Anna Petrova, la startupper ucraina che insegna alle rifugiate a fare business: “la chiave per sopravvivere è l’imprenditoria”

Talento e determinazione contro gli orrori della guerra. Anna Petrova è un’imprenditrice ucraina, role model e leader di un movimento che promuove l’imprenditoria nel suo Paese. Undici anni fa, a Kiev, ha lanciato Startup Ukraine, un’organizzazione che aiuta le startup a passare dall’idea all’impresa. E oggi, fuggita dall’invasione russa, ha avviato in Danimarca WeStart, programma per insegnare alle rifugiate a iniziare un’attività. Nel tech, nel fashion, nel food, nell’education e in altri settori.

L’imprenditoria è la chiave per lo sviluppo di un Paese. È ciò che permette di fare la differenza. Alle profughe dà l’opportunità di costruire in Europa un nuovo capitolo della loro vita, di essere finanziariamente indipendenti, curare i loro bambini e al tempo stesso creare lavoro per altri. C’è di più. Quando torneranno a casa avranno accumulato esperienze internazionali per cambiare il loro mondo”.

Laureata in economia, con un master in international economy, Anna Petrova ha avviato la sua prima impresa a 21 anni. Da sempre si batte per rendere l’Ucraina un Paese prosperoso. Arrivata in Danimarca a febbraio 2022 ha capito subito qual era la strada per il riscatto. Ha convinto finanziatori e partner locali a promuovere e finanziare il suo progetto.

Di lei ha parlato anche il Wall Street Journal.

 “Quando le ucraine hanno iniziato a scappare all’estero portando con sé bambini e grandi competenze, era chiaro che avrebbero avuto bisogno di un lavoro. Che non era però pulire i pavimenti. Ho iniziato a pensare come aiutarle a trovarne uno adatto alle loro capacità e ai loro titoli di studio. E ho capito che la cosa giusta era insegnare loro a far partire un business“.

Quattro mesi di lavoro, Anna coinvolge imprenditori danesi e Google Danimarca. Ottiene finanziamenti, organizza un concorso e lancia WeStart. 400 application, 60 donne ucraine vengono selezionate. È un successo. “È stata una combinazione perfetta di tre fattori. Risponde al bisogno delle donne ucraine di iniziare un’attività. Ha il supporto di partner locali e finanziatori senza i quali nulla sarebbe stato possibile. Ho capitalizzato la mia precedente esperienza”

Dieci moduli. Ogni modulo un tema. Come si entra in un settore e si sviluppa un’idea, come creare business model e dove trovare i finanziamenti. Per ogni persona che partecipa c’è un mentor e alla fine del programma ognuno riceve un feedback del progetto che ha in mente. “Fondazioni ed enti danesi offrono info sulle opportunità che ci sono in Danimarca. Ma con le competenze apprese si può avviare un business ovunque”.

Quando intervistiamo Anna è il 177esimo giorno dall’inizio della guerra. Si trova in Toscana, fra tre giorni cambierà città. Non sa ancora dove troverà sistemazione ma non ha paura. “Sto vivendo molte difficoltà, ho cambiato 10 case in questi mesi, ma non ho smesso di amare la vita e di viverla fino in fondo”. Dice più volte it’s hard, si commuove, prende delle pause, poi riprende.

“Sto lavorando per il mio paese. Fin dalla mia infanzia sono sempre stata fiera di essere ucraina. A 14 anni ho realizzato il mio primo progetto sociale, a 17 anni già lavoravo. Sono appassionata di crescita personale. Ognuno di noi ha del potenziale dentro di sé e ha la responsabilità di fare qualcosa”.

L’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) stima che in Europa siano presenti quasi sei milioni di rifugiati ucraini. Molti, donne e bambini, stanno rientrando. “Le statistiche ci dicono che sono 2 milioni gli ucraini già tornati a casa. Io stessa voglio tornare. Amo il progetto che sto portando avanti in Europa. Nella mia vita ho sempre viaggiato: l’Italia è stato il primo paese che ho visitato quando avevo 5 anni. Ma mai come ora voglio tornare a casa. Home is home“.

In Ucraina la guerra va avanti da sei mesi. “Tutto è influenzato dalla situazione. Gli ucraini stanno combattendo su tutti i fronti: per l’esercito, per l’informazione, per gli aiuti economici. Stiamo cercando di fare del nostro meglio con le risorse che abbiamo e con tutto quello che ci arriva. Non è facile esportare, ci sono normative legali differenti tra i vari paesi, ci vogliono certificati. Il  40% dei business è inattivo a causa della guerra e abbiamo perdite per miliardi. Eppure, ancora una volta, la chiave per sopravvivere è l’imprenditoria”.

Il New York Times, a metà agosto, ha dedicato un articolo al fenomeno. Titolo (sull’edizione cartacea) “Survival by entrepreneurship”: racconta le storie degli ucraini che riescono a sopravvivere alla guerra iniziando piccoli business in nuove città.

Anna sarà a Torino all’Italian Tech Week per parlare del valore dell’imprenditoria. “Ci vogliono due cose: un obiettivo e il mindset giusto per superare le paure e credere in se stessi. Dobbiamo agire e non aspettare che qualcuno crei qualcosa per noi. Sono ispirata dagli imprenditori. Mi insegnano a non mollare mai”.

In questi giorni Anna si è spostata a Siena. Sta cercando finanziamenti e partner locali per portare WeStart in Italia, Germania, Svizzera, Svezia, Olanda. “Continuo ad apprezzare la vita, nonostante la situazione attuale. Ho molte passioni, ma la più grande è quella per l’Ucraina”.

Fonte : Repubblica