Dopo il proiettile in municipio Marco Doria si dimette : “Io usato dal presidente Nicola Franco”

“Egregio presidente, dopo l’ultimo episodio di minacce contro la mia persona, le rimetto il mandato da lei affidatomi nel mese di febbraio con delega ai rifiuti e all’ambiente”. Queste le parole contenute nella lettera di dimissioni che Marco Doria ha protocollato al Municipio di viale Cambellotti, dopo aver ricevuto un proiettile da caccia avvolto in fogli di carta e contenuto in una busta da lettera. Ma le minacce di martedì non sono le uniche: altri episodi si sono verificati in questi ultimi mesi. 

Marco Doria, già presidente dell’associazione in difesa di ville e parchi storici di Roma, era stato nominato dall’ex sindaca – Virginia Raggi – presidente del Tavolo per la riqualificazione dei Parchi e delle Ville Storiche. Un impegno che lo aveva reso bersaglio di minacce e atti intimidatori, anche una bomba sulla sua auto. Vive sotto scorta.

Nell’ottobre del 2021, durante le ultime amministrative a Roma, il suo nome è comparso in una delle liste civiche a sostegno dell’ex sindaca pentastellata. Nessuna elezione per Doria che però, a febbraio di quest’anno, è stato raggiunto dal presidente del Municipio VI, periferia est della città. Nicola Franco ha proposto a Doria la delega all’ambiente e ai rifiuti: un incarico che ha ricoperto in maniera gratuita per cinque mesi. Fino al bossolo di fucile.

Che cosa è successo in questi mesi? Abbiamo incontrato Marco Doria, ai nostri taccuini ha raccontato l’esperienza e le motivazioni che lo hanno portato a lasciare viale Cambellotti.

Dai parchi alle ville storiche. Come è arrivato nella periferia est ad occuparsi di rifiuti?
Sono stato chiamato dal presidente del Municipio e ho accettato la nomina. Ho avuto carta bianca, in quel territorio c’è tanto da fare, soprattutto nel contrasto allo sversamento dei rifiuti. Ho svolto gratuitamente il mio impegno perché sono appassionato e soprattutto perché c’è tanta brava gente che deve essere ascoltata e io l’ho fatto scendendo per strada ogni giorno. 

Lei non era assessore. Che potere aveva come delegato?
Firmavo gli atti, le richieste, organizzavo interventi, facevo sopralluoghi.

Praticamente lavorava come un assessore ma non veniva pagato?
Praticamente sì.

E perché non ha mai chiesto di essere istituzionalizzato? O lo ha fatto?
Non potevo entrare nella rosa degli assessori, sia per il rispetto delle quote rosa, sia perché il numero degli assessori era già stato raggiunto. 

Franco non ha mai nominato un assessore ai rifiuti perchè ha sempre detto di volerle tenere per se. Chi era effettivamente il delegato, Franco o lei?
Questo dovete chiederlo a lui, considerato che anche nei suoi post mi riconosceva la delega che mi aveva affidato a febbraio con atto protocollato. 

Di cosa si è occupato, in particolare, durante questi mesi?
Ho fatto tanto in questi mesi. Sono stato tra la gente dalla mattina fino a sera e in giro con gli agenti della polizia locale soprattutto per verificare le segnalazioni che mi venivano fatte. Pensi che in poche settimane, abbiamo elevato multe contro lo sversamento dei rifiuti per oltre 50mila euro. 

Altre azioni importanti?
Sono stato a Villaggio Falcone, a parlare con chi aveva realizzato il murale che inneggiava Nicolas, ricevendo minacce. Ho scoperto poi e denunciato un ‘cimitero’ di lavatrici, ma anche uno di camion cannibalizzati. Ho organizzato postazioni di controllo partecipando in prima persona insieme alla polizia locale e totalizzando oltre 50mila euro di multe contro gli sversamenti abusivi di rifiuti. Mi sono occupato della rimozione di veicoli abbandonati. 

È la prima volta che riceve minacce da quando ricopre questo ruolo al Municipio VI?
No, è la quarta volta. Recentemente ho trovato una mia foto con una croce disegnata sopra, un’altra croce l’ho trovata sulla scrivania, e un’altra volta ancora è stata parzialmente distrutta l’auto della mia scorta. 

Ha fatto delle ipotesi su chi possa essere l’autore o gli autori di queste minacce?
Non saprei, ma si tratta di minacce diverse da quelle che ho ricevuto fino ad ora. 

Stamattina ha protocollato le sue dimissioni. Perché? Sono irrevocabili?
Ho capito che è arrivato il momento di prendere una pausa di riflessione. Il minisindaco si è preso due settimane di tempo per valutare ma io non torno indietro. Sono molto deluso.

Da cosa?
Dal modo in cui sono stato trattato. Perché in questi mesi mi sono sentito usato, carne da macello. E il comunicato diffuso ieri è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. 
 

Fonte : Roma Today