‘Bardo’ conferma la genialità di Alejandro Iñárritu e vola verso la vittoria di Venezia 79

“Questo film a differenza di tutti i miei altri è stato fatto non con la testa ma con tutto il mio cuore”, è così che Alejandro Iñárritu presenta alla Mostra del Cinema di Venezia il suo nuovo film, Bardo, un’opera onirica e psichedelica che si candida, a pieno titolo, a diventare la possibile vincitrice della 79esima edizione del Festival veneziano. Uno scroscio di applausi ha accolto Iñárritu durante la conferenza stampa di presentazione del suo film che arriva a sette anni dal suo ultimo lavoro cinematografico, lo stesso scroscio, forte ed emozionato, lo si è ascoltato alla fine della proiezione del suo film in anteprima per la stampa. E non poteva essere altrimenti dato che Bardo, nonostante i suoi 174 minuti di proiezione, ha saputo commuovere, emozionare, far riflettere, creare dubbi e far sognare chiunque abbia scelto di rifugiarsi, per quasi tre ore del suo tempo, nel mondo sognante e folle che Iñárritu ha creato con grande maestria per il suo pubblico. 

Bardo è un piccolo capolavoro del cinema, è un film senza senso che trova il suo senso proprio in questo suo vagare tra i dubbi e le paure della mente umana, viaggiando libero e svincolato da qualsiasi senso di concretezza. Bardo si trasforma continuamente come fosse esso stesso un sogno, un elemento fluido, un insieme di ricordi, sogni e desideri, realizzato o meno, che non sanno dove posizionarsi nella mente.

Guardare Bardo, il cui titolo rimanda proprio a questo spazio astratto che si crea tra l’immaginazione di un evento e l’evento stesso, vuol dire immergersi in un flusso di coscienza in continua mutazione dove il tempo è fluido e non rispetta i canoni classici di passato, presente e futuro. Bardo è uno stato mentale, così come la stessa vita e, in un certo senso, vuole punta a rendere tangibili e reali le idee che, così come afferma Iñárritu, sono l’unica cosa in grado di sopravvivere alla morte.

Così come accaduto in White Noise, il film di Noah Baumbach che ha aperto Venezia 79, Bardo racconta la vita attraverso la morte, mette in scena le insicurezze dell’uomo, il suo continuo senso di inadeguatezza, il suo senso di colpa cattolico, il rapporto con i genitori e quello con il successo mostrando, ognuno di questi temi con una veridicità e chiarezza impressionanti.

Pur sembrando un film caotico, quest’ultima opera del regista messicano nasce da un lavoro di estremo rigore, da uno studio meticoloso che riesce a portare il caos sul grande schermo rendendolo fruibile e sensato. La regia del film è soprendente e ha la firma di Inarritu scritta sul volto, le scene scorrono fluide e hanno il pieno controllo sullo spettatore che, non sapendo mai cosa potrebbe accadere, vorrebbe quasi che il film non finisse mai.

Alejandro Iñárritu porta a Venezia tutta la sua genialità, il suo credere che la vita altro non sia che un limbo e che la realtà sia solo un falso ricordo manipolato dalla propria immaginazione. Così tutto diventa falso ma vero nelle nostre teste e il senso della vita, che tutti cerchiamo, non è altro che lo stesso caos mentale che ci fa compagnia per tutto il corso della nostro tempo sulla terra e il bello, forse, alla fine, è proprio questo. 

Voto: 8 e mezzo

Fonte : Today