Una seconda persona in Italia potrà accedere al suicidio assistito

“Antonio”, paziente marchigiano tetraplegico dal 2014, sarà il secondo italiano ad accedere legalmente al suicidio assistito in Italia. Il primo è stato Federico Carboni, il 44enne paziente tetraplegico di Senigallia che per mesi è stato conosciuto con il nome di Mario e che ha assunto un farmaco letale che ha messo fine alle sue sofferenze lo scorso 16 giugno. 

“Antonio”, assistito dal collegio legale dell’Associazione Luca Coscioni, è riuscito a far valere il proprio diritto di accedere al suicidio medicalmente assistito dopo due anni di attese e di azioni legali. In Italia, la procedura legale per accedere al suicidio assistito è piuttosto complessa e il diritto viene riconosciuto solamente se si è in presenza delle quattro condizioni indicate dalla Corte costituzionale nella cosiddetta sentenza Cappato/Antoniani, del 2017. Nello specifico, le condizioni sono enunciate nella sentenza della Corte con la seguente formulazione: “Proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente”.

Adesso, dopo che la Commissione di esperti dell’Azienda sanitaria unica regione delle Marche ha inviato il parere che mancava sul farmaco e sulle modalità di somministrazione, la pratica legale può considerarsi conclusa con successo. Il parere, espresso all’unaminità, conferma l’idoneità del farmaco Tiopentone sodico per completare l’atto e riconosce ad “Antonio” la possibilità di autosomministrarsi il farmaco quando vorrà farlo. 

Ora “Antonio” è finalmente libero di  scegliere se e quando procedere – ha dichiarato Filomena Gallo, legale di “Antonio” e segretaria dell’Associazione Luca Coscioni –. Ma ci sono voluti quasi due anni affinché questo suo diritto venisse rispettato. Un tempo lunghissimo per persone che si trovano in condizioni di estrema sofferenza e che, purtroppo, molti malati, non hanno”. “Stavo per riprendere i contatti con la struttura svizzera che avevo contattato prima di questo percorso – ha detto “Antonio” – ma oggi, alla notizia della conferma del farmaco e delle modalità che potrò seguire, sono felice di poter avere vicino i miei cari qui con me, a casa mia fino all’ultimo momento. Inizio ora a predisporre ogni cosa al fine di procedere in tempi brevi con il suicidio assistito”.

Fonte : Wired