Dal wifi alle serie tv, dalla musica ai libri: per la tua vita digitale spendi 130 euro al mese, ma forse non lo sai

La musica, i videogame, i libri, i giornali, le serie tv: tutto si può acquistare online e tutto appare irrinunciabile, per una dieta multimediale che si fa sempre più ricca ma che di contro alleggerisce il portafoglio. Sono cifre piccole, o almeno così appaiono se prese singolarmente: spesso sono inferiori ai 10 euro, cioè un paio di euro alla settimana, che nella mente del consumatore è un prezzo tollerabile. Il problema è che l’offerta, negli ultimi anni, è cresciuta notevolmente. E così ci si ritrova ad accumulare abbonamenti su abbonamenti, spesso sottovalutando il loro costo complessivo.

Abbiamo stilato una lista dei servizi che una persona potrebbe voler sottoscrivere (o avere sottoscritto) per soddisfare esigenze di varie natura, dall’informazione all’intrattenimento. E abbiamo fatto un calcolo complessivo, selezionando tra quelli disponibili gli abbonamenti in qualche modo indispensabili, per determinare quanto si può arrivare a spendere ogni mese per i contenuti multimediali on demand. Lo diciamo subito: non è poco.

La connessione a Internet (circa 20 euro al mese)

È la voce da cui si parte, quella che se non c’è, tutto il resto non si può fare. Però non la prenderemo in considerazione nel dettaglio, perché il costo del collegamento alla Rete è altamente variabile, anche in relazione alla stagione (qui c’è la nostra guida alle ultime tariffe): può andare da meno di 10 a oltre 50 euro al mese, a seconda di velocità, dispositivi collegati, che si tratti di casa o di smartphone.

Inoltre, chi ha circa 40 anni ha probabilmente una figlia o un figlio adolescente per cui deve pagare la connessione: questa spesa non contribuisce alla vita digitale del genitore, ma ovviamente contribuisce ad aumentarne il costo.

Indicativamente, per il collegamento a Internet si possono calcolare 10-20 euro al mese.

Lo streaming di film e serie tv

Questa è sicuramente fra le voci più importanti del budget di spesa mensile: a causa di come sono divisi i diritti sui vari contenuti, è praticamente impossibile usare una sola app, perché ognuna ha le sue esclusive e nessuna è in grado di offrire da sola tutto quello che una persona potrebbe voler guardare. Abbiamo preso in considerazione le principali, che insieme rappresentano quasi il 90% del mercato italiano.

Netflix
Quella che è stata a lungo la più grande piattaforma di streaming mette a disposizione 3 piani di abbonamento, con prezzi che vanno da 7,99 a 17,99 euro al mese. Per quello Standard, che all’inizio costava 9,99 euro al mese, oggi se ne spendono 12,99: resta comunque quello da consigliare e più adatto alle esigenze della maggior parte delle persone.

Amazon Prime Video
Disponibile in Italia da fine 2016 (e oggetto di un recente restyling), è nato inizialmente come una costola di Prime, il servizio di Amazon per avere le consegne in un giorno e gratuite: allora costava 19,99 euro l’anno, saliti poi a 36 e adesso a 49,90. Il piano annuale è ovviamente più conveniente: stipulandolo, va messa in conto una spesa mensile di poco più di 4 euro.

Disney Plus
Sul piano annuale, Disney Plus ha costruito la sua fortuna e la sua base di utenti, anche nel nostro Paese: a marzo 2020, quando la piattaforma è arrivata in Italia, ci si poteva abbonare con 59,99 euro per un anno, con i contenuti in risoluzione 4K. Quel prezzo è salito poi a 69,99 euro l’anno e adesso è a quota 89,90. Cioè 7,5 euro al mese.

Now TV
Il suo arrivo in Italia nell’autunno del 2015 fu una svolta per gli abbonati di SKY: niente più parabola e costose installazioni per avere quasi gli stessi contenuti grazie allo streaming. Nel corso del tempo, il prezzo è rimasto più o meno invariato: 9,99 euro al mese per le serie tv e gli show, ma al momento in cui scriviamo sembra sparita la possibilità di vedere i film (che costava 14,99 euro al mese).

TIM Vision
Il vantaggio dell’offerta di TIM è che è legata alla connessione a Internet e in qualche modo ne assorbe il costo: comprende alcuni contenuti esclusivi e (spesso) anche una parte o tutto il catalogo delle altre piattaforme. Lo svantaggio è che i costi non sono sempre chiarissimi: il piano base (con Disney Plus e Netflix) costa 19,99 euro al mese, quello Gold (con Disney Plus, Netflix, Dazn e Infinity) oggi costa 10 euro, che diventano 30,99 al mese da settembre, che diventano 45,99 euro al mese fra un anno.

Apple TV Plus
La includiamo anche se al momento rappresenta una fetta minuscola del mercato italiano, perché comunque comprende alcuni contenuti di ottimo livello e interessanti: si hanno 3 mesi gratuiti comprando un dispositivo Apple, altrimenti l’abbonamento costa 4,99 euro al mese. Poi c’è il piano One, che parte da 14,95 euro al mese e comprende anche Music, Arcade e iCloud.

Costo mensile stimato: 29,50 euro
Tra i servizi elencati, ipotizziamo che un utente medio non rinunci a Netflix, per l’offerta sterminata e per le serie tv di culto di cui poi parlano tutti, da Stranger Things a Squid Game. Anche Amazon Video, probabilmente, rientra nelle spese, poiché fa parte di Prime, che in molti sottoscrivono per le consegne veloci. Nel caso di una famiglia, inoltre, è probabile che si aggiunga un abbonamento a Disney Plus per i contenuti rivolti ai bambini. Includiamo nella lista Apple TV Plus, perché permette di accedere a serie tv di qualità come Severance e WeCrashed.

Lo sport

Quasi una persona su due, in Italia, segue il calcio. Un Paese di circa 25 milioni di tifosi, stando alle ricerche. Il mercato più grande, per le piattaforme di streaming live e on demand, è quello dedicato al pallone. E per chi non va allo stadio, solitamente, un abbonamento che consenta di seguire la propria squadra è irrinunciabile.

Prime Video e Dazn
Chi è abbonato ad Amazon Prime ed è interessato allo sport, in particolare al calcio, può contare dallo scorso anno su una generosa novità: una partita a settimana di Champions League trasmessa in streaming in esclusiva, su Amazon Prime Video. Tuttavia la piattaforma digitale più usata (ma anche discussa) degli ultimi tempi è Dazn, che trasmette in esclusiva gran parte delle partite di Serie A e il cui abbonamento parte da 29,99 euro al mese.

Costo mensile stimato: 30 euro
Dazn è d’obbligo per chi ama il calcio e la Serie A (ma anche l’Europa League e la Conference League). Anche se il servizio è appena approdato sul decoder di SKY, aggiungiamo alla lista della spesa il suo costo: la fruizione su smartphone, PC e tablet è una comodità che interesserà ancora gran parte delle persone. Invece, il prezzo di Prime Video per vedere la Champions è già calcolato nella sezione che riguarda le serie e i film.

Lo streaming musicale

Ogni vita ha la sua colonna sonora. La musica è parte integrante delle nostre attività quotidiane: dal running al viaggio mattutino verso il luogo di lavoro, dai party sfrenati alle ninnananne per i propri figli. In molti usano playlist gratuite di YouTube, ma le limitazioni sono così numerose da indurre a sborsare gli euro necessari a un ascolto più libero e rilassato.

Spotify, Apple Music e Tidal
Sì, è vero, Spotify si può ascoltare anche gratuitamente, se si è disposti ad ascoltare anche la pubblicità. Ma più di 180 milioni di abbonati nel mondo dimostrano che pagare 9,99 euro al mese per un ascolto pulito e illimitato ha un senso. Soprattutto ora che Spotify è integrato in moltissimi dispositivi e dunque accessibile in modo estremamente semplice. L’abbonamento mensile a due servizi di musica in streaming non avrebbe molto senso se non fosse che, in molti, pretendono un audio ad alta risoluzione (cos’è?). E quindi c’è chi ai 9,99 euro mensili di Spotify affianca il costo di Apple Music (9,99 euro al mese) o di Tidal (9,99 euro al mese). Quest’ultimo permette di riprodurre i brani con una qualità massima di 1.411 kbps. Pagando di più, 19,99 euro al mese, si accede ai file lossless, senza perdita di qualità.

Costo mensile stimato: 10 euro
A meno che non apparteniate alla nicchia degli audiofili, alla ricerca di una qualità sonora (quasi) perfetta, farete a meno di Tidal. Tra Spotify e Apple Music, la scelta è condizionata forse dall’integrazione con i dispositivi su cui si riproduce la musica, ma difficilmente l’utente medio sottoscrive entrambi gli abbonamenti. Nonostante le minime differenze di catalogo, una piattaforma di musica in streaming è più che sufficiente.

Per leggere e informarsi

L’editoria resta uno dei settori più colpiti dalla pirateria. Si pensi ai canali di Telegram ripetutamente bloccati poiché distribuivano gratuitamente i file di quotidiani, libri e magazine. Come accaduto nel music business, nuovi servizi digitali insegnano che pagare una piccola somma mensile per l’informazione di qualità rappresenta una comodità irrinunciabile e soprattutto legale.

Quotidiani e riviste
Ogni testata, ormai, propone un abbonamento digitale, spesso a prezzi vantaggiosi rispetto alla versione cartacea. Con 9,99 euro al mese per 6 mesi, per esempio, si possono leggere i contenuti del sito di Repubblica, il quotidiano in edicola e i suoi allegati. La Stampa costa leggermente meno, 6 euro al mese per 6 mesi. Il New York Times, che conta su una diffusione più ampia, propone un prezzo altrettanto allettante: 2 euro al mese, per il primo anno di abbonamento, per accedere a tutti i contenuti digitali, via Web o via app (Android e iOS). Ma la tendenza del futuro è un abbonamento all you can read come quello di Readly, che per 11,99 euro al mese propone migliaia di riviste, italiane e internazionali, da sfogliare nella loro versione digitale.

I libri infiniti
Chi è abbonato ad Amazon Prime può già contare su una serie di titoli gratuiti, non sempre però bestseller o le novità più attese. L’offerta diventa senz’altro più ricca se ci si iscrive a Kindle Unlimited: pagando 9,99 euro al mese si accede a una vasta selezione di titoli, non tutti gli ebook in commercio su Amazon, sia chiaro, ma comunque abbastanza da sfamare anche i lettori più incalliti. Va messo in conto l’acquisto di un eReader. Kindle, appunto, se si sceglie il dispositivo Amazon. Oppure il suo competitor Kobo, che offre un abbonamento Plus per 12,99 euro al mese: anche in questo caso si accede a una lista sterminata di volumi digitali, con molti titoli Mondadori, Longanesi e Harper Collins.

I libri da ascoltare
Chi non ha tempo per leggere, solitamente sceglie gli audiolibri. Anche qui, per usufruire dei contenuti migliori, serve un abbonamento. I canali principali sono due, ognuno con le sue esclusive: Audible costa 9,99 euro al mese. Storytel ha un’offerta più aggressiva: 6,99 euro per i primi dodici mesi.

Costo mensile stimato: 31 euro
Partiamo dai libri. Il modello senza limiti di Amazon e Kobo è conveniente per chi legge molto e anche per chi lo fa sporadicamente, visto il costo di un singolo volume cartaceo. Quindi diamo per scontato che almeno un abbonamento di questo tipo venga sottoscritto. Ma in famiglia magari c’è chi preferisce ascoltare i libri in movimento: aggiungiamo l’offerta al momento più economica, quella di Storytel. Quotidiani e riviste sono un discorso a parte: difficile pensare a un utente medio che si abboni a più testate italiane e internazionali. Magari ne sceglie una nella nostra lingua e un’altra all’estero, per un costo mensile di circa 4 euro. Le riviste forse sono un extra di cui si può fare a meno, ma l’offerta senza limiti di servizi come Readly farà sicuramente gola a più di un lettore: abbiamo incluso anche questa.

La nostra vita nel cloud

Un’altra voce cui è difficile rinunciare è quella dell’archiviazione online, sui computer di qualche azienda che mette a disposizione lo spazio per le nostre foto, i video, il backup dei nostri dispositivi, i file e le decine di migliaia di mail che conserviamo da anni.

Google One
Il cloud di Mountain View è il primo che viene alla mente, soprattutto per il fatto che il servizio è totalmente integrato in gran parte della nostra vita digitale: dalla posta elettronica su Gmail ai nostri dati sullo smartphone (anche con iOS, eventualmente). Google mette disposizione per tutti, gratuitamente, 15 GB di spazio di archiviazione, che sono più che sufficienti per le esigenze della maggior parte delle persone. Se si vuole di più, si deve pagare: si parte da 1,99 euro al mese per 100 GB e si arriva a 9,99 per 2 TB.

Apple iCloud
Cupertino mette a disposizione 5 GB gratis per chiunque abbia un account: si sale a 99 centesimi al mese per 50 GB, 2,99 per 200 GB e 9,99 per 2 TB. Esattamente come Google, insomma.

Microsoft OneDrive
Il servizio di archiviazione dell’azienda di Redmond è in parte legato all’acquisto del software, ma lo spazio si può anche usare (o acquistare) separatamente: con un account Office ci sono 5 GB gratuiti, altrimenti si spendono 20 euro l’anno per averne 100. Cioè meno di 2 euro al mese.

Dropbox
Fra le alternative alle offerte dei colossi della tecnologia, la più significativa ci sembra quella di Dropbox: l’azienda fa praticamente solo questo (mettere a disposizione spazio nel cloud) e la specializzazione si vede nei servizi supplementari offerti, come crittografia, backup periodico, ripristino e così via. Aprendo un account si hanno a disposizione 2 GB gratuitamente, poi si può salire a 2 TB per 9,99 euro al mese, oppure a 2 TB condivisibili fra 6 persone per 16,99 euro al mese.

Costo mensile stimato: 5 euro
Lo spazio che serve dipende dalle esigenze personali, ma possiamo immaginare un utente medio che paghi 2-3 euro al mese per 200 GB su Drive oppure su iCloud e magari un paio di euro ogni trenta giorni per altri 100 GB su OneDrive, magari da usare per ragioni professionali.

Il Game Pass e gli altri abbonamenti per videogiocare

Con il prezzo dei videogiochi che negli ultimi anni è cresciuto vertiginosamente, salendo dai 59 euro di qualche anno fa sino a sfiorare quota 100 (per un solo gioco), le aziende hanno spinto sempre più, prima sul download digitale e poi sull’abbonamento a tariffa fissa, una sorta di streaming dei videogiochi.

Xbox Game Pass
Microsoft è stata la prima a crederci davvero e con forza con il Game Pass, un servizio che permette l’accesso a decine e decine di giochi pagando un canone mensile. Ce ne sono due versioni: quella base (per PC o per console) costa 9,99 euro al mese; per quella Ultimate (si può usare in entrambi gli ambienti e comprende pure i titoli di Electronic Arts) si spendono 12,99 euro al mese.

PlayStation Plus
Disponibile anche in Italia da giugno, il servizio di Sony ricalca a grandi linee quello della console americana: si parte dal livello Essential, che costa 59,99 euro l’anno; si sale a Extra (forse quello più interessante, con l’accesso a un ampio catalogo di giochI) con 99,99 euro l’anno, cioè poco più di 8 euro al mese; e si arriva in cima alla versione Premium da 119,99 l’anno.

Nintendo Switch Online
La differenza, rispetto ai rivali, è che l’azienda giapponese non comprende alcun gioco attuale nel suo piano di abbonamento, ma solo una (non piccola) lista di grandi classici del passato. Il piano base di NSO costa 19,90 euro l’anno e permette di accedere ai titoli di NES e Snes, quello più completo costa 39,99 euro l’anno e aggiunge anche una selezione di giochi per N64 e Sega Mega Drive.

Apple Arcade e Google Stadia
Due proposte simili, ma non uguali: quella di Apple ricorda quelle dei vari produttori di console; quella di Google ha più a che fare con il cosiddetto cloud gaming (cos’è?). La prima costa 4,99 euro al mese, ma può anche essere inclusa in Apple One, che parte da 14,95 euro al mese e comprende anche Music, TV Plus e iCloud; per la seconda è necessario mettere in conto un esborso di 9,99 euro al mese.

Costo mensile stimato: 10 euro
A meno di non essere particolarmente esigenti (o particolarmente capricciosi), è difficile che sia abbia necessità di più di un servizio per i videogiochi: e visto che i più diffusi, compreso GeForce Now di Nvidia, costano ognuno 9,99 euro al mese, questa è la cifra che abbiamo considerato.

Le app che aiutano a controllare la spesa

Da questa lista abbiamo volontariamente escluso gli abbonamenti legati al fitness e al dating, ma già così si sfiorano i 130 euro al mese, cioè circa 1600 euro l’anno. Le offerte e le possibilità sono tante e tanto varie: non c’è solo il rischio di spendere tanto, ma pure quello di perdere traccia di quello che si sta spendendo, dove e come.

Per questo, può essere utile farsi aiutare dalla tecnologia: sia Android sia iOS integrano funzioni per tenere traccia degli abbonamenti stipulati, altrimenti ci sono app specifiche che fanno proprio questo, come Bobby o WalletApp, di cui su Italian Tech abbiamo già spiegato il funzionamento.

Fonte : Repubblica