Le mosse di Forza Italia sui social: “Siamo come Cassius Clay, eleganti ma pungenti”

Antonio Palmieri è compiaciuto. Carlo Calenda ha appena risposto a un tweet di Forza Italia. E nel farlo, ha condiviso sul suo profilo il contenuto pubblicato dal partito di Berlusconi. “Citando il nostro tweet ha dato nuova visibilità al nostro lavoro” spiega Palmieri, che dal 1995 è il responsabile della comunicazione sul web di Forza Italia. Ventisette anni dopo, Palmieri affronta l’ennesima campagna elettorale da deputato (è stato eletto nel 2001) e da social media strategist. Ma per la prima volta non si occuperà direttamente di Berlusconi. “Oggi i social richiedono istantaneità – dice – è giusto che ai suoi contenuti pensi chi lo segue tutto il giorno”.
Lei è stato definito un “antesignano del web” proprio da Berlusconi.
“Nel 1995 ho curato il primo sito di Forza Italia. Serviva per organizzare il lavoro sul territorio: avevamo 475 responsabili di collegio, ognuno dotato di connessione e di posta elettronica. Ancora oggi le e-mail sono importanti”.
In che modo?
“Rientrano nelle attività che non si vedono ma che portano risultati. Come WhatsApp e Telegram. Spediamo simultaneamente i messaggi alle nostre liste. E riceviamo feedback importanti: dai parlamentari ma anche dal sindaco di un piccolo centro. Su Telegram pensiamo di aprire un canale ufficiale in vista della campagna elettorale”. 
E su TikTok?
“Su questo social una presenza ufficiale non credo sia utile. Puntiamo, invece, su amici di FI con cui siamo in contatto. Io li chiamo volontari di TikTok: condividono sui loro contenuti del partito, magari brevi clip di Berlusconi che possono raggiungere 300mila visualizzazioni. Su TikTok il successo di un contenuto è indipendente dal numero dei follower”.

Qual è il vostro social ideale?
“Facebook, senza alcun dubbio. La pagina di FI ha preso il posto del sito web, serve per tenere insieme i parlamentari, per informarli e per organizzare il loro lavoro. In pratica è la trasposizione della vecchia sede di partito: un luogo di incontro, scambio e mobilitazione. Siamo anche su Twitter, ma quest’ultimo è un social per gli addetti ai lavori, non raggiunge le masse”.
Su Facebook la grafica dei post di FI è inconfondibile…
“È la declinazione dei nostri manifesti stradali. Quelli ‘6×3’ che stampavamo una volta ogni due settimane. La grafica è il punto di partenza, deve reggere da sola. Poi si aggiunge il testo al post. Non deve mai mancare, inoltre, l’indicazione del simbolo da barrare e la data delle elezioni. Ci muoviamo nell’epoca dell’economia dell’attenzione, tutti competono per attrarre quella degli utenti, non solo la politica. E noi dobbiamo facilitare il compito dell’elettore con dei messaggi chiari”.
Quanti contenuti pubblicate al giorno?
“Non moltissimi, sono contrario alla spam e all’eccesso: solo le informazioni di giornata e l’attività dei leader di partito”.
Che idea si è fatto dell’utente che partecipa alla politica sui vostri social?  Corrisponde all’elettore che vi sosterrà alle urne? 
“Direi proprio di sì. La separazione tra reale e virtuale non esiste più da almeno dieci anni. Da quando i dispositivi touch hanno seppellito la tastiera fisica, che è stata uno dei principali ostacoli a una partecipazione digitale così ampia”.
Ha mai fatto una mossa sbagliata, su internet?
“Nel 1997 funzionavano molto i sondaggi online. Ne pubblicai uno sul sito di Forza Italia riguardo la settimana lavorativa di 35 ore. Fu strumentalizzato e finii nella bufera. Da allora ragiono come uno scacchista: non è sufficiente una mossa brillante, bisogna pensare anche alle contromosse e, se sei bravo, a tutte quelle successive”.
Qual è l’errore più grande che un politico può fare sui social?
“Postare quando si è arrabbiati. Ai nostri diamo questi e altri consigli nei momenti di formazione che organizziamo almeno una volta all’anno”.
Qual è lo stile di Forza Italia, sui social?
“Pungente ma elegante. Sui social seguiamo la filosofia di Cassius Clay: volare come una farfalla, pungere come un’ape”.

Fonte : Repubblica