Quanto caffè bere al giorno per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari

Il caffè è tra le bevande più consumate al mondo. Ogni mattina miliardi di persone si affidano alla caffeina per svegliarsi ed affrontare la giornata con maggiore energia. Ma, oltre al suo potere psicostimolante, il caffè – grazie a nutrienti quali i polifenoli, la riboflavina, la vitamina B5, e minerali – apporta numerosi benefici alla salute. Molti studi hanno, infatti, dimostrato che chi consuma abitualmente caffè ha un rischio più basso di contrarre il diabete di tipo 2, il morbo di Alzheimer, la cirrosi epatica e la depressione. Altre ricerche suggeriscono, invece, che il caffè riduce il rischio di contrarre il cancro del fegato e del colon-retto. Poche sono, invece, le ricerche che hanno indagato la correlazione tra consumo di caffè e malattie cardiovascolari (CVD). Fino a qualche anno fa l’80% degli operatori sanitari raccomandava ai pazienti CVD di evitare il caffè, ma tale indicazione è stata messa in discussione da recenti studi, che non solo riportano la sicurezza, ma anche un effetto benefico del caffè sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Tuttavia, sebbene queste recenti ricerche supportino gli effetti benefici del caffè, mancano studi volti a valutare l’impatto dei diversi tipi di caffè sulla salute del cuore e sulla sopravvivenza in generale.

Ora uno studio, condotto dai ricercatori del Baker Heart and Diabetes Research Institute (Melbourne, Australia), ha approfondito gli effetti della caffeina sulla salute confrontando l’impatto del caffè decaffeinato con quello contenente caffeina. In particolare ha analizzato le associazioni tra tre tipi di caffè (decaffeinato, macinato e solubile) ed esiti clinici quali l’aritmia incidente, le malattie cardiovascolari (CVD) e la mortalità. “In questo ampio studio osservazionale – ha affermato l’autore dello studio, il professor Peter Kistler -, caffè macinato, solubile e decaffeinato sono stati associati a riduzioni equivalenti nell’incidenza di malattie cardiovascolari e morte per qualsiasi causa”. I risultati, pubblicati sull’European Journal of Preventive Cardiology, rivista dell’ESC (Società Europea di Cardiologia), suggeriscono dunque che l’assunzione da lieve a moderata di caffè dovrebbe essere considerata parte di uno stile di vita sano. 

Lo studio

I ricercatori hanno utilizzando dati della biobanca britannica relativi a 449.563 adulti (di cui il 55,3% donne) senza aritmie o altre malattie cardiovascolari, con un’età compresa tra i 40 e i 69 anni. I partecipanti hanno compilato un questionario in cui gli veniva chiesto di indicare quante tazze di caffè bevevano ogni giorno, e se di solito bevevano caffè solubile, macinato (come cappuccino o caffè filtrato) o decaffeinato. Sono stati, quindi, raggruppati in sei categorie: nessun consumo, meno di una tazza, una tazza, da due a tre tazze, da quattro a cinque tazze e più di cinque tazze al giorno. Il caffè più consumato era quello solubile (44,1%), seguito da quello macinato (18,4%) e decaffeinato (15,2%). Il 22,4% dei partecipanti è stato inserito nel gruppo di confronto. Dopo 12 anni e mezzo, i ricercatori hanno valutato l’incidenza di aritmie, malattie cardiovascolari e morte confrontando i bevitori di caffè con i non bevitori.

Quanto caffè bere al giorno per proteggere la salute dei reni

Due o tre tazze di caffè allungano l’aspettativa di vita

Alla fine dello studio, il 6,2% dei partecipanti era morto, e tutti i tipi di caffè erano stati associati a una riduzione della mortalità per qualsiasi causa. In particolare, la maggiore riduzione del rischio è stata associata a un consumo di due o tre tazze al giorno, rispetto al non bere caffè. La probabilità di mortalità era risultata inferiore del 14%, 27% e 11% per coloro che consumavano rispettivamente preparati decaffeinati, macinati e solubili.

Due o tre tazze di caffè riducono il rischio cardiovascolare

Alla fine dello studio le malattie cardiovascolari (malattie coronariche, insufficienza cardiaca e ictus ischemico) erano state diagnosticate nel 9,6% dei partecipanti, e tutti i tipi di caffè erano stati associati a una riduzione generale del rischio cardiovascolare. Anche in questo caso, il rischio più basso è stato associato a due o tre tazze al giorno, rispetto al non bere caffè. In particolare la probabilità di avere malattie cardiovascolari si era ridotta del 6%, 20% e 9% per chi beveva rispettivamente caffè decaffeinato, macinato e solubile.

Il caffè macinato e istantaneo riducono il rischio di aritmie

Alla fine dello studio è stata diagnosticata l’aritmia (alterazione della frequenza o della regolarità del battito del cuore che normalmente è di 60-100 volte al minuto) nel 6,7% dei partecipanti. In questo caso solo il caffè macinato e solubile, ma non quello decaffeinato, è stato associato a una riduzione delle aritmie inclusa la fibrillazione atriale. Rispetto ai non bevitori di caffè, i rischi più bassi sono stati osservati con quattro o cinque tazze al giorno di caffè macinato e due o tre tazze al giorno di caffè istantaneo, con rischi ridotti rispettivamente del 17% e del 12%.

La caffeina è il costituente più noto del caffè, ma la bevanda contiene più di 100 componenti biologicamente attivi. “È probabile – ha spiegato Kistler – che i composti non contenenti caffeina fossero responsabili delle relazioni positive osservate tra consumo di caffè, malattie cardiovascolari, e i nostri risultati indicano che bere modeste quantità di caffè di tutti i tipi non deve essere scoraggiato, ma può essere apprezzato come un comportamento salutare per il cuore”.

Fonte : Today