Le immagini del James Webb Space Telescope sono state tradotte in “musica”

Se le immagini ad alta definizione del James Webb Space Telescope (Jwst) vi hanno affascinato, adesso c’è un nuovo, coinvolgente modo per apprezzarle: un gruppo costituito da scienziati, musicisti e una persona della comunità non vedente, infatti, ha creato inedite tracce audio a partire da tre delle prime immagini rilasciate del telescopio spaziale della Nasa lo scorso luglio. In particolare, come riporta l’agenzia spaziale statunitense in un post sul suo blog ufficiale, adesso si possono “ascoltare” la nebulosa della Carena, la nebulosa Anello Meridionale e lo spettro di trasmissione dell’esopianeta Wasp-96 b. Per farlo, gli scienziati sono ricorsi alla sonificazione, ovvero quel processo in cui i dati provenienti dal telescopio vengono tradotti in onde sonore: il risultato sono affascinanti paesaggi sonori, utili per apprezzare le porzioni di Spazio catturate dal Jwst in maniera innovativa e accessibile a tutti.

“Ascoltare” lo Spazio

Sebbene il termine possa trarre fuori strada, per sonificazione non si intende l’acquisizione di suoni, ma la conversione dei dati provenienti dai telescopi spaziali in brani musicali: le tracce audio ottenute grazie a questo processo, infatti, non sono suoni reali registrati nello Spazio, ma consistono in una mappatura dei dati catturati dagli strumenti a infrarossi del James Webb Telescope, elaborati in modo che corrispondano a specifiche note, frequenze e volumi fruibili dell’orecchio umano. In particolare, i musicisti hanno composto la musica per rappresentare accuratamente i dettagli su cui il team vorrebbe che gli ascoltatori si concentrassero, con un risultato incredibilmente coinvolgente.

Queste composizioni forniscono un modo diverso di sperimentare le informazioni dettagliate nei primi dati di Webb. Similmente al modo in cui le descrizioni scritte consistono in traduzioni uniche di immagini, le sonificazioni traducono le immagini visive, codificando informazioni – colore, luminosità, posizioni delle stelle o firme di assorbimento dell’acqu – in suoni“, ha affermato Quyen Hart, uno scienziato dello Space telescope science institute di Baltimora, negli Stati Uniti, che ha collaborato al progetto. “I nostri gruppi di ricerca si impegnano a garantire che l’astronomia sia accessibile a tutti“.

I primi ascoltatori per cui sono state realizzate queste tracce audio, infatti, sono le persone persone non vedenti e ipovedenti, che non possono fruire appieno delle immagini astronomiche del Jwst, ma che potrebbero apprezzare i dati sullo Spazio provenienti dal telescopio attraverso altri sensi (per questo motivo, i musicisti e scienziati hanno incluso nel loro team Christine Malec, una consulente appartenente alla comunità non vedente). “Quando ho sentito per la prima volta una sonificazione, mi ha colpito in un modo viscerale ed emotivo, lo stesso che immagino le persone vedenti sperimentino quando guardano il cielo notturno“, ha commentato Malec. Eppure, i suoni ottenuti da Russo e colleghi sono accattivanti per tutti, provare per credere.

Le immagini sonore, in dettaglio

La prima immagine sonificata dal team è la suggestiva rappresentazione delle cosiddette “scogliere cosmiche” nella nebulosa della Carena, posizionata nell’omonima costellazione della Via Lattea australe. La traccia audio scansiona l’immagine da sinistra a destra, associando specifiche note alle regioni semi trasparenti e a quelle dense di gas e polvere della nebulosa: proprio come la rielaborazione grafica presenta differenze di colore, quella sonora presenta differenze melodiche, con i colori che nell’immagine astronomica tendono al blu elaborati come un ronzio, mentre a quelli rossicci corrispondono suoni più chiari e melodici. Anche l’intensità della luce rilevata dal telescopio contribuisce al volume, alla frequenza e al tono della traccia composta dai musicisti.

Fonte : Wired