Abbiamo provato Android 13: cinque cose che ci sono piaciute

Non è arrivato a Ferragosto, come aveva annunciato Google, ma una decina di giorni più tardi. Più precisamente: non è arrivato a Ferragosto, come aveva annunciato Google, ma per molti, soprattutto in Italia, è stato disponibile al download solo una decina di giorni più tardi.

Parliamo di Android 13, la più recente versione del sistema operativo per smartphone di Mountain View, che abbiamo installato e utilizzato sul Pixel 6 che provammo lo scorso febbraio. L’abbiamo fatto come farebbe una persona qualsiasi: aspettando che fosse accessibile senza forzature, senza entrare nel programma Beta o dover passare dalle cosiddette factory image (che sono qui, comunque).

Va premessa una cosa, prima di parlare di Android 13: diversamente da Android 12 non è un rinnovamento completo (o uno stravolgimento, secondo alcuni) ma è più che altro una rifinitura. Insomma: è una release di aggiustamento e perfezionamento. Detto questo, vediamo le 5 cose che ci sono piaciute di più.

Graficamente migliorato

Sono tantissimi i dettagli estetici che sono cambiati in Android 13, alcuni appena percettibili: la barra inferiore (quella per il multitasking) è leggermente più lunga e il pulsante per accedere alle Impostazioni dalla tendina delle notifiche è stato spostato più in basso, così da essere più facilmente accessibile anche su schermi grandi.

Soprattutto, ci sono più colori per la personalizzazione (16 raggruppati in due diverse categorie, invece dei precedenti 4 per ognuna) ed è stata migliorata la funzionalità delle icone a tema, che si adattano allo stile dello sfondo: funziona praticamente solo con le app di Google, ma è comunque un’opzione interessante.

La “simpatica barra di riproduzione” di Android 13

Quella “simpatica barra di riproduzione”

Google la chiama proprio così, ma non è solo questo: è tutto il media player accessibile dalla tendina delle notifiche a essere stato aggiornato. Se si sta ascoltando una canzone su Spotify, si vede la copertina dell’album da cui è tratta, i colori del widget sono coordinati con quelli dello sfondo, ci sono comandi più agevoli per trasferire la riproduzione da un dispositivo all’altro e appunto una nuova animazione per la “simpatica barra di riproduzione”. Che è pure interattiva.

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Il testo copiato dopo aver fatto clic per modificarlo
Una volta cliccato su Fine, il testo incollato sarà quello modificato

Il copia-incolla con il trucco

Quando si copia una porzione di testo, Android 13 ne mostra una piccola preview in basso a sinistra: è la stessa cosa che succede quando si fa uno screenshot, e allo stesso modo si può cliccare e intervenire rapidamente. Si possono cancellare parti del testo e se ne possono aggiungere altre, e una volta cliccato su Fine, sarà quello il testo che si andrà a incollare, a prescindere da quello che si era copiato. A che serve? A mettere insieme parti di un testo lungo, separate fra loro da altro testo superfluo, che così potrà essere rimosso.

Il pop-up che appare alla prima apertura di una nuova app

Le app che chiedono permesso

Una novità importante per vivere più tranquilli: d’ora in avanti, qualsiasi app (qualsiasi, pure quelle di messaggistica) deve chiedere il permesso all’invio di notifiche subito dopo l’installazione. Se si nega quel permesso, all’app viene impedito di disturbare a qualsiasi livello.

Allo stesso modo, i permessi di accesso alla memoria interna del telefono sono più limitati e meglio definiti: se un’app deve poter accedere alle foto, non serve che possa accedere pure ai video e ai file musicali, dunque questi ultimi due permessi le possono essere negati.

La nuova voce Lingue delle app, non presente sulle altre versione di Android

Le app che parlano lingue diverse

Una feature molto richiesta e perfetta per chi è multilingue e magari ha impostato una lingua principale per il sistema operativo e il telefono e però ne usa un’altra per alcune app (come quelle di messaggistica): direttamente dalle Impostazioni si possono scegliere lingue specifiche per specifiche app, a prescindere da quella di sistema.

Fonte : Repubblica