Ridurre, rinviare e rinunciare: gli italiani tagliano le spese

“Un tornado”, “una tempesta perfetta”, “uno tsunami”: sono solo alcune delle metafore utilizzate nel corso della presentazione del Rapporto Coop 2022, per spiegare il momento all’orizzonte degli italiani nel “pericoloso nuovo mondo”. Le famiglie, rese più accorte dalla pandemia, restano in allerta davanti agli eventi globali e tornano alla strategia delle “3R – ridurre, rinviare e rinunciare”, in una “guerra di trincea” con l’inflazione, “la tassa più cattiva”, come spiega Albino Russo, direttore generale Ancc Coop. Il rifugio? Il cibo, un fatto quasi identitario che riscopre una sobrietà, insieme al calore degli affetti (33%), al benessere (36%) e alla tutela dell’ambiente (31%). È proprio quest’ultima la maggiore preoccupazione che pesa sul futuro (39%), più ancora di fattori immediati come l’aumento dei prezzi (29%) e della guerra in Ucraina (28%).

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Potere d’acquisto e rinunce

L’inflazione arrivata al +7,8% (luglio) per la doppia crisi energetica e delle materie prime, va a insistere su problemi endemici di un’ampia fetta di “un’Italia che non ce la fa” e che vede aumentare anche i comportamenti disfunzionali. Il fatto è che lavorare non basta più: un dipendente su quattro è sotto la soglia del salario minimo e dello stesso reddito di cittadinanza. È il lavoro povero di quel 28% che viene retribuito meno di 9 euro l’ora, del 23% che guadagna meno di 780 euro al mese e quei 900mila lavoratori raddoppiati rispetto a 15 anni fa, sotto i mille euro al mese. Gli stipendi medi dei lavoratori italiani sono simili (+1%) a quelli spagnoli che però hanno un costo della vita molto più basso, ma valgono il -33% rispetto ai tedeschi che hanno un costo della vita equiparabile.

La perdita media del potere d’acquisto delle famiglie è stimata in 2.300 euro nel 2022, tra gli acquisti rinviati ci sono i prodotti tech (32%), insieme a viaggi e vacanze (33%). L’eccesso nell’uso di smartphone è la prima causa di dipendenza dichiarata (45%), così come dalle serie Tv (31%), un retaggio dall’epoca del lockdown. Nella top 5 rientrano anche i social network (28%), l’eccessivo consumo di cibo (28%) e il sesso (26%).

Una “camera di compensazione” a fronte dei sacrifici? Sono ben 24 milioni (in crescita di 6 milioni rispetto al 2021) gli italiani che nel 2022 hanno sperimentato almeno una situazione di disagio che perdurerà nel tempo: il 18% ha già dovuto fare sacrifici sui servizi energetici, l’istruzione (14%), rinunce sulle relazioni sociali e familiari (14%) e l’accesso a internet (16%), la mobilità (17%). La povertà alimentare, sanitaria, energetica ed educativa riguarda 18 milioni di italiani.

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Il cibo non si tocca

In tutto questo, l’aumento dei prezzi alimentari è stato del 10% (media Ue +12,8%), con i discount un po’ meno low cost (+14,4%). Eppure la spending review già in essere degli italiani non tocca per il momento il cibo; sono 24,5 milioni quelli che non sono disposti a scendere a compromessi e nei prossimi mesi prevedono di diminuire la quantità ma non la qualità nel piatto, in una sorta di equilibrismo. Il mercato italiano è al momento l’unico a mantenere un trend positivo dei volumi (+ 0,5% contro -5,4% del Regno Unito, -3,7% della Germania, -2,3% della Francia e -1,3% della Spagna). 

Fonte : Wired