Autopsia su Alessandra Matteuzzi: il suo ex le ha sfondato il cranio

L’esito dell’autopsia sul corpo di Alessandra Matteuzzi, la 56enne uccisa a martellate la sera del 23 agosto sotto casa a Bologna dall’ex compagno Giovanni Padovani, conferma che la donna è stata più volte colpita alla testa. Rilevate anche lesioni a livello del torace. La causa della morte individuata dal medico legale Guido Pelletti sarebbe dunque un’emorragia dovuta allo sfondamento del cranio. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bologna, Andrea Salvatore Romito, ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere per Giovanni Padovani.

Giovanni Padovani: le richieste ossessive di foto e video per controllare la ex Alessandra Matteuzzi

Alessandra lo aveva denunciato: il 29 luglio si era recata in una caserma dei carabinieri di Bologna per parlare dei continui litigi con il compagno Giovanni Padovani, affermando: “Tutte le volte in cui ho accondisceso alle sue richieste è stato per paura di scatenare la sua rabbia”. Nonostante i suoi sforzi la rabbia del 27enne è esplosa la sera del 23 agosto. La donna è stata uccisa brutalmente a martellate. Ai carabinieri aveva raccontato di essere perseguitata dalle attenzioni dell’uomo, che la controllava continuamente sia sui social sia con apparizioni improvvise nei luoghi che lei frequentava. Questi comportamenti però non erano mai sfociati in violenza fisica: “È stato più volte aggressivo nei miei confronti, non ha mai usato violenza fisica, sfogando la sua rabbia, sempre dovuta alla gelosia, con pugni sulla porta”. Nonostante la segnalazione di Alessandra, nei confronti dell’uomo non erano state disposte misure cautelari. 

Uccisa a martellate dall’ex, il procuratore: “Non emergeva il rischio di violenza”

Il comportamento di Padovani nei suoi confronti era ossessivo: in certi periodi arrivava a chiederle di inviargli video ogni dieci minuti per sapere dove si trovava e che persone incontrava. Non solo: la vittima aveva scoperto, a febbraio, che le password dei suoi profili erano state tutte cambiate. “Ho potuto constatare – raccontava in denuncia – che erano state modificate sia le email che le password abbinate ai miei profili, sostituite con indirizzi di posta elettronica e password riconducibili a Padovani”. Inoltre “ho rilevato anche che il mio profilo Whatsapp era collegato a un servizio che consente di visualizzare da un altro dispositivo tutti i messaggi da me inviati. Ne ho quindi dedotto che che nei giorni in cui era stato da me ospitato era riuscito a reperire tutte le mie email e le mie password che avevo memorizzato nel telefono”.

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Fonte : Today