Costì debutta con Alaska, un brano tra superficialità affettiva e coerenza umana

Iscriviti alla nostra newsletter per restare aggiornato sulle notizie di spettacolo

Aspettando l’album, che dovrebbe arrivare a cavallo tra il 2022 e il 2023, Cosimo Ravenni, basso e contrabbasso e voce negli Street Clerks, annucia il suo progetto da solista, per il quale ha scelto il nome di Costì, col singolo Alaska, un brano vintage come sonorità, con tanta improvvisazione e con un testo che mette un po’ di chiarezza nel rapporto, antico quanto l’uomo, tra amore platonico ed amore reale.

Cosimo partiamo dalla scelta di Alaska come singolo di presentazione del nuovo progetto e dalla scelta di Costì come nome d’arte.
E’ un pezzo che rispecchia un insieme di cose giuste per la presentazione del mio progetto: ha un sound che ricorda gli anni Ottanta e ha molte influenze vintage, arrivo anche ai Settanta. Da musicista volevo metterci musica, tra improvvisazione e psichedelia. Non ho ragionato in termini radiofonici. Il progetto nasce dall’esigenza che qualcosa di mio al cento per cento lo dovevo fare. Dunque Alaska è una ballata, è scritta bene, è un mix di cose…forse tra tutti i pezzi dell’album è il più canonico ma non esce dagli schemi del Pop. Il nome Costì è arrivato dopo cinque minuti; all’inizio volevo utilizzare il mio nome ma poi ho pensato che troppo legato agli Street Clerks e alle cose fatte col contrabbasso. Volevo mantenere la concentrazione sul progetto, le canzoni vanno ascoltate senza troppe spiegazioni. Costì è legato a Firenze, c’è il Cos di Cosimo e ha un bel suono.
Alaska ti vede come musicista, cantautore e produttore: vale per tutto l’album o solo per alcuni brani?
Tutto il disco mi vede in questi ruoli. I pezzi sono maturati in due anni, all’inizio non avevo una strada definita poi ho sviluppato una mia coscienza. Per fare le cose come ci piacciono bisogna lavorare il più possibile da soli. Ci sono pochi interventi esterni, insomma me la sono suonata e cantata.
Hai scelto di raccontare un amore che non sboccia, che fatica: il disimpegno è un fattore generazionale oppure è in tutte le epoche, cambiano solo le modalità?
Il nostro tempo ci porta ad avere i mezzi per affrontare relazioni più superficiali, sono il capostipite di questa filosofia. La canzone è autobiografica ma una certa superficialità affettiva la ho notata in tante persone.
E’ difficile scrivere d’amore nella generazione dei social?
Lo è ma ognuno ha il suo modo di comunicare. Non parlo a un dodicenne anche se spero che mi ascolti…credo che se una cosa è detta in modo vero vale per tutte le età.
Oggi hai ripreso a respirare e sai dove andare?
Diciamo che va un po meglio.
Tutto quello che non hai mai detto lo hai messo in questa canzone? C’è un nome dietro oppure è una pagina di vita universale?
C’è una persona dietro ed e lei mi ha ispirato molte canzoni. E’ una storia travagliata ma consapevole. C’è tanto di me nel disco e di questa relazione ma in modo consapevole. Non mi piace piangermi addosso. C’è melanconia ma non è un pezzo triste. Voglio che il messaggio sia ironico. E lei lo sa.
Un biglietto per volare in Alaska lo hai sempre in tasca?
Sempre. Tornando alla generazione superficiale, significa che mi sono comportato così, ho i miei difetti ma sono sempre lo stesso, capisco i problemi eppure se squilla il telefono il biglietto è pronto.
Sembra che tu abbia difficoltà…dovrò dirti quello che penso e non lo faccio mai: è così?
Non mi piace appesantire la conversazione e prendermi troppo sul serio. Quando una relazione funziona non servono troppe parole e se non va le sensazioni le hai addosso anche senza parlarne.
Alla fine c’è un senso di rinascita, la persona non è più spettatore: qualcosa è cambiato o è subentrata l’accettazione?
Dall’altra parte sicuramente, prima è succube della relazione poi accetta il mio personaggio. Mi piace il gioco attore/spettatore: se si resta in superfice il copione rimane il medesimo. Il protagonista è un attore che fa il suo, poi viene compreso e ognuno va per la tua vita.
Stai già pensando a portare l’album live?
Vorrei affrontare i concerti in un modo serio, non vedo l’ora di poterlo fare. Ho già fatto un paio di prove a Firenze con un finto nome. Quando verrà il momento ci saranno musicisti che stimo e che possano condividere con me l’idea di poter improvvisare, che suonino con sfumature jazz e senza visione inquadrata. Non voglio turnisti nel senso tradizionale del termine.
Infine che accade nel pianeta Street Clerks? Qualcuno di loro è stato coinvolto nel tuo progetto?
Siamo in una ottima fase, c’è energia positiva e siamo in armonia per quanto ognuno abbia suoi progetti. Valerio, anche lui uscito con un suo album, suona la chitarra in due pezzi tra cui Alaska. Alexander si è realizzato scrivendo in inglese. Dopo una pausa artistica per chiarirci le idee, il 3 settembre faremo un concerto a Firenze per i nostri 15 anni di carriera. Poi saremo presenti nel nuovo progetto televisivo di Alessandro Cattelan.

Fonte : Sky Tg24