Cosa accade all’organismo se si interrompe il trattamento con le statine?

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo. Nel nostro Paese, ogni anno, muoiono più di 224.000 persone per queste patologie, di queste circa 50.000 sono legate a livelli elevati di colesterolo: su oltre un milione di pazienti ad alto rischio, più di 8 su 10 hanno valori di colesterolo superiori a quelli delle linee guida europee. Tenere basso il colesterolo è dunque importante per ridurre il rischio di eventi cardiovascolari, come angina pectoris, infarto e ictus. Poiché la gran parte di questo (l’80%) viene prodotto dall’organismo, ai pazienti a rischio, laddove non ci siano controindicazioni, vengono prescritte le statine, farmaci ad azione ipocolesterolemica che agiscono bloccando un enzima indispensabile per il processo di produzione del colesterolo da parte dell’organismo. Studi hanno dimostrato che l’assunzione di statine può ridurre del 30-40% il valore di colesterolo totale, del 50-60% il valpre del colesterolo cattivo (LDL), e del 24-25% i rischi di cardiopatia ischemica e ictus.

Dato il numero crescente di persone con livelli alti di colesterolo, sono sempre di più i pazienti che si vedono prescrivere le statine (si stima che nel 2018 siano state assunte da oltre 145 milioni di persone). Tuttavia, c’è ancora incertezza su quando iniziare il trattamento con le statine e soprattutto per quanto tempo seguirlo al fine di ottimizzare i benefici. Secondo un nuovo studio della Queen Mary University di Londra, presentato al Congresso ESC 2022, l’interruzione precoce della terapia potrebbe ridurre sostanzialmente la protezione per tutta la vita dalle malattie cardiache poiché la gran parte dei benefici di questi farmaci si riscontrano più avanti nella vita. 

Lo studio

I ricercatori hanno stimato i benefici delle statine esaminando i dati di 118.000 partecipanti a grandi studi internazionali sulle statine (The Cholesterol Treatment Trialists Collaboration) e di 500.000 individui della biobanca britannica. Il modello di analisi utilizzato ha preso in considerazione caratteristiche individuali (ad esempio età, sesso) e storie di malattie per simulare il rischio annuale di infarto, ictus, rivascolarizzazione coronarica, diabete, cancro, morte vascolare e morte non vascolare per ciascun partecipante, ed analizzato il trattamento con una dose standard di statina (40 mg al giorno) per stimare l’effetto della terapia con statina rispetto a nessuna terapia in questi scenari: (1) terapia per tutta la vita (seguita fino alla morte), (2) terapia interrotta e (3) terapia iniziata con un ritardo di cinque anni nei partecipanti di età inferiore ai 45 anni.

Come vengono stimati i benefici delle statine

I benefici delle statine sono stati misurati in anni di vita aggiustati per la qualità (QALY), ovvero la durata della vita migliorata dalla salute per riflettere la qualità della vita. Un QALY equivale ad un anno di vita in perfetta salute. I benefici sono stati misurati inoltre anche separatamente in base al rischio cardiovascolare di base, ovvero la probabilità di avere un infarto o ictus nei successivi 10 anni e si basa su età, pressione sanguigna, livelli di colesterolo, stato di fumo e condizioni mediche. 

Se i soggetti ad alto rischio interrompono la terapia perdono il 73% dei benefici

I ricercatori hanno scoperto che gran parte dei QALY guadagnati grazie alla terapia con statine sono stati riscontrati più tardi nella vita. Maggiore è il rischio cardiovascolare a 10 anni dei partecipanti, maggiore e precoce sono i benefici delle statine. Rispetto a seguire una terapia con statine per tutta la vita, la sua interruzione a 80 anni di età ha infatti cancellato gran parte dei potenziali benefici, specialmente per le persone con rischio cardiovascolare relativamente basso.

“Il nostro studio – ha affermato il dott. Runguo Wu, primo autore dello studio – suggerisce che le persone che iniziano a prendere statine a 50 anni ma le sospendono a 80 anni invece di continuarle per tutta la vita, perderanno il 73% dei benefici se sono a rischio cardiovascolare relativamente basso e il 36% se sono ad alto rischio cardiovascolare, questo perché le persone ad alto rischio iniziano a trarne beneficio prima”.

Per le donne interrompere la terapia è più dannoso che per gli uomini

Le donne hanno un rischio cardiovascolare generalmente inferiore rispetto a quello degli uomini. “Ciò significa – ha spiegato Wu – che per le donne, la maggior parte del beneficio permanente delle statine si verifica più tardi nella vita e l’interruzione prematura della terapia è probabilmente più dannoso che per gli uomini”.

Negli under 45 a basso rischio i benefici sono minori

Dallo studio è emerso anche che nelle persone di età inferiore ai 45 anni a basso rischio cardiovascolare, cioè con una probabilità inferiore al 5% di infarto o ictus nei successivi 10 anni, un ritardo di cinque anni nell’assunzione di statine ha avuto scarso impatto: hanno perso solo il 2% del potenziale beneficio QALY dalla terapia permanente. Tuttavia, l’impatto è stato maggiore nelle persone di età inferiore ai 45 anni ad alto rischio cardiovascolare, cioè con una probabilità di oltre il 20% di infarto o ictus nei successivi 10 anni: hanno perso il 7% del potenziale beneficio QALY dalla terapia permanente. “Ancora una volta – ha affermato Wu -, questo è perché le persone a rischio cardiovascolare più elevato iniziano ad accumulare benefici presto e hanno più da perdere ritardando la terapia con statine rispetto a quelle a basso rischio”.

Lo studio, dunque, suggerisce che chi segue la terapia con statine per tutta la vita si assicura il massimo beneficio del trattamento, pertanto – come sottolinea Wu – interromperlo, a meno che non sia consigliato da un medico, non sembra essere una scelta saggia. Questo perché chi ha un rischio cardiovascolare basso, i vantaggi si accumulano nel tempo, mentre nelle persone con rischio cardiovascolare alto i vantaggi della terapia arrivano prima.

La verità sugli effetti collaterali

Si stima che quasi la metà dei pazienti cui viene prescritta la statina, smetta di assumerla o ritardi l’inizio del trattamento per paura degli effetti collaterali. Recentemente però uno studio dell’Università di Oxford, pubblicato su The Lancet, ha dimostrato che gli effetti indesiderati collegati presumibilmente alle statine, in realtà dipendono dal normale processo di invecchiamento. I ricercatori hanno esaminato più di 150 mila persone e scoperto che la percentuale di persone che soffre di dolore muscolare, mal di testa, disfunzione erettile, perdita di memoria e della vista è simile tra chi assume statine e chi non le assume. Questi effetti collaterali dipenderebbero piuttosto dall’invecchiamento e dallo stile di vita, solo in piccola parte dalle statine.

Fonte : Today