Un reggiseno specifico per le esigenze delle donne soldato: novità in arrivo per le uniformi

17 Agosto 2022

L’esercito USA sta lavorando alla realizzazione del Army Tactical Brassiere: se approvato diventerebbe il primo reggiseno integrato nell’uniforme ufficiale delle soldatesse.

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(foto di repertorio LaPresse)

L’uniforme delle donne soldato non comprende il reggiseno. Per la prima volta, l’esercito americano sta lavorando in questa direzione: la realizzazione di un reggiseno studiato appositamente per loro e le loro specifiche esigenze. Al momento l’Army Tactical Brassiere (ATB) non è stato ancora ultimato, ma si sta lavorando su quattro tipologie diverse. È in corso la fase dei test dei prototipi, perché non si tratta di un normale reggiseno, bensì un reggiseno sportivo tattico costruito in modo molto specifico. Si sta per esempio pensando di renderlo ignifugo e deve dunque superare la prova delle fiamme; inoltre dovrà integrarsi bene con attrezzature militari e giubbotti antiproiettile. Solo dopo potrà essere presentato ufficialmente all’Army Uniform Board. Se approvato, diventerà parte integrante della divisa delle soldatesse e sarà incluso nella dotazione. Sarebbe il primo reggiseno incluso nell’uniforme ufficiale. Sono state proprio le loro testimonianze, ad aiutare nella realizzazione: il Us Army Combat Capabilities Development Command Soldier Center (DEVCOM) le ha ascoltate per avere i loro pareri e le loro indicazioni, in merito alla vestibilità dell’indumento, alla traspirabilità (per gestire acqua e sudore), al comfort e alle caratteristiche che dovrebbe avere per risultare performante.

Cosa cercano le donne soldato da un reggiseno

Protezione, sostegno, comfort: il team che sta progettando il primo reggiseno da inserire nelle uniformi delle soldatesse si sta muovendo su più direzioni, per aiutare le donne soldato non solo dal punto di vista fisico, ma anche mentale. È importante che si sentano a loro agio, per poter anche rendere sul campo. “L’obiettivo generale è produrre capi che non solo proteggano l’utente, ma riducano il carico cognitivo sulla donna soldato causato dal disagio e dalla cattiva vestibilità. Il raggiungimento di questo migliorerà la prontezza generale e i livelli di prestazione del soldato, permettendo di concentrarsi sulla loro missione“, ha spiegato ad ArmyTimes Ashley Cushon, designer di abbigliamento e responsabile del progetto. In effetti dalle esperienze delle donne è emerso un certo disagio, dovuto proprio all’assenza di indumenti realmente adatti a integrarsi nelle uniformi.

(foto di repertorio LaPresse)

A The Washington Post Sarah Hoyt ha ricordato con imbarazzo il suo periodo di addestramento: durante gli allenamenti e i combattimenti era una sofferenza fare le varie esercitazioni e prove fisiche indossando qualcosa che la faceva sentire scomoda. Ecco perché l’ATB è stato pensato in modo specifico, in ogni sua caratteristica: chiusura frontale, tessuto che non irrita la pelle, cuciture che non la lacerano, spalline regolabili, coppe rinforzate, traspirabilità. “Sappiamo cosa ci piace e cosa funziona meglio per i nostri corpi unici” ha detto. E infatti ora la sua speranza è che ci sia un occhio di riguardo alle taglie: “Tentare di catalogare i corpi delle donne in categorie di dimensioni rigide è destinato a fallire“, ha affermato.

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Fonte : Fanpage