White Noise di Noah Baumbach: la recensione del film di apertura del Festival di Venezia

Tratta dall’omonimo romanzo di Don DeLillo e interpretata da Adam Driver e Greta Gerwig, l’opera che inaugura Venezia 79 è una surreale, grottesca e riuscita cronaca di un’Apocalisse. Tra commedia, dramma, filosofia e satira una pellicola che ci parla del presente attraverso le ossessioni degli anni 80

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Non sapremo mai se la morte è davvero un sordo, crudele rumore bianco. E, ça va sans dire, nessuno potrai mai tornare indietro per raccontarci quale sia la forma in cui manifesta il capolinea dell’esistenza. Invece, la paura di morire, emozione primaria condivisa più o meno dall’intero genere umano, può trasfigurarsi in un’opera d’arte. Al momento l’unica forma d’immortalità consentita agli uomini è il capolavoro artistico. E White Noise, il romanzo scritto da Don De Lillo nel 1985, Vincitore del National Book Award, può essere considerato una pietra miliare della letteratura postmoderna. Trasportare sul grande schermo quel perpetuo tracimare di battute, riflessioni, pensieri è un cimento degno di Sisifo. Ma al regista newyorchese Noah Baumbach le sfide piacciono assai. Sicché dopo il notevole Storia di un matrimonio del 2019, il cineasta americano torna in concorso al Lido con White Noise, il film di apertura della 79esima Mostra del Cinema di Venezia. 

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Come si suol dire: “buona la prima”. Sia perché White Noise, al netto dell’ambientazione anni Ottanta, è un’opera che ci costringe, sparigliando le carte, a confrontarci con la realtà di oggi, anche perché sin dall’incipit la pellicola trasporta lo spettatore in un’antologia dei più spettacolari incidenti automobilistici rappresentati dal cinema americano per proseguire con una vertiginosa Epifania domestica, suggellata da questa battuta epocale: “La famiglia è la culla della disinformazione mondiale”. Tra un’esibizione di station wagon e un pollo fritto al chili, ci si domanda se le pecore abbiano le ciglia, mentre impazza la teoria che il supermercato sia un portale, uno spazio di transizione tra il vivere e il morire. D’altronde nel film di Baumbach, Adam Driver, professore universitario, dallo sguardo cinereo, tormentato, perduto, tiene un corso di nazismo avanzato. Il senso comune non abita qui, in un titolo che centrifuga con allegria commedia, dramma e satira. Dalla perniciosa nuvola tossica costituita dal micidiale” Nyodene” al “Dylar”, psicofarmaco fuori mercato in grado di alleviare la fobia della dipartita. White Noise è un almanacco illustrato dell’Apocalisse contemporanea. I riferimenti al Covid e alla pandemia non latitano al pari del biasimo rivolto al mantra capitalistico “produci, consuma, crepa”, ma senza corrivi predicozzi o moralistici pistolotti.

 

Fonte : Sky Tg24