La stagione dei matrimoni Recensione: una commedia frizzante e ordinaria

La stagione dei matrimoni (Wedding Season in lingua originale) è il nuovo lungometraggio di casa Netflix diretto da Tom Dey, cineasta americano noto in particolare per Pallottole cinesi (2000) e Showtime(2002) con una sceneggiatura di Shiwani Srivastava, al suo debutto come sceneggiatrice. Il progetto, che figura tra i film Netflix di agosto 2022, è una commedia sentimentale di stampo classico che riesce ad intrattenere il pubblico con leggerezza e umorismo, riuscendo perfettamente a tenere in piedi le componenti amorose con quelle più comedy, non facendo prevalere nessuna di queste due anime differenti del titolo.

Detto questo, nonostante il film si può considerare riuscito nella sua capacità di far divertire il pubblico proponendogli in parallelo una morale ottimistica ed un lieto fine apprezzabile, è altrettanto vero che questo titolo cinematografico rimane ancorato ad un linguaggio stereotipato e tradizionale. Un sistema già ampiamente collaudato che per quanto decreta la funzionalità del lungometraggio, non gli consente di variare sufficientemente così da distaccarsi da altre realizzazioni della stessa tipologia. La stagione dei matrimoni, prodotto da Imagine Entertainment, Jax Media, Samosa Stories e Wildling Pictures, è arrivato su Netflix il 4 agosto ed attualmente è nella classifica dei 10 lungometraggi più visti del servizio nel nostro paese (e non perdetevi le serie Netflix di agosto 2022).

La stagione dei matrimoni: un pizzico di critica nascosto da un humour effervescente

La stagione dei matrimoni vede come protagonista la giovane Asha, trasferitasi a Jersey City abbandonando una promettente carriera bancaria per lanciarsi in un mercato in espansione di investimenti, un lavoro che la gratifica.

Agli occhi dei genitori, però, la ragazza è ancora nubile e ciò per una donna indiana non è accettabile: per questo i due decidono di creare un profilo su un sito di incontri alla figlia, a sua insaputa, in maniera tale che possa incontrare l’anima gemella. Il principe azzurro sembra essere dietro l’angolo: Ravi (Suraj Sharma), un attraente ragazzo che ha da poco aperto una start-up. I due all’iniziano fingono di frequentarsi per compiacere i rispettivi genitori, ma alla fine il colpo di fulmine arriva per entrambi. Fin dall’inizio si comprende che la pellicola vuole sottilmente analizzare un elemento fondante della società indiana cercando di smussarlo con una critica leggera e sottile che coinvolge direttamente romanticismo e battute efficaci, basate perlopiù sulla relazione e il rapporto tra i vari personaggi. La sceneggiatura, semplice ed efficace, lavora bene sulla caratterizzazione dei protagonisti, costruendo al tempo stesso dei comprimari di supporto che contribuiscono attivamente allo sviluppo della storia, aiutando i due innamorati a raggiungere i loro scopi.

Inoltre, il copione si fa forza di una comicità essenziale, ma divertente e mai volgare che, interagendo con la love story centrale del film, regala tanti spunti irriverenti e romantici. I buoni sentimenti e le battute di spirito si legano insieme ed è il risultato è soddisfacente, soprattutto perché le due componenti della realizzazione riescono comunque a mantenere la loro indipendenza. Nonostante questo, la pellicola ha un problema grande alle spalle che ostacola la sua efficacia: al di fuori della sua leggerezza, non si riscontra niente di originale e alternativo rispetto al solito.

Una tradizione cinematografica che rimane indietro

La stagione dei matrimoni fa in effetti parte di una tradizione cinematografica che rimane indietro senza riuscire ad andare realmente avanti, nemmeno a piccoli passi. Il film, per quanto deve essere visto in un’ottica per nulla pretenziosa, deve essere analizzato per quello che è veramente: un progetto simile a molti altri che gestisce bene il contenuto tematico e sa bilanciare bene i momenti comici con quelli più romantici, ma che non ha nessun elemento atipico che lo fa differenziare rispetto alla concorrenza.

Una classica commedia sentimentale con un copione sì funzionale, ma che è molto prevedibile e stereotipato. Dal punto di vista registico, invece, ciò che fa davvero la differenza in questo caso è lo spirito dinamico ed effervescente di Tom Dey che si avverte in ogni sequenza: l’autore, infatti, è riuscito a catturare perfettamente l’anima dei suoi personaggi dirigendoli con perizia e inserendoli in un contesto narrativo sempre luminoso e accogliente.

Il risultato, per quanto non raggiunga un livello fuori dall’ordinario, denota una chiarezza progettuale per nulla scontata e una gestione brillante di location e personaggi. Passando al cast dell’opera, ci troviamo di fronte a delle buone interpretazioni e nonostante spiccano nello specifico Pallavi Sharda (La coppia quasi perfetta, Lion – La strada verso casa) e Suraj Sharma (How I Met Your Father, Ancora auguri per la tua morte) che interpretano i due simpatici protagonisti, anche gli altri artisti coinvolti nel film sono di vitale importanza.

Non solo danno colore al film, ma creano dei personaggi credibili e irriverenti. Nel complesso, il lungometraggio regala momenti di svago con una precisa idea: cavalcare l’onda del successo basandosi su formule standard, cercando una semplice rielaborazione e non originalità e innovazione.

Fonte : Everyeye