San Diego che sta iniziando un western, hanno bisogno di un direttore creativo. Perché non vai lì? Sei a due ore da Los Angeles, la Mecca del cinema, ti prepariamo tutti i documenti, la carta verde…”.  Come rispondi a una proposta del genere?

Da Edimburgo a San Diego. Christian parte a novembre 2005. “Era uno di quei giorni grigi, in cui piove in orizzontale e non puoi nemmeno ripararti con l’ombrello”. Arriva in California e ha quello che lui chiama un culture shock immediato. Sole, palme e un team di 120 persone con cui realizzare quel progetto western che diventerà, cinque anni dopo, nel 2010 il videogioco Red Dead Redemption. 15 milioni di copie distribuite. Un incredibile successo di critica. Il gioco vince 106 premi per il miglior videogioco dell’anno. Christian vince il Best Game Director Award dell’Academy of Interactive Arts and Science.

Intanto nel suo tempo libero, gira cortometraggi. Uno di questi viene selezionato dal più importante festival horror di Los Angeles. “In quell’occasione, ho conosciuto un agente a cui piaceva il corto, che mi ha presentato un altro agente a cui piaceva Red Dead ReEdempion. Cosi sono arrivato alla Creative Artist Agency (CAA) e da lì lentamente ho costruito una carriera parallela nel campo del cinema”.

Nel 2015 scrive e dirige il suo primo film. Si intitolar Air – I custodi del sonno che è uscito anche in Italia su Sky. È una pellicola di fantascienza con due grandi protagonisti Norman Reedus e Djimon Hounsou, attore che ha vinto anche un premio Oscar.

Scrittore tech, Cantamessa conosce i linguaggi della programmazione, ha le basi tecnologiche per programmare, sa molto di comunicazione visiva. Ha letto centinaia di libri sulla scrittura creativa, ha creato decine di personaggi. Raccontare storie è sempre stato il suo approccio alla vita. A scuola non faceva temi, raccontava storie. E gli chiedi come nasce l’ispirazione, ti risponde: questa è una domanda da un milione di dollari. Poi aggiunge: “Se leggi l’autobiografia del regista David Lynch scopri che l’immaginazione è come sintonizzare una televisione e vedere confusamente questa tv che hai dentro la testa fino a quando qualcosa non si mette a fuoco. O è come andare a pesca: i pesciolini che prendi li metti tutti in un cesto dietro. Sono le esperienze, gli incontri che fai. Poi queste cose cozzano tra loro, passa il tempo e a un certo punto nasce qualcosa”.

Cantamessa sarà all’Italian Tech Week a Torino il 29 e il 30 settembre. Terrà uno speech sul metaverso (“Per me è un concetto di convergenza tecnologica e di contenuti”) e una masterclass sulle tecniche di scrittura creativa.

“Scrivere richiede che quello che hai dentro venga portato fuori. Questo processo “fisico”, dalla testa alla carta, è difficile soprattutto all’inizio. E le prime cose che si creano non sono perfette. È facile farsi scoraggiare. Non c’è una ricetta per il successo. Bisogna prima imparare il processo per passare dall’immaginazione alla carta. Poi, devi capire che nessuno al mondo è pagato per farsi piacere le cose che fai. Quello che crei, deve piacere per la sua natura. E infine c’è il momento di dire “questo non è il momento giusto”, lo metto lì e faccio altro”. Senza arrendersi. 

“Non accettate i “no” come una risposta. È una lotta d’attrito. Avere successo nell’industria creativa non è come fare l’ingegnere meccanico. Ti trovi davanti parecchie persone il cui unico scopo nella vita è dirti no, non hai talento, non mi piace quello che stai facendo, non c’è posto per te. Queste persone sono come i personaggi di una favola, esistono solo per verificare se hai gli attributi giusti per continuare. Sono fantasmi e se li ignori, loro evaporano. Svaniscono. E tu riesci a pubblicare il tuo lavoro, a fare un film, a creare un videogames, a scrivere. Ci sono due modi per arrendersi. Il primo è quello di dire: “non sono bravo, mollo e vado a fare altro”. Il secondo è pensare: “ho scritto il mio primo libro, non è piaciuto a nessuno e io continuo a ritoccarlo fino a che non piace a qualcuno”. Quindi ti arrendi al fatto che tu non sei niente di meglio di questa prima cosa che hai fatto. Invece lo devi mettere via e scriverne un altro. E poi un altro, e un altro ancora, e un altro. Quando ne hai scritti cento, troverai qualcuno a cui ne piace uno. La legge dei grandi numeri gioca a tuo favore. Se scrivi cento libri, diventi talmente bravo che sei già sulla strada giusta. È come quel bambino che non vuole uscire dalla pancia della mamma. Perché c’è un canale in cui devi passare, ti schiaccia la testa, fa male ma da lì ci devi passare, perché se non lo fai, non nasci…”.

Intanto Cantamessa ha aperto un’agenzia creativa, Sleep Deprivation Lab.  Sulle opportunità nel mondo dei videogiochi dice: “È l’ultimo baluardo dello studio system, dove ci sono mega aziende che assumono. Entrare oggi è più difficile rispetto al 1995, ma ci sono scuole e università, puoi fare uno stage o lanciare una piccola startup”.

Se gli chiedi il segreto del suo successo, ti dice: “Non so celebrare i miei successi. È una skill che non ho sviluppato. Non mi dico mai: ora sono arrivato qui e adesso mi mangio un pezzo di torta. Forse se io non sapessi raccontare una storia da quando ho 10 anni, non avrei avuto la carriera che ho”. E se dovessi scrivere la tua storia, come inizieresti? “C’era una volta…”. Detto, fatto.

Fonte : Repubblica