Elisa Giardina Papa e la nuova fabbrica digitale

Capitalismo, tecnologia, digitale, sesso e gender, sono tutti temi presenti nel lavoro di Elisa Giardina Papa, protagonista del settimo appuntamento della rubrica “Art e Innovazione” per Wired Italia. Temi presenti in Technology of Care (2016, esposta ora alla mostra Il Video rende Felici al Palazzo delle Esposizioni di Roma), sul concetto di cura, o, meglio, su come la cura sia stata riconfigurata all’interno del mondo digitale. Cura, o affettività, concepiti in modo molto generale, il prendersi cura dell’altro. Una forza estesa, invisibile, reticolare, di umani, non macchine, che in remoto fanno il lavoro di cura. Da qui l’artista ha iniziato a instaurare un rapporto con questi “umani” (prettamente donne) che lavorano in piattaforme digitali. L’artista è arrivata addirittura a instaurare rapporti con dei chat bot, software di intelligenze artificiali che simulano o elaborano conversazione umane. Fino a scoprire che dietro il chatbot ci sono, ancora una volta, degli umani. L’uomo dunque è sempre lì, è ancora il motore dell’encomia globale. Non c’è stato nessun soppiantamento da parte della macchina, piuttosto, c’è stato un processo di schiacciamento. “Schiacciare: comprimere fortemente, con effetti di appiattimento, danno o rottura”, questa la definizione del dizionario, così, schiacciato dietro una macchina distribuita in funzione 24 ore su 24.

Sulla stessa linea Cleaning the emotional data (2020) interamente dedicato al lavoro umano, una installazione video a tre canali che affronta le nuove forme di lavoro precario che emergono nelle economie dell’intelligenza artificiale. Una nuova tipologia di sottoproletariato, in questo caso nascosto e poco conosciuto. Un lavoro umano che mentre opera educa e fa crescere i software di intelligenza artificiale. “L’uomo è l’elemento primario della nuova economia digitale”, questo ci mette davanti agli occhi il lavoro di Elisa Giardina Papa. Una nuova tipologia di lavoro accelerato dagli algoritmi. Una nuova fabbrica digitale.

Fonte : Wired